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I bilanci e la fede” “

Anche la crisi economica ” “esige dalle diocesi ” ” una nuova missionarietà” “

Da mesi in Germania si discute sulle riforme dello Stato tedesco – soprattutto in ambito previdenziale ed assistenziale – finalizzate a promuovere la ripresa economica. La crisi economica investe anche le Chiese tedesche, costrette a misure di contenimento delle spese che incidono sulle loro attività sul territorio. Le Chiese ricevono dallo Stato i proventi della “Kirchensteuer”, la tassa ecclesiastica pagata dai contribuenti che dichiarano la loro appartenenza ad una Chiesa. La riforma fiscale, l’alto tasso di disoccupazione e la crisi demografica sono i principali fattori ritenuti responsabili della crisi finanziaria delle Chiese tedesche. Per un quadro della situazione nella Chiesa cattolica tedesca, ecco quanto ha dichiarato mons. Norbert Trelle , vescovo ausiliario di Colonia, in esclusiva al Sir. “La tassa ecclesiastica tedesca è legata all’imposta statale sul reddito. Di conseguenza, una riforma fiscale implica sempre anche una variazione del gettito dell’imposta ecclesiastica. Ma non è questa la causa principale del risparmio forzato delle diocesi tedesche. Piuttosto, il fattore determinante a medio termine è l’andamento demografico. In altre parole: nel nostro Paese nascono pochi bambini. Da anni, il numero dei cattolici nell’arcidiocesi di Colonia continua a diminuire. Solo una percentuale minima di questo decremento è dovuta ai “Kirchenaustritte” (ndr: cioè le apostasie, che comportano una dichiarazione con cui l’appartenente ad una confessione religiosa dichiara di non voler più farne parte; con questa dichiarazione decade anche l’obbligo di versare la Kirchensteuer). Se si va avanti così – e finora non si avvertono segnali di un’inversione di tendenza –, entro 25 anni avremo perso un quarto dei nostri fedeli. A causa della piramide generazionale negativa stiamo andando verso una perdita di oltre il 40 per cento delle nostre risorse finanziarie. Questa prospettiva a lungo termine si avverte concretamente già ora e la Chiesa tedesca deve adattarsi a vivere in futuro con fondi più limitati. Nella sola arcidiocesi di Colonia dobbiamo ridurre le nostre spese annue di 90 milioni di euro. Ciò implica la necessità di apportare tagli in parte dolorosi. Anche l’assistenza spirituale ai cattolici stranieri è interessata dal problema. Abbiamo deciso per il futuro di collegare più strettamente questo lavoro alle comunità locali, ad esempio, in modo da far sì che un responsabile della pastorale degli stranieri lavori contemporaneamente anche nella parrocchia locale. Ciò comporta necessariamente che in futuro in questo settore non potremo più fare tutto quello cui le comunità di lingua straniera erano abituate e che sarebbe opportuno fare. Allo stesso tempo, però, vogliamo sfruttare questi cambiamenti per integrare maggiormente nel lavoro locale le comunità di lingua straniera. Anche le comunità territoriali possono trarre vantaggio da questi sviluppi. E del resto, non possiamo lasciarci andare alla depressione a causa della situazione attuale. Alla fin fine, una volta introdotti i provvedimenti di risparmio, l’arcidiocesi di Colonia disporrà comunque ancora dell’80 per cento delle sue risorse finanziarie. È molto più di quanto dispongono altre Chiese locali che testimoniano una fede viva. In certi settori, i compiti che abbiamo davanti sono difficili ma risolvibili. Richiedono solidarietà, creatività, fantasia, ma anche di fiducia in Dio e ottimismo basato sulla nostra fede”. Ridimensionare il “motore” della Chiesa. Nella lettera pastorale di presentazione del programma per il futuro dell’arcidiocesi di Colonia “Zukunft heute” (“Futuro oggi”), risalente al 1 ottobre scorso, l’arcivescovo della città renana, card. Joachim Meisner, ha così affrontato il tema spinoso del contenimento dei costi: “La Chiesa cattolica tedesca non ha mai avuto così tanto denaro come negli ultimi 50 anni, e ciononostante non ha mai perso la sostanza della fede quanto negli ultimi decenni. Non esiste una correlazione tra denaro e fede che possa far pensare: “se non c’è denaro non c’è fede”. Pensiamo solo alle giovani Chiese dell’Asia, dell’Africa e del Sud America. Quanto sono terribili le situazioni a livello materiali, tanto è forte e vitale la fede di quelle persone…”. Una crisi nazionale. Non solo la Chiesa di Colonia: quasi tutte le diocesi tedesche – e anche la Chiesa evangelica – sono interessate dal problema: tra queste la diocesi di Magdeburgo (3 milioni di euro di entrate in meno); l’arcidiocesi di Bamberg (10 milioni di euro in meno); la diocesi di Treviri (16 milioni di euro in meno). I tagli previsti nelle diocesi comporteranno soprattutto riduzioni di personale, delle spese materiali e delle attività collaterali (scuole etc.). Un grosso problema è rappresentato dalle chiese poco frequentate che necessitano lavori di riparazione e manutenzione.