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Lille e Genova, capitali europee” “

A colloquio con il vescovo Gérard Defois e il cardinale Tarcisio Bertone” “

Dopo Graz nel 2003, Genova, in Italia, e Lille in Francia, saranno capitali europee della cultura nel 2004. Nelle due città, sono previste moltissime attività culturali: esposizioni, concerti, manifestazioni di teatro e danza. (Per maggiori informazioni www.genova-2004.it e www.lille2004.com). Anche le due Chiese locali si sono fortemente impegnate, promuovendo una serie di iniziative d’arte e cultura. Abbiamo intervistato mons. Gérard Defois , vescovo di Lille e il card. Tarcisio Bertone , arcivescovo di Genova. Mons. Defois, quale scopo si è prefissata la diocesi di Lille per questo anno della cultura europea? “Si parte da quanto più volte affermato dal Papa: il Vangelo è sorgente di cultura e non c’è trasmissione della fede senza la cultura. Vogliamo manifestare che anche sul piano culturale i cristiani hanno qualcosa da dire. Il programma prevede esposizioni d’arte, colloqui a tema (in marzo verrà anche il card. Poupard) e manifestazioni culturali. In settembre, per esempio, si svolgeranno a Lille le settimane sociali che avranno per tema “L’Europa, una società da inventare”. Ci saranno anche momenti in cui verrà proposta una riflessione sui diritti dell’uomo. La Chiesa si è dunque fortemente impegnata per portare un sapere nel contesto generale”. Cosa ha da dire questo “sapere” del Vangelo alla cultura di oggi? “È innanzitutto un messaggio di fiducia nella creatività dell’uomo e nella sua ricerca di nuovi linguaggi. Il Vangelo è presente in tutto ciò che esalta la dignità dell’uomo e in tutto ciò che è in armonia con lo spirito delle Beatitudini, della fraternità, della povertà”. Crede che oggi si sia ancora interessati al messaggio della Chiesa? “Certo. Innanzitutto abbiamo notato che tutte le autorità pubbliche della città hanno manifestato grande attenzione per le iniziative promosse dalla Chiesa. È molto importante non essere una Chiesa che sparisce ma che si fa presente, partecipando al cambiamento come tutti”. E che cosa si cerca nella Chiesa? “Il senso della vita. In un’epoca dove avvengono eventi tristi, talvolta sconvolgenti, manifestare la speranza è la ‘buona notizia’ da dare all’uomo di oggi”. Ma come presentarsi in un mondo fortemente secolarizzato, dove la Chiesa e le religioni in genere sono viste come una minaccia alla laicità della vita sociale? “Partecipando ai dibattiti, senza pretendere di poter dire una verità ultima su tutte le cose, ma dando piuttosto testimonianza di una cultura esigente perché non si tratta ovviamente di banalizzare la voce cristiana, ma aperta, accogliente”. Cardinale Bertone, come ha accolto Genova la notizia di essere per il 2004 capitale europea della cultura? “Genova è stata storicamente una città non solo europea ma una città ad espansione mondiale. Era chiamata la “porta del Mediterraneo” proprio per la sua caratteristica di essere un porto aperto e per la sua propensione a tessere rapporti con tutti i Paesi del Mediterraneo e del mondo. La città è stata quindi una grande esportatrice di cultura ma ha anche ricevuto impulsi culturali dalle culture di tutto il mondo. Alla luce della sua storia, si è generata una simbiosi molto feconda tra l’ispirazione cristiana della società genovese e il dialogo con le culture. Ecco perché la missione religiosa della città è stata da sempre accompagnata da una vocazione all’annuncio del Vangelo oltre mare, per rispondere alla ricerca dei popoli di conoscere ed incontrare Cristo, secondo l’espressione del Vangelo ‘chi vede me, vede il Padre'”. Cosa significa portare le culture a Cristo? “Significa avvicinare le grandi culture del mondo alla chiave di interpretazione del senso della vita che offre la rivelazione cristiana. Da questo punto di vista, la vocazione missionaria di Genova è quella di fare della città un centro di cultura e dialogo”. Secondo lei, i cristiani di oggi sono pronti a svolgere questa missione? “Innanzitutto i cristiani genovesi, nella loro storia, hanno operato da sempre questa trasmissione dei valori cristiani e questo lavoro di dialogo con le altre culture. Il terreno è quindi storicamente preparato. Oggi, la Genova cristiana propone per questo anno dedicato alla cultura un programma molto vasto di eventi culturali, a cominciare da un primo incontro sulla missione delle città come veicoli di cultura e di cultura religiosa”. Perché le città? “Perché la città è una aggregazione di persone ed è una base di partenza per la trasmissione dei valori umani e religiosi. La città può essere naturalmente anche la tomba dei valori. Ecco perché il compito dei cristiani oggi è rinnovare la città non solo nelle facciate dei palazzi che si sporgono sul mare, ma dal di dentro, nella sua capacità di trasmettere dei valori, a partire da quel grande valore culturale che è stato messo in rilievo quest’anno dalla diocesi e dal comune, il valore della solidarietà”. Si è ancora interessati alla voce della Chiesa? “Penso proprio di sì. Perché credo che nonostante le apparenze di una situazione di degrado, di diseducazione, di illegalità, c’è una sete di senso e di conoscenza, una ricerca di valori e di modelli esemplari di vita evangelica”.