cattolici e luterani" "
Cinque anni fa la dichiarazione sulla giustificazione” “” “
Si è celebrato nei giorni scorsi a Johannesburg, in Sudafrica, il quinto anniversario della Dichiarazione di Augusta sulla giustificazione. Era infatti il 31 ottobre 1999 quando nella cittadina tedesca di Ausburg il pastore Ishmael Noko , segretario generale della Federazione luterana mondiale (FLM) e il cardinale Walter Kasper , presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani, firmarono un accordo che poneva fine a secoli di controversie teologiche, stabilendo che “vi è un consenso tra cattolici e luterani sulle verità concernenti la dottrina della giustificazione”. Sono stati proprio Noko e Kasper ad aprire le celebrazioni dell’anniversario con il motto “Giustificati: liberati per la vita”. “La dottrina della giustificazione ha detto il card. Kasper ci ha diviso per circa 500 anni, arrecando grandi sofferenze nelle persone e a molti popoli d’Europa. Attraverso la nostra opera missionaria, abbiamo anche esportato le nostre differenze agli altri continenti”. La firma della dichiarazione congiunta sulla giustificazione rappresenta una “pietra miliare” nel processo ecumenico. Una firma a cui si è arrivati dopo aver percorso un lungo cammino di dialogo iniziato alla metà degli anni sessanta, subito dopo il Concilio Vaticano II. Firmando la dichiarazione, la Chiesa cattolica e la Federazione luterana dichiarano insieme di aver raggiunto un consenso su verità fondamentali riguardanti la giustificazione ed affermano che le condanne che cattolici e luterani si erano reciprocamente espresse, non hanno più ragione di esistere. “Abbiamo raggiunto un traguardo importante ha detto Kasper ma non ancora l’obiettivo finale”. Da qui, l’invito a guardare avanti. “La dottrina della giustificazione ha detto Ishmael Noko non è ancora conosciuta, anche tra i membri più attivi delle nostre chiese”. Eppure “il dono che Dio ci fa della giustizia per grazia ha implicazioni importanti per la pratica umana della giustizia sociale”. Non a caso è stata scelta la capitale del Sudafrica per celebrare il quinto anniversario della dichiarazione: Johannesburg città che ha conosciuto la tragica ideologia dell’apartheid – è diventata oggi simbolo della “libertà da ogni oppressione, dall’auto-giustificazione, dalla tentazione di cedere alla rassegnazione”. Anche Kasper ha invitato i presenti a guardare alle questioni che si possono aprire dopo la dichiarazione, come per esempio il legame della giustificazione con il battesimo e l’Eucarestia, così come le questioni riguardanti il ministero, il ministero dei vescovi nella successione apostolica e il ministero petrino. “Dobbiamo anche saper tradurre queste questioni e domande del passato ha concluso il presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani nel linguaggio e nelle problematiche di oggi, così che il nostro linguaggio possa toccare e colpire le nostre esperienze più profonde e riscoprire di nuovo il significato della giustificazione. Chiediamoci: cosa significa credere di essere stati salvati e redenti e quali implicazioni ha questa convinzione nella nostra vita personale e comunitaria”. Come era stato auspicato all’inizio di quest’anno da Walter Kasper e da Ishmael Noko, l’anniversario della dichiarazione di Ausburg è stato per molti un’occasione per promuovere a livello locale e diocesano celebrazioni ecumeniche e giornate di studio. Turchia: dialogo interreligioso in televisione Un muftì islamico, un prete ortodosso, uno cattolico, un rabbino ed un religioso armeno insieme per parlare di libertà e tolleranza religiosa. È accaduto ad Antiochia, in Turchia, venerdì 29 ottobre, davanti alla moschea principale della città. A riunire i rappresentanti religiosi, il canale satellitare religioso Stv, che in occasione del Ramadan, ha curato la messa in onda di incontri che si tengono, ogni sera, prima dell'”Iftar yemegi” (la cena che rompe il digiuno del giorno durante il Ramadan). Per la parte cattolica ha partecipato padre Domenico Bertogli, parroco ad Antiochia. “Questa città spiega al Sir – sta diventando sempre più un simbolo di dialogo interreligioso. Il dialogo, anche nella diversità della cultura e della fede, si deve fondare sul fatto che siamo uomini e tutti trattandosi di credenti – crediamo che siamo creature di Dio. Il dialogo per aumentare deve continuare nella conoscenza vicendevole. Purtroppo dobbiamo ancora notare molti pregiudizi dovuti alla scarsa conoscenza reciproca. Ma ci accorgiamo anche che parlare della propria fede arricchisce”.