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La violenza ‘in onda’: contromisure in alcuni Paesi europei” “” “
In materia di rapporti tra tv e tutela dei minori, la tendenza comune nei Paesi europei è verso un sistema di co-regolamentazione per il quale l’autorità concorda con le emittenti una forma di autoregolamentazione come condizione per accedere alle licenze; le emittenti si autoregolamentano secondo forme e strumenti diversi; l’autorità esercita un controllo sull’applicazione delle norme di autoregolamentazione e commina le sanzioni in caso di infrazione dei codici: è il quadro tracciato nel seminario di studi ‘Se la violenza va in onda’ tenutosi nei giorni scorsi a Roma per iniziativa del Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione ‘Tv e minori’ sorto recentemente in Italia . fasce orarie e segnaletica. “Fascia oraria e segnaletica rappresentano le due diverse tradizioni seguite in Europa in materia di tutela dei minori, anche in ottemperanza della direttiva europea in materia”: è quanto affermato da Piermarco Aroldi, vice direttore dell’Osservatorio sulla comunicazione dell’Università cattolica di Milano. “Il sistema delle fasce orarie (watershed) ha spiegato Aroldi risponde alla logica dei grandi servizi pubblici (come in Germania o la Bbc in Gran Bretagna), che si basano sulla fiducia del pubblico e sul riconoscimento delle aspettative del pubblico familiare mediante una politica della visione familiare e congiunta, garantita entro le ore 21.00. Il sistema della segnaletica, si basa su una relazione più contrattuale: l’emittente cede una parte della propria responsabilità agli spettatori e si impegna a metterli nelle condizioni di una scelta più consapevole dando loro più informazioni circa la programmazione stessa”. Applicazioni in Europa. “I due modelli ha aggiunto Aroldi tendono ovunque a convergere per effetto della direttiva menzionata: in Francia, ad esempio, una certa segnalazione comporta automaticamente la programmazione in una certa fascia oraria”. Entrambi i sistemi, inoltre: “dipendono dal rating del programma, cioè dalla valutazione che le emittenti sono tenute ad esprimere sui contenuti di una trasmissione o di un film per esercitare il proprio compito di autoregolamentazione”. Le soluzioni circa gli strumenti e i soggetti finalizzati al rating cambiano da Paese a Paese: “in Francia dove vige una segnaletica in 5 categorie, ogni emittente è tenuta ad istituire al proprio interno un ‘comitato di visione’, composto a discrezione dell’emittente, incaricato di valutare i programmi”. “Simile ha proseguito Aroldi il caso tedesco, che vede la figura del responsabile per i minori, una sorta di commissario indipendente, istituita in ciascuna emittente nazionale pubblica o privata con il compito di dettare le linee guida per la tutela dei minori. Un terza modalità è quella dell’Olanda, in cui le sole emittenti autorizzate a trasmettere programmi che in qualche misura possono nuocere allo sviluppo dei minori (cioè con contenuti anche violenti), sono quelle che aderiscono all’Istituto per la classificazione dei media audiovisivi (Nicam) e che sono tenute a sottoporre ogni programma a una valutazione informatizzata. Come valutare i contenuti violenti. Quali sono i criteri con i quali si valuta, in particolare, il contenuto violento di un programma? “In Francia ha spiegato ancora Aroldi si valutano il numero e la natura delle scene violente, la gratuità di tali scene in rapporto al contesto, il ricorso alla violenza per risolvere i conflitti, il trattamento dell’immagine e del suono, la psicologia dei personaggi e la crudezza del linguaggio; in Germania, secondo le linee guida della Gsjp, l’Ufficio di protezione dei minori e programmazione, oltre alla quantità, qualità e intensità delle scene, si valuta se la violenza provoca un effetto degradante o se le conseguenze sono minimizzate, se ci sono proposte di identificazione, se la ‘giustizia fai da te’ è considerata mezzo adottabile”. In Olanda, ancora, si valuta “l’approvazione dell’uso della violenza da parte di conduttori, ospiti o pubblico in sala, il ricorso alla violenza verbale nei talk-show, la vicinanza degli atti violenti all’esperienza comune, la visibilità delle ferite” e, in Gran Bretagna, “le linee guida dettate da commissioni parlamentari o dalla stessa Bbc suggeriscono i contenuti di violenza da evitare con particolare riferimento agli ambienti domestici.