Un appello alla riconciliazione è stato pronunciato nei giorni scorsi a Vienna da parte del card. Christoph Schönborn, presidente della conferenza episcopale austriaca, in occasione della messa solenne per il 60° anniversario del primo massacro di tedeschi in Vojvodina, avvenuto per ordine di Tito. Furono 60.000 i civili di lingua tedesca, vittime di fucilazioni e deportazioni nei lager di Tito tra il 1944 e il 1948. Circa 130.000 tedeschi trovarono nell’Austria post-bellica la loro nuova patria. Schönborn, che proviene da una famiglia di profughi, ha affermato come gli avvenimenti di sessant’anni fa siano ancora “presenti” a tutti, ma ha esortato a trarre “orientamento dalle parole della Sacra Scrittura per il futuro”: “la fede cristiana secondo cui Cristo ha espiato la colpa degli assassini” ha affermato “è un messaggio difficile ma anche forte”. L’arcivescovo di Vienna ha espresso altresì il ringraziamento verso i profughi e i loro discendenti per “il loro coraggio, la loro fedeltà alla loro fede, il loro amore verso la Chiesa, il loro contributo alla ricostruzione della Chiesa e della società”.