” “Quotidiani e periodici” “

“Tutta la Francia è in lutto”, è il titolo di apertura dedicato da La Croix (5/1) al disastro aereo di Sharm-el-Sheikh, in seguito al quale hanno perso la vita 148 persone, di cui 133 di nazionalità francese. Secondo Bruno Frappat, che firma l’editoriale, la tragedia del Boeing 737, “al di là delle cause, tecniche, umane o di altro tipo, è prima di tutto un concentrato di tragedia umana. Un’amplificazione, un’esagerazione, in qualche modo, di quella rottura irreparabile che sopraggiunge ogni giorno, in occasione di incidenti alla circolazione, di numerosi fatti diversi, dei drammi meno visibili delle famiglie colpite dal lutto”. Sulla “requisitoria svizzera” e “l’imbarazzo francese” si sofferma, invece, Le Monde (7/1), che fa notare come il dopo-tragedia si caratterizzi per una “polemica” tra le autorità elvetiche e quelle francesi a proposito di “lacune manifeste” constatate dagli ispettori dell’aviazione civile svizzera nel 2002 sui due aerei della compagnia egiziana. “Un vero catalogo di promesse, un’intelaiatura per i sogni di un governo nuovo e migliore”. Così l’ Herald Tribune (7/1) definisce la nuova costituzione dell’Afghanistan, che a parere del quotidiano americano “offre una speranza che questa nazione bersagliata possa finalmente evolvere in uno stato moderno, democratico”. A salutare la costituzione che “instaura una repubblica islamica” nell’ex Paese dei Talebani è anche Le Monde (6/1), con un articolo in cui Françoise Chipaux osserva: “Due anni e un mese dopo gli Accordi di Bonn sull’avvenire dell’Afghanistan, facendo seguito alla caduta del regime dei Talebani, il Gran Consiglio ha approvato la Costituzione del nuovo Stato costruito sotto gli auspici delle Nazioni Unite… L’Afghanistan è una repubblica islamica, proclama l’articolo 1 della legge fondamentale che, senza nominare la Sharia, precisa che nessuna legge può essere ‘contraria alla religione sacra’… La sfida ora è fare applicare questa Costituzione e organizzare le elezioni presidenziali che dovrebbero essere seguite, entro sei mesi, dalle elezioni legislative”. “L’euro al posto della sterlina?”. E’ quanto si chiede Elio Maraone su Avvenire (8/1) per il quale “spicca da tempo tra i desideri del premier inglese Tony Blair, quello dell’adesione alla moneta unica. Al punto che si parla già di una data di ingresso: 2007”. “In questo periodo di scontento o di malumore continentali verso l’Unione europea e la moneta unica, il premier britannico insiste, a modo suo, sulla via dell’integrazione”. “Blair – conclude Maraone – si distingue per essere stato fedele ad un progetto di spiccato rafforzamento europeo, basato anche su quel calcolo di utilità per tutti che comprendeva e comprende l’adozione della moneta unica. Ovvero quel progetto che, lanciato da Francia e Germania nel 1996, si è perfezionato proprio con l’avvento di Blair al potere”. Tra le controverse riforme proposte dal governo Schröder, l’ipotesi di università elitarie, avanzata dal ministro per l’istruzione Bulmahn, e che viene ad intaccare anche il principio dell’autonomia dei Länder e del federalismo, suscita diverse reazioni tra i commentatori tedeschi. “ Avendo a disposizione molta intelligenza e molto denaro, è certamente più semplice istituire un’università elitaria piuttosto che innalzare il livello scientifico delle università e promuovere l’eccellenza a livello scientifico“, osserva la Frankfurter Allgemeine (6/1). “ Invece, il ministero per l’istruzione taglia i fondi per la ricerca, fa languire l’edilizia universitaria, scoraggia le nuove leve con incarichi di assistenti universitari e proibisce alle università di aumentare le tasse d’iscrizione. […] La Germania ha bisogno di un’élite a livello scientifico ma non di università elitarie: ci vogliono piuttosto molte università competitive a livello internazionale con facoltà di punta“, conclude l’articolista. Lluis Foix valuta la guerra d’Irak due anni dopo della nuova strategia Bush. Sulla Vanguardia (6/1) scrive che “il linguaggio di questa guerra è esclusivamente quello della forza, derivato dalla nuova politica strategica annunciata dal presidente Bush a settembre 2002”. Secondo Foix, “ la risposta degli Stati Uniti ai terribili attentati dell’11 settembre no è stata quella dell’indiscutibile diritto all’autodifesa, ma del discutibile diritto di attacchi preventivi unilaterali”. Sullo stesso tema si ferma Fermín Bocos su La Razón (7/1), in cui commenta che le nuove misure che vuole stabilire l’Amministrazione Bush relative alla sicurezza negli aeri: “Il governo Bush, responsabile dello strepitoso errore poliziale e dei servizi di intelligenza che permisero a Bin Laden perpetrare gli attentati dell’11 di settembre, vuole adesso controllare tutti. Questa misura offende la dignità di tutti i cittadini del mondo che hanno condannato gli attentati e che sono nemici del terrorismo cosi come lo è il proprio Bush o Tom Ridge, il segretario di Stato responsabile di questa misura xenofoba”. Sir n. 1 – 9 gennaio 2004———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1262 N.ro relativo : 1 Data pubblicazione : 09/01/2004