vita consacrata" "
Famiglie religiose ” “nate nel nostro continente ” “sono oggi in tutto il mondo” “” “
“Su 100 religiosi cattolici, le europee ed europei sono 44, le americane 30, le asiatiche 18, le africane ed africani 7 e solo uno è dell’Oceania”: questi i dati presentati da padre Josè Maria Arnaiz, segretario generale dell’Unione Superiori Maggiori (Usg) che, insieme al corrispondente organismo femminile dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (Uisg) ha promosso la scorsa settimana a Roma il primo congresso mondiale congiunto religiose-religiosi sul tema “Passione per Cristo, passione per l’umanità”. A livello mondiale i religiosi sono circa un milione, dei quali 200 mila uomini e 800 mila donne. In Europa sono presenti per la parte maschile 63 mila religiosi con l’ordine sacro e 21 mila religiosi “fratelli”; per la parte femminile, le religiose sono circa 366 mila (oltre 440 mila, il 44% del totale mondiale). “Fino a pochi decenni fa prevalentemente il carisma religioso si trasmetteva nel recipiente della cultura europea, dove gli istituti per lo più erano nati. In tale recipiente arrivava negli altri continenti sia il Vangelo sia la cultura religiosa dei diversi istituti. Oggi invece diciamo che bisogna ricevere l’acqua del Vangelo e quella del carisma di ogni istituto, però versandolo in recipienti diversi, secondo il colore, la razza, la cultura dei popoli dei cinque continenti”: così padre Camilo Maccise, già superiore generale dei Carmelitani Scalzi, messicano, parla dei rapporti tra la “culla europea della vita religiosa” e i nuovi istituti sorti nelle varie parti del mondo. Per la scozzese madre Christine Anderson, della suore Fedeli Compagne di Gesù, gli istituti femminili nel loro servizio di annuncio e testimonianza della carità specie nei paesi più poveri, “debbono essere sostenuti dalla Chiesa, in particolare da quelle europee di antica cristianizzazione, con la preghiera e la generosità”. “Del resto ha aggiunto madre Mary Suita Kallupurakkathu, indiana, superiora generale delle Sorelle di Notre Dame, istituto nato in Germania e oggi presente in una ventina di Paesi con 2500 religiose oggi le congregazioni vivono uno scambio interno di doni da tutti i continenti. Ad esempio, nel mio caso sono diventata superiora generale e riconfermata per la seconda volta, con grande attenzione e sostegno da parte delle mie consorelle europee”. Questa “felice contaminazione culturale” tra i vari continenti esiste anche ad avviso di padre Anthony Mc Sweeney, australiano da trent’anni a Roma, già superiore generale dei Sacramentini: “Il nostro istituto ebbe origine in Francia nel 1856 ad opera di S. Pietro Giuliano Emad e poi si è diffuso in Canada, da lì passando in Usa, Africa, India, Filippine e Vietnam, oltre che in altri Paesi. “Le lontane radici europee hanno dato i loro frutti, con abbondanza”, conferma, “e lo si vede dovunque”. Un “segno” nel carcere di Setubal (Portogallo). “I detenuti imparano a diffidare di tutto e di tutti e a proteggersi per tentare di sopravvivere. Le loro capacità di osservazione si acuiscono molto. Noi visitatori, di sicuro, siamo oggetto della loro osservazione ed è solo a poco a poco che si riesce a stabilire un clima di fiducia”: è la testimonianza di HENRI, dei Piccoli Fratelli di Gesù, la comunità fondata da Charles de Foucauld, riportata nell’ultimo bollettino attraverso il quale le fraternità sparse in tutto il mondo comunicano la propria esperienza. A Setubal (Portogallo), Henri fa parte da una ventina d’anni di un gruppo di visitatori delle prigioni, riconosciuto anche dal vescovo locale: “Evitiamo di fare domande sulle ragioni per le quali sono dentro, cerchiamo di essere molto rispettosi ed anche di avere una certa capacità di ascolto piena di attenzione; sappiamo, infatti, che spesso sono persone profondamente ferite dalla vita”. “Dividiamo il nostro tempo spiega Henri tra i contatti con coloro che vogliono parlarci e che frequentemente ci pregano di fare delle piccole commissioni e una riunione nella biblioteca, per chi lo desidera, con una lettura comune del Vangelo della domenica. Su 350 detenuti, sono una trentina quelli che partecipano alle nostre riunioni. Per molti è la prima volta che hanno un contatto con la ‘Buona Novella’ di Gesù. E alcuni si mettono in cammino”. “Siamo completamente impotenti conclude Henri a trovare la soluzione dei problemi, ma possiamo a volte aiutare a farlo. In ogni caso, il semplice fatto di essere lì è un ‘segno’ che diventerà credibile se durerà nel tempo”.