La notizia della morte di Yasser Arafat sulle pagine dei giornali europei viaggia necessariamente via Internet. I quotidiani sono andati in stampa infatti prima delle 3.30, ora in cui è stata data ufficialmente la notizia del decesso del leader palestinese. “ Yasser Arafat, l’eterno combattente”, titola La Croix sulla home page del suo sito e aggiunge: “ La scomparsa del presidente dell’Autorità palestinese a 75 anni lascia un vuoto politico e serie incertezza sull’avvenire dei palestinese“. Per giorni i giornalisti hanno seguito da Parigi lo stato di salute del leader palestinese dando una serie di notizie e di smentite sul suo decesso. Bruno Frappat, direttore de La Croix, ricorda che non è la prima volta nella storia che succede. “ La morte di Lenin scrive in un editoriale del 9 novembre è stata nascosta al popolo per favorire la sua successione. La fine di Franco, avvenuta in seguito ad un interminabile accanimento terapeutico, fu preceduta da una serie di necrologi, prima ancora che fosse morto. Pio XII fu addirittura fotografato da suo medico sul letto di morte“. Grande spazio i quotidiani francesi, e non solo, hanno dato alla successione del leader palestinese. In un’intervista a Le Monde, pubblicata l’11 novembre, lo storico franco-palestinese Elias Sanbar, chiede per la Palestina “elezioni libere”. “ Lo scrutinio dice deve essere realmente democratico. Detto in altre parole, tutti coloro che lo vogliono, devono poter candidarsi ed ogni candidato deve poter fare la loro campagna elettorale. Ma come si può fare una campagna elettorale in zone delimitate da oltre 700 posti di blocco israeliano. Bisogna allora che l’occupante si ritiri perché la libertà e la libertà di voto siano assicurate”. Sanbar chiede, a questo proposito, “una supervisione internazionale”, e in particolare ritiene che gli europei possono “garantire la tenuta democratica delle elezioni“. Sul dopo Arafat, si sofferma anche il quotidiano cattolico italiano Avvenire. “ Per i palestinesi scrive Fulvio Scaglione (5/11) – sarà cruciale non perdere l’occasione di far ripartire, se non il dialogo, almeno una trattativa. Perché sia seria e proficua, però, devono presentare una leadership riconosciuta e credibile. E devono trovarla in fretta”. “È difficile immaginare che la successione ad Arafat sia del tutto indolore. Si può sperare che, chiudendo un ciclo per loro drammatico e glorioso, i palestinesi non cedano a quel senso totalitario della causa che ha già fatto perder loro più di una grande occasione“. Il “caso Buttiglione” guadagna più di una pagina anche in Inghilterra. In un editoriale (5/11) scritto per il settimanale cattolico inglese “ The Catholic Herald” Mary Kenny paragona evidenziandone il contrasto quanto sta avvenendo in Europa e negli Stati Uniti. “ L’altra settimana scrive Kenny il candidato alla Commissione Giustizia dell’Unione Europea, Rocco Buttiglione, è stato rifiutato per le sue posizioni personali, per le sue visioni religiose che probabilmente rappresentano la maggioranza del pensiero cristiano“. Evidentemente “ l’Ue stigmatizza la religione” visto che “ ha deliberatamente escluso Dio dalla sua Costituzione“.- Kenny fa notare che negli Stati Uniti succede esattamente il contrario: i due candidati alla presidenza Usa “ hanno fatto appello alla loro forte appartenenza religiosa, ansiosi di impressionare l’elettorato facendo vedere quanto loro rispettano il Signore e vivono secondo la Bibbia“. La stampa tedesca, invece, si è interrogata molto sull’uccisione del regista olandese Theo Van Gogh. “ ‘Guerra’ e ‘discordia’ nel Paese modello della libertà“, scrive J. Reckmann sulla Frankfurter Rundschau (10/11). “ Molti olandesi si chiedono se questo non sia l’inizio della fine dell’Olanda come baluardo della tolleranza“. Die Welt ospita un intervento di Zafer Senocak, scrittore di origine turca, che così commenta: “ Con l’uccisione … di Theo van Gogh, è stata superata una soglia del dolore. […] L’Islam nella sua forma attuale non polarizza solo le posizioni ma crea anche un clima in cui lo Stato di diritto è minacciato. negli ultimi di tolleranza“. Della società multiculturale quale “ bugia vitale dell’Europa” parla Dirk Schümer che sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (11/11) spiega: “ Gli atti di violenza in Olanda debbono chiarire alle élite politiche di tutta Europa, che proprio il lassismo olandese nei confronti di violazioni evidenti della legge, l’abitudine di spazi privi di diritto all’interno del multiculturalismo pacifico, hanno reso particolarmente forti i fondamentalismi“. E il settimanale Der Spiegel (08/11) chiosa: “ Non è stato un assassinio, è stato un macello, come Amsterdam non aveva mai vissuto prima. L’assassino non voleva soltanto uccidere, voleva destare paura e terrore. Ci è riuscito“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1340 N.ro relativo : 80 Data pubblicazione : 12/11/2004