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Morte di Arafat: le reazioni delle Chiese ” “e delle Istituzioni europee” “” “
La morte di Yasser Arafat, nell’ospedale di Percy, in Francia, avvenuta alle 3,30 del mattino dell’11 novembre, ha suscitato reazioni in molti episcopati ed istituzioni europee come anche della Santa Sede. Dal 1982 al 2001 sono stati più di dieci gli incontri tra Giovanni Paolo II e il leader palestinese. I Il cordoglio del Papa… Appresa la notizia della morte di Arafat il Papa, tramite il card. Angelo Sodano, segretario di Stato vaticano, ha inviato un telegramma al presidente del Consiglio palestinese, Rawi Fattuh. “In queste ore di tristezza per il trapasso del presidente Arafat, il Papa è particolarmente vicino alla famiglia del defunto, alle autorità e al popolo palestinese”, si legge nel messaggio. “Mentre affida la sua anima nelle mani di Dio onnipotente e misericordioso, il Santo Padre informa Sodano – prega il Principe della Pace affinché la stella dell’armonia risplenda presto sulla Terra Santa e affinché i due popoli che là abitano possano vivere riconciliati tra loro come due Stati indipendenti e sovrani”. DEI VESCOVI… “Alla morte di Yasser Arafat, leader storico del popolo palestinese si legge in un comunicato firmato da mons. Jean-Pierre Ricard, arcivescovo di Bordeaux e presidente della Conferenza dei vescovi di Francia il nostro pensiero va al futuro di questo popoli, alle sue aspirazioni e alle sue sofferenze. Non ci dimentichiamo neanche del popolo israeliano, con le sue angosce e le sue speranze”. La preghiera oggi della Chiesa di Francia va al futuro di questi due popoli. “Preghiamo il Signore perché nel cuore di questi due popoli, chiamati a vivere sulla stessa terra, sorgano dei responsabili che abbiano il coraggio politico di condurre il loro popolo alla pace”. Il messaggio dei vescovi inglesi è invece affidato all’arcivescovo di Liverpool e vice-presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, mons. Patrick Kelly. “Sentendo della morte del presidente Arafat dice mons. Kelly il mio primo istinto è stato quello di pregare perché alla fine di una vita così profondamente toccata dalla guerra e dal dolore, Yasser Arafat possa conoscere quella pace, salaam, che solo Dio può dare”. In una lettera inviata al primo ministro palestinese Ahmad Qurei’, il direttore della Commissione per gli affari internazionali del Consiglio ecumenico delle Chiese (Coe), Peter Weiderud, ha espresso al popolo palestinese le condoglianze delle Chiese cristiane. “In solidarietà con il popolo palestinese il Coe continuerà a lavorare per garantire i diritti umani e le libertà per arrivare alla pace”. E DELLE ISTITUZIONI EUROPEE. “È con profonda tristezza che ho appreso la notizia della morte del presidente Arafat”. A nome del Parlamento europeo, il presidente Josep Borrell ha scritto a Rawhi Fattouh, guida del Consiglio legislativo palestinese, esprimendo condoglianze per il lutto e solidarietà al popolo palestinese. “In quarant’anni, durante l’esilio e dopo il suo ritorno afferma Borrell il capo dell’Olp è stato identificato con la lotta del suo popolo per l’autodeterminazione”. Recentemente l’Assemblea “non ha cessato di insistere per l’avvio della Road map, che costituisce il solo mezzo per giungere a una soluzione del conflitto”. Secondo Borrell “con il processo di Oslo Arafat aveva coraggiosamente teso la mano a Israele per giungere alla pace, ed è per questo gesto che egli resterà nei nostri ricordi. Speriamo che egli lasci in eredità una pace durevole, che permetta a israeliani e palestinesi di vivere fianco a fianco, in due Stati vivibili e definitivamente sicuri”. UeTerra Santa: scheda L’Unione europea segue da vicino gli sviluppi della situazione in Terra Santa e le istituzioni di Bruxelles (Parlamento, Consiglio e Commissione) sono impegnate a mantenere contatti politici con le parti in causa. La linea adottata dai Venticinque mira a promuovere un accordo sotto l’egida delle Nazioni Unite e alla creazione di due Stati in cui i popoli possano vivere, uno accanto all’altro, nel segno della pace e del reciproco rispetto. Il Parlamento ha anche partecipato all’iniziativa di Ginevra dello scorso anno, che promuoveva un accordo nel segno della pacificazione in tempi stretti. Alla Commissione è stato invece assegnato il compito di finanziare opere di pubblica utilità nei territori abitati dai palestinesi, quali ospedali, sedi ministeriali, posti di polizia, il porto e l’aeroporto di Gaza (opere in qualche caso danneggiate durante il conflitto fra Israele e Autorità palestinese). A proposito di questi fondi, negli anni scorsi era stato sollevato il dubbio che non fossero utilizzati a scopi civili, bensì impiegati per sostenere il terrorismo. Almeno due inchieste, una condotta da una commissione interna al Parlamento di Strasburgo e l’altra dall’Olaf (Organismo internazionale contro la corruzione), hanno però smentito tale ipotesi.