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Ucraina, Turchia, Aids ” “in agenda a Bruxelles” “
Ucraina, Turchia, Aids: questi temi hanno caratterizzato la sessione parlamentare di inizio dicembre nell’emiciclo di Bruxelles. L’Assemblea si è fatta carico di dar voce alla contrarietà dell’Unione nel riconoscere il recente voto presidenziale di Kiev, invocando un nuovo turno di ballottaggio. L’insistenza è stata riservata alla difesa della democrazia nel Paese, al rispetto della volontà popolare e alla soluzione pacifica del conflitto istituzionale. L’Ue protagonista per la soluzione del “caso Ucraina”. Il dibattito è stato piuttosto animato e molti eurodeputati si sono presentati in aula con sciarpe e nastri arancioni per solidarizzare con il popolo ucraino. Atzo Nicolai, a nome del Consiglio Ue, ha aperto la discussione affermando che i Venticinque non intendono “restare con le mani in mano”. La presidenza di turno olandese “è stata in stretto contatto con l’Osce, il Consiglio d’Europa, gli Usa e la Russia”, invitando “tutte le parti a mostrare moderazione e a esprimersi in modo non violento”. Un ruolo essenziale è ricoperto in questa delicata fase politica da Javier Solana, Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione; il Parlamento ha anche deciso l’invio di una delegazione di 11 deputati. “Rispettare l’unità dell’Ucraina è essenziale per una soluzione pacifica del conflitto ha aggiunto Nicolai -. La situazione richiede una risposta politica e il rispetto dello Stato di diritto”. Anche secondo il Consiglio “occorre giungere a una ripetizione del secondo turno delle elezioni”. Negoziati con la Turchia: situazione incerta. Resta intanto vivace la discussione fra le istituzioni comunitarie a proposito dell’eventuale apertura dei negoziati per l’adesione della Turchia. Nei giorni scorsi era circolata una bozza di conclusioni stesa dalla presidenza olandese, che finirà all’esame del summit del 16 e 17 dicembre, in cui i capi di Stato e di governo dei Venticinque assumeranno una decisione. In questa fase piuttosto “fluida” si confermano diverse posizioni. I negoziati con la Turchia potrebbero essere effettivamente avviati, pur prospettando tempi lunghi (almeno dieci anni) e ribadendo una serie di innovazioni giuridiche, economiche, sociali necessarie per rispettare i “criteri di Copenaghen”, cui deve rispondere ogni Stato che intende divenire membro dell’Ue. Fra questi, naturalmente, il rispetto dello Stato di diritto, dei diritti umani e delle minoranze. Ad Ankara giungerebbe anche l’imposizione di misure restrittive alla circolazione dei propri lavoratori all’interno dei confini comunitari. La bozza di documento, cui ha lavorato il premier dei Paesi Bassi, Jan Peter Balkenende, loda peraltro i “decisivi passi avanti compiuto dalla Turchia nel suo ampio processo di riforme”. Un’altra ipotesi che circola punterebbe invece a non dare il via libera ai negoziati, presupponendo un rafforzamento del partenariato che Ankara detiene con la Comunità sin dal 1963. Ipotesi, questa, subito respinta dalla Commissione affari esteri. Ogni decisione è comunque rimandata al prossimo vertice. Aids, passa una risoluzione controversa. L’aula ha approvato una risoluzione che intendeva collegarsi alla celebrazione della Giornata internazionale per la lotta contro l’Aids che mentre pone l’accento sulla necessità di intensificare l’impegno contro la diffusione della malattia, specialmente nei Paesi poveri e fra le donne, giunge a proporre alcune soluzioni più che discutibili. Secondo il Parlamento occorre dare risposte efficaci a un virus che ha causato, da quando fu scoperto nel 1981, 20 milioni di morti e che ogni giorno miete oltre ottomila vittime. Attualmente quasi 40 milioni di soggetti convivono con problemi legati all’Hiv o all’Aids, di cui ben 25 milioni nell’Africa subsahariana. Una malattia, questa, che genera diverse altre tragedie (si pensi solo ai 12 milioni di orfani), mentre attira l’attenzione di molte case farmaceutiche, rendendosi necessarie medicine molto costose. Il Parlamento sollecita l’Ue su vari fronti, a partire da maggiori stanziamenti per la cura dei malati e la ricerca. Non sono però sfuggiti due delicati passaggi del testo. In primo in cui si “deplora il fatto che per molti anni i pregiudizi prevalenti in taluni ambienti circa l’uso dei profilattici hanno impedito che si prestasse la necessaria attenzione al problema dell’Hiv/Aids”. Più oltre, si invita l’Ue “a continuare a privilegiare le questioni attinenti alla salute sessuale e riproduttiva mediante il finanziamento di programmi sulla pianificazione familiare”, nonché a “incoraggiare l’uso dei preservativi unitamente ad altri metodi di contraccezione”. Parole che hanno suscitato perplessità fra numerosi parlamentari e che certo solleciteranno nuove prese di posizione.