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Non confondere gli affari che riguardano le religioni con i problemi di ordine pubblico. È quanto chiede allo Stato il card. Jean-Marie Lustiger, arcivescovo di Parigi, che nel corso di un’intervista alla radio “France Iter” ha parlato della legge sulla laicità dello Stato che fra l’altro vieta l’uso del velo islamico nelle scuole. “La libertà dell’Islam ha detto l’arcivescovo è importante quanto la libertà del cattolicesimo, del protestantesimo e dell’ebraismo. È una questione di ordine pubblico individuare chi abusa di una religione per farne strumento politico e per andare contro i diritti dell’uomo. Ma non bisogna confondere lo statuto interno delle religioni con il mantenimento dell’ordine pubblico”. Se si ritiene che il velo sia un segno politico estremista e si è convinti che questo segno possa minacciare la sicurezza della Repubblica, lo Stato ha aggiunto l’arcivescovo è chiamato a prendere “le sue responsabilità ma non si intrometta negli affari religiosi”. L’arcivescovo di Parigi ha poi messo in guardia i politici sul rischio di riaprire “una guerra religiosa” in Francia, evocando “decine di casi” di aggressione verbale subita in questi giorni dai cattolici che portavano una croce al collo. La Federazione protestante di Francia ha invece diffuso un comunicato ufficiale, in seguito alle rassicurazioni che il presidente Chirac aveva dato alle Chiese negli auguri di inizio anno. La Federazione si legge nel documento apprezza la volontà del presidente ma “rinnova i suoi timori circa il rischio di discriminazione che può provocare la redazione con urgenza di una legge contro l’uso dei segni religiosi a scuola”. Ai protestanti non convince la decisione di procedere con urgenza all’approvazione della legge ma soprattutto “l’illusione di credere che le gravi questioni circa il rispetto degli uni e degli altri o la uguale dignità tra uomini e donne possano essere regolati semplicemente con una legge che vieta i segni religiosi”. La questione rivela piuttosto “un deficit di rapporto che caratterizza la società francese” e che rimanda problemi più complessi quali “l’uguaglianza di pari opportunità per tutti, la vera integrazione, le nuove conquiste per i diritti delle donne e la lotta contro tutte le discriminazioni”.