Il Forum sociale mondiale di Bombay è uno degli argomenti principali dei quotidiani internazionali, impegnati a riflettere sul rapporto tra globalizzazione e ambiente. “Bisogna riformare la mondializzazione ed il Forum di Bombay può contribuirvi”, titola Le Monde del 21/1, che ospita un’ampia intervista a Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia. Secondo l’esperto, intervistato da Laurence Caramel, “i differenti meccanismi di riduzione o di annullamento del debito” dei Paesi poveri “sono insufficienti”, come dimostra il “caso iracheno”. Per quanto riguarda eventuali “tasse globali” per finanziare lo sviluppo e porre fine alla privatizzazione dei servizi pubblici, Stiglitz fa notare che “è indispensabile trovare una fonte di finanziamento a livello mondiale non solamente per avere risorse in favore dello sviluppo, ma anche per preservare beni pubblici mondiali come l’ambiente, la salute…”. “Al Forum di Bombay, i giovani scoprono il mondo”, si legge su La Croix del 21/1, in cui Pierre Cochez fa notare che “i temi dei ‘no global’ appaiono ancora lontani ai giovani indiani che partecipano al Forum” e che “domanda ai militanti venuti da lontano di non giudicare il loro mondo”. Sulla “crisi globale” che “mette in pericolo” il futuro stesso della Terra riflette Margot Wallstrom ( Herald Tribune, 20/1), secondo la quale “il progresso politico reale” dipende da “cambiamenti su larga scala, avanzamenti tecnologici e cooperazione globale (…). Occorre sviluppare nuovi approcci che considerino la diversità delle situazioni e degli interessi nazionali, basati su una volontà politica di azione condivisa”. “Oltre 5.000 bambini sono arrivati al Global forum di Bombay provenienti dall’India, dalla Malaysia, dal Bangladesh, dalle Filippine e dal Pakistan”, si legge sul quotidiano cattolico italiano, Avvenire (21/1), che denuncia come tra la folla a Bombay “c’erano anche bambini-soldato e minori, piccoli innocenti che hanno subito ogni tipo di violenza”. Diversi anche i commenti della stampa tedesca. “ Nel campus del congresso, la grandiosa molteplicità costituita dai monaci tibetani, dalla sindacalista dello Zambia, dal professore in pensione del povero Stato indiano del Bihar, dall’assistente sociale di Londra e dai comunisti di Rio si riduce ad un rigagnolo fatto di parole come ‘neoliberalismo’, ‘globalizzazione imperialista’ e ‘privatizzazione’: parole vuote del jet set di sinistra“, scrive Jan Jablonski per la Frankfurter Rundschau (19/1). Sulla Süddeutsche Zeitung (19/1), Michael Bauchmüller così commenta: “ Intrappolati in una visione in bianco e nero, i critici [della globalizzazione] si danno ad un nuovo tipo di imperialismo: il Nord decide quel che è bene per il Sud“. “ Il Social forum si definisce consapevolmente ‘la nuova potenza mondiale’. Se vuole cambiare il mondo, dovrà impiegare questo potere in modo più intelligente“. “ Né il governo di Delhi né Tv e giornali si occupano particolarmente della manifestazione di massa“, osserva Jochen Buchsteiner sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (19/1). “ Invece la nazione fissa rapita l’Autoexpo 2004… che presenta i modelli che verranno importati a breve nel mercato indiano liberalizzato. Come mai la maggior parte degli indiani sia più attenta al sogno di possedere la prima utilitaria piuttosto che alla paura della globalizzazione del mercato automobilistico, è una delle domande che certi delegati potrebbero portare a casa“. “Vino vecchio nella nuova Europa” è il titolo di un articolo sull’antisemitismo in Europa. Ana Nuno sul quotidiano spagnolo La Vanguardia (18/1) si lamenta che “oggi, chi affermi che esiste antisemitismo è visto come un agente sionista al servizio di Sharon”. E aggiunge che esiste un pregiudizio “paranoico” secondo il quale “sembra che possano difendere gli ebrei solo quelli che hanno interessi: è l’ombra del fantasma delle lobby ebree”. Sull’attentato terroristico di fronte alla sede dell’Autorità Provvisoria della Coalizione leggiamo su La Vanguardia (19/1) che “mentre altre azioni della resistenza irachena sono indirizzate contro le truppe occidentali, questo veicolo bomba ha provocato una strage tra la popolazione civile”. L’editoriale ricorda che “questi eventi accadono quando la campagna elettorale nella quale George W. Bush aspira alla rielezione è già cominciata”. “Questo scenario di bombe in Iraq sarà un ostacolo per Bush”, osserva il quotidiano. Secondo El Periodico (19/1) “visto che le truppe Usa sono ora protette da un cordone di sicurezza formato da uomini armati iracheni, è sempre più difficile per i rivoltosi causare vittime tra le fila degli americani”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1265 N.ro relativo : 5 Data pubblicazione : 23/01/2004