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Il desiderio dei cattolici francesi ” “di annunciare il Vangelo a Parigi ” “” “
L’agenzia di stampa “France presse” ha definito le manifestazioni promosse dalla Chiesa di Parigi per la settimana di Ognissanti “un’operazione di seduzione inedita” che segna “un cambiamento dei rapporti tra la Chiesa e la società”. Il tutto si legge in un lancio di agenzia di mercoledì 27 nasce dal desiderio dei cattolici francesi di promuovere “una nuova evangelizzazione nella capitale” per cui i cattolici non hanno esitato ad utilizzare tutti i mezzi di comunicazione più “alla moda”: dagli “happy hours” organizzati nella chiesa della Trinità ai “flash mob” (mobilitazioni lampo) di qualche centinaia di giovani in una stazione della metro per realizzare “un graffito della speranza”. U una chiesa minoritaria, anche se vivace. Oltre 500 le manifestazioni organizzate durante tutta la settimana: concerti di musica rock e conferenze-dibattito proposte nelle parrocchie in tutti gli angoli della città. E ancora una cinquantina esposizioni d’arte e altrettante iniziative di solidarietà. L’operazione è doppia. Perché, parallelamente a queste manifestazioni cittadine rivolte per lo più ai parigini, è in corso nella cattedrale di Notre-Dame il secondo Congresso internazionale della “nuova evangelizzazione” che sta riunendo circa 3 mila congressisti provenienti da diversi paesi del continente. Ma in quale contesto sociale vivono i cristiani francesi e, soprattutto in quale contesto cade l’annuncio cristiano? I dati statistici parlano di un calo consistente nella popolazione cattolica in Francia che è arrivata a registrare un 10% di praticanti, anche se il 62% dei francesi si dichiara ancora “cattolico”. Sono invece appena 24 mila i sacerdoti che svolgono il loro ministero in Francia, guidati da un centinaio di arcivescovi, vescovi e vescovi ausiliari. Cifre che secondo gli esperti sono destinati a diminuire di un terzo da qui a dieci anni. Secondo il sociologo Marcel Gauchet, l’iniziativa di Ognissanti promossa e fortemente voluta dall’arcivescovo di Parigi, Jean-Marie Lustiger, “è la testimonianza di una presa di coscienza. Fino a che il cattolicesimo era dominante, non aveva bisogno di uscire allo scoperto. Oggi, i cattolici sanno di essere una minoranza e adottano un atteggiamento nuovo”. Dare una risposta alle attese della gente. La manifestazione della Chiesa parigina ha dunque sorpreso non poco gli osservatori più attenti di quel Paese che si sono chiesti: perché questo “nuovo slancio missionario” da parte della Chiesa. Lo ha chiesto sempre la “France presse” a mons. Jean-Yves Nahmias, vicario generale della diocesi di Parigi e delegato del cardinale Lustiger alla organizzazione di Paris-Toussaint-2004. “Viviamo oggi un paradosso spiega il sacerdote c’è una grande ignoranza riguardo ai punti di riferimento più elementari della fede cristiana, ma anche una profonda attesa, in particolare verso la Chiesa. Ciò ci richiede uno sforzo maggiore per parlare con le persone”. Si tratta quindi di voler “condividere” con altri la propria fede. “Sappiamo bene osserva mons. Nahmias – che la religione oggi in Francia occupa uno spazio delicato. Non c’è nessuna volontà, da parte nostra, di fare dell’imperialismo o del trionfalismo, semplicemente il desiderio di dire la nostra fede, il desiderio di non tacere più”. Ma perché si è scelto di organizzare questa manifestazione proprio nella settimana che precede la festa di Ognissanti? “Per molti nostri contemporanei risponde mons. Nahmias la festa di Ognissanti è un momento di nostalgia e pena”. La proposta cristiana è di dare a questo giorno la sua “dimensione di festa, riaffermando la speranza cristiana, parlando di vita e di morte”. Ma come si evangelizza? In un contesto religioso plurale come quello europeo, il cristianesimo diventa “una proposta tra altre”. In questo contesto, i cristiani sono chiamati a lanciare la loro proposta di vita. Ma come? A indicare qualche pista di riflessione, è stato padre Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose, al ciclo delle conferenze di Notre-Dame sulla nuova evangelizzazione in Europa. Innanzitutto ha detto occorre avere una “buona comunicazione, un comportamento che mette l’altro a proprio agio, una pratica cordiale all’ascolto, all’incontro, all’alterità. Sì, il messaggio cristiano non deve essere trasmesso ad ogni costo” né è necessario “ricorrere alla sovraesposizione per evangelizzare”. I cristiani sanno piuttosto che “il primo modo di evangelizzare resta la testimonianza quotidiana di una vita autenticamente cristiana”.