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Sentirsi a casa” “

“La Santa Sede è sempre stata favorevole alla promozione di un’Europa unita sulla base di quei comuni valori che fanno parte della sua storia. Tener conto delle radici cristiane del Continente significa avvalersi di un patrimonio spirituale che rimane fondamentale per i futuri sviluppi dell’Unione”. Con queste parole, Giovanni Paolo II , nell’Angelus del 31 ottobre, ha salutato la firma del Trattato costituzionale europeo (Roma, 29 ottobre) auspicando che “anche negli anni a venire, i cristiani continuino a portare in tutti gli ambiti delle istituzioni europee quei fermenti evangelici che sono garanzia di pace e di collaborazione tra tutti i cittadini nell’impegno condiviso di servire il bene comune”. Il Sir ha raccolto alcune reazioni di vescovi europei. “L “La firma, pur rappresentando un passo positivo verso l’unificazione, rischia di suonare un po’ retorica. Tutto, infatti, dipenderà dalle ratifiche”. A sostenerlo è mons. Aldo Giordano, segretario generale del Ccee, il Consiglio delle Conferenze episcopali europee. “Intorno a questa firma – aggiunge – non c’è proprio un grande entusiasmo. Il dibattito sulle radici cristiane ha prodotto, specie nei Paesi dell’Est, una certa estraneità a questo Trattato. Molti hanno interpretato il mancato riferimento alle radici cristiane come un ‘non sentirsi a casa’. Sarà compito dei cristiani cercare di dare contenuto e valore a queste parole”. “Sono contento per la firma del Trattato costituzionale con cui l’Europa sempre di più diviene ‘unione”. Lo ha detto mons. Jozef Wrobel, vescovo di Helsinki per il quale però “bisognava riconoscere il ruolo svolto dal cristianesimo, cui l’Europa intera deve molto per la costruzione di una società fondata su valori umani, prima che religiosi”. Dello stesso avviso anche i rappresentanti delle Chiese di Cipro, della Repubblica Ceca e della Grecia: “Resta l’amarezza per il mancato riconoscimento delle radici cristiane dell’Europa”. Commenta padre Umberto Barato, vicario apostolico di Nicosia (Cipro): “i valori di cui parla la Carta sono e restano radicati ai valori evangelici. Se l’Europa riparte da questi c’è la speranza di proseguire con successo il cammino di integrazione”. Per mons. Jan Graubner, presidente dei vescovi della Repubblica Ceca, “l’Europa unita è un grande sogno per tutti noi ma restano alcuni punti negativi. In particolare l’assenza delle radici cristiane dell’Europa. Una scelta che non riconosce i cristiani che vivono nel Continente, anche nell’Est. Ma è proprio da qui che deve rinascere e riqualificarsi l’impegno cristiano in Europa”. A riguardo il presidente dei vescovi di Grecia, mons. Franghiskos Papamanòlis afferma che “l’assenza delle radici cristiane chiama in causa gli stessi cristiani e lo scarso annuncio della parola di Dio fatto nei tempi passati. Raccogliamo oggi quanto abbiamo seminato. La società europea si è strutturata senza Dio, non contro Dio. Dalla firma di questo Trattato, deve nascere il nuovo impegno dei cristiani per l’Europa”. Per il vescovo portoghese Januario Torgal Mendes Ferreira, ordinario militare e responsabile di Pax Christi, “è un momento storico per l’Europa, ma è anche un momento di sfida. Spero che i frutti dei valori proclamati della Costituzione europea siano una maggiore solidarietà sociale e la sensibilità ai valori evangelici, che sono valori umani. La Carta costituzionale è un modo per ricordare a tutti i valori culturali dell’Europa, in primo luogo quello della dignità della persona umana”. Per mons. Giuseppe Merisi, vescovo ausiliare di Milano e rappresentante dei vescovi italiani alla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), “i popoli devono essere i protagonisti di una solida costruzione che abbia come obiettivi la pace, la democrazia, la libertà e la giustizia. Prospettiva che richiede “comunità cristiane attente alle vicende dell’Unione e laici preparati”.