famiglia - rassegna delle idee" "
Una riflessione del filosofo Paul Moreau su "Famiglia oggi" ” “” “
“Pensare la famiglia nel quadro della cittadinanza europea significa mettere in guardia contro perversioni e devianze per richiamare il senso di cittadinanza responsabile” poiché “essere cittadino significa preoccuparsi del bene comune e accettare la propria responsabilità di fronte all’autorità della legge”. Legge che regola anche l’istituzione familiare, “realtà sacra, ed elemento fondamentale della vita sociale”. Ne è convinto PAUL MOREAU, docente di filosofia presso l’Università cattolica di Lione (Francia), che dalle colonne dell’ultimo numero del mensile italiano “Famiglia oggi” al quale collabora il Centro internazionale studi famiglia (Cisf), si interroga sul volto e sul ruolo della famiglia nell’Europa a 25. AL SERVIZIO DEL BENE COMUNE. “Pensare al ruolo della famiglia in un’Europa allargata – esordisce Moreau – significa innanzitutto prendere atto della grande diversità tra le concezioni filosofiche che sottendono il diritto di famiglia nelle diverse nazioni che la costituiscono” poiché ” a partire dalla comune eredità del cristianesimo, vi è grande distanza tra certe concezioni individualistiche, che s’impongono sempre più, e quelle comunitarie di cui è portatrice, ad esempio, la Polonia”. Significativa, al riguardo, la tendenza “presente anche nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Nizza 7-9 dicembre 2000)”, a considerare la famiglia come “‘associazione’ utile agli interessi individuali” piuttosto “che al servizio del bene comune”; posizione che, rimarca il filosofo, “contrasta con la Carta dei diritti della famiglia, proclamata dalla Santa Sede nel 1983, in cui la famiglia è presentata anche come soggetto di diritto”. SCOMMESSA PER L’EUROPA. Eppure, per Moreau, la famiglia è “la vera scommessa di cittadinanza per l’Europa” a patto che essa sia pensata come “forma di vita al servizio del bene comune” e come “istituzione della società” a pieno titolo. No, dunque, ad una “vita familiare che per quanto riguarda sia la formazione della coppia che l’accesso alla genitorialità” appare “nell’ordine delle ‘opzioni'”, e le cui “forme e contenuti dipendono dalla buona volontà di ciascuno”. No anche ad un diritto di famiglia che è “semplice formalizzazione dei diritti soggettivi dei suoi componenti”. Giacché la famiglia “è sempre legata a una società – è la tesi del filosofo – essa deve essere sempre regolata da leggi esterne che provengono dalla società” stessa, e la “dimensione politica” che le appartiene in quanto istituzione, fa sì che essa possa “essere considerata una scommessa di cittadinanza”. Una prospettiva, quest’ultima, che “comporta meno diritti che doveri e nella quale il cittadino trascende l’uomo individuale e si preoccupa del bene comune” in qualità di “genitore e fondatore di famiglia”, nonché di soggetto “partecipe all’elaborazione delle leggi”. QUALE DIRITTO DI FAMIGLIA e quale politica familiare nelle società laiche? È l’interrogativo posto da Moreau; “questione difficile” poiché “una concezione laica dovrà essere equilibrata soprattutto a proposito del matrimonio” attraverso il quale gli sposi “riconoscono degli obblighi scritti nel Codice civile” in merito “all’aiuto, l’assistenza e la fedeltà reciproca, nonché l’educazione dei figli”. Eppure, se “può rappresentare il meglio delle cose”, la famiglia “può anche essere luogo di violenza, non soltanto in conseguenza di gravi disagi economici o psicologici che affliggono i genitori, ma anche per ragioni culturali”. A giudizio del filosofo “non sarebbe ragionevole tornare sul principio del divorzio, accettato da tutte le legislazioni europee. Ma il divorzio – precisa – non può essere ridotto a un semplice atto amministrativo; bisogna difendere il principio secondo cui è una terza persona, il giudice, che in nome della legge, pronuncia il divorzio e ripartisce torti e responsabilità. Ciò significa che la legge non è indifferente alla rottura di un’istituzione preziosa per il bene comune e quello delle persone, il coniuge più debole e soprattutto i figli”. ALZARE LA GUARDIA. Più in generale, per Moreau “gli Stati riuniti nella comunità europea devono restare fedeli non solo alla dimensione religiosa della loro eredità, ma anche a quella dimensione propriamente filosofica che è quella della democrazia come cura dell’interesse comune, senza il quale non ci sarebbe né repubblica, né vera cittadinanza”. Conviene allora “alzare la guardia”, avverte, e fare spazio all’antropologia per “ricercare il senso della vita umana”. Una prospettiva secondo cui “la famiglia merita di venire considerata una realtà sacra, cioè, in senso antropologico, un elemento indisponibile perché fondamentale della vita sociale. Cosa che riporta, in termini filosofici, a pensarla come istituzione regolata dalla legge, la quale, all’occorrenza, non può accontentarsi di sancire l’evoluzione dei costumi e delle mentalità”.