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Un "di più" di ideali” ” ” “

Anno importante, questo che si sta concludendo, per l’Europa e per l’Unione Europea. L’allargamento a 25, la firma del Trattato costituzionale, la decisione di avviare i negoziati per l’adesione (non prima del 2014) della Turchia, altre adesioni balcaniche già fissate, dalla Romania e Bulgaria alla Croazia, disegnano un quadro impegnativo. Alle porte dell’Unione la crisi politica in Ucraina mostra cosa significhi il desiderio di Europa in Paesi che dell’Europa si sentono parte, pur fuori dai confini dell’Unione. In una parola, proprio le vicende istituzionali ripropongono due temi cruciali anche se spesso fuorvianti e critici: l’identità ed i confini dell’Europa e dell’Unione europea. La nuova Commissione Barroso sembra ben lontana da ogni velleità di “governo europeo”, mentre Eurolandia, cioè la più ristretta e coesa “area Euro”, è alle prese con una persistente stagnazione economica e un non facile dibattito sui modi per superarla. Di più: la rapida accelerazione dei processi geo-politici ha fatto prepotentemente rientrare dalla finestra (ad esempio con l’omicidio rituale del regista olandese Van Gogh), quello che era stato cacciato dalla porta, cioè il tema dell’identità, dell’immigrazione, della religione. E forse il punto resta questo. Certo l’identità è questione scivolosa e contraddittoria. Tuttavia in buona sintesi si può osservare che la situazione politica internazionale e le prospettive economico-demografiche si stanno incaricando di falsificare l’equazione tipicamente europea (a motore francese) che modernità significhi superamento della religione (cristiana e cattolica in particolare) di fronte alle ragioni del progresso. Il funzionamento a tratti grottesco della recente legge sui simboli religiosi e i tratti grotteschi del “politicamente corretto”, lo dimostrano appieno, come lo ha dimostrato all’opposto la reticenza alla semplice citazione del cristianesimo nella premessa al Trattato costituzionale. Ma la questione è nelle cose. L’Europa avrà nei prossimi anni una evoluzione straordinariamente ricca e complessa. L’Unione si espanderà, si moltiplicheranno le relazioni con lo spazio americano e quello asiatico, con le polveriere caucasica e medio-orientale, così come all’interno di un’Unione forse troppo grande si articoleranno forme sempre più complesse di cooperazione rafforzata tra Stati membri. Allora ci sarà bisogno di un “di più” di ideali e principi morali e culturali e dunque di respiro di civilizzazione, che non può non avere un motore religioso significativo: le “radici cristiane” sono un elemento prezioso ed irrinunciabile di dinamismo. Come è per gli Stati Uniti, dei quali si può far molto meglio come sviluppo sociale, ma che sono il partner necessario e decisivo, per il presente ed il futuro. Sir