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Uniti per la pace ” “

La firma della Carta: un passo significativo ” “” “

Una grande cerimonia per siglare, a nome di 25 Stati e 450 milioni di cittadini, la futura Costituzione europea. Nella sala degli Orazi e Curiazi sono attesi per venerdì 29 ottobre i leader dei Paesi membri Ue che, una volta posta la propria firma in calce al testo, dovranno impegnarsi per la ratifica della Carta a livello nazionale. L’Unione raggiunge quindi un nuovo traguardo, ma è subito chiamata a misurarsi con un’ulteriore sfida. Ne parliamo con Ferdinando Riccardi , editore responsabile di Agence Europe, bollettino quotidiano di informazioni sull’Ue e testimone dal 1953 del processo di integrazione europea. La firma del Trattato costituzionale rappresenta una nuova “pietra miliare” per il cammino dell’integrazione, così come fu per la firma dei trattati Cee ed Euratom nel 1957? “Respingo anzitutto, e vigorosamente, la tendenza diffusa a raccontare alla gente che, all’inizio, l’Europa era una costruzione puramente economica, e che oggi finalmente si passa alla politica. L’equivoco nasce dal fatto che la prima Comunità europea, prima ancora della Cee e dell’Euratom, era stata quella del carbone e dell’acciaio (Ceca); si pensa quindi a una specie d’accordo economico settoriale. Ciò è totalmente falso. L’acciaio e il carbone erano allora la base delle armi (carri armati, aerei…), il nervo della guerra, e finalmente venivano posti sotto un’Autorità sovranazionale che prevaleva sui governi. Come se oggi Israeliani e Palestinesi mettessero in comune la chimica e il nucleare, e creassero un’autorità comune che li gestisce!”. Un’Europa unita anzitutto per costruire la pace… “La verità è che da quel giorno diventavano impossibili le guerre che per secoli avevano insanguinato l’Europa. Dopo aver accettato il piano Schuman, Konrad Adenauer aveva fatto consegnare al suo ideatore, Jean Monnet, un biglietto che diceva: ‘Se questo piano riesce, la mia vita non sarà stata inutile’. Il ‘metodo comunitario’, che rimpiazzava infine le vecchie ‘cooperazioni intergovernative’, cambiava la faccia dell’Europa. In passato una guerra intra-europea scoppiava all’incirca ogni 20 anni: data la mia età, sarei oggi alla mia terza guerra… Credo dunque che la firma del Trattato costituzionale sarà un passo significativo sulla strada aperta mezzo secolo fa”. Quali sono i punti più qualificanti della nuova “Carta fondamentale”? “I punti qualificanti della nuova Costituzione sono essenzialmente tre: la stesura dei principi riguardanti la natura dell’Unione (libertà, democrazia, pluralità dei partiti…) e i diritti dei cittadini (la Carta dei diritti fondamentali fa parte della Costituzione); le profonde modifiche istituzionali, che rafforzano i poteri del Parlamento e migliorano il funzionamento di tutte le Istituzioni (estensione delle decisioni a maggioranza, procedure più efficaci e trasparenti, presidenze durature); i progressi decisivi (anche se non ancora definitivi) nei campi della politica estera e della difesa, con la creazione di un ministro europeo degli affari esteri e di un nucleo di difesa comune”. Quali i punti deboli del Trattato? “I punti deboli riguardano la permanenza della regola dell’unanimità in alcuni settori importanti (come la fiscalità) e la procedura di revisione. Le Costituzioni nazionali possono essere modificate a maggioranza; la Costituzione europea non potrà essere riveduta che con l’accordo di tutti gli Stati, rendendone difficile ogni evoluzione”. La Turchia entrerà a far parte dell’Unione? “Il problema della Turchia è stato, purtroppo, impostato male. Sia giuridicamente che politicamente appare impossibile respingere l’apertura di trattative, poiché molte promesse sono state fatte e la Turchia ha rispettato le condizioni previste. Ma è altrettanto impossibile affermare in questo momento se la Turchia sia oppure no europea e valutare le ripercussioni della sua adesione eventuale per l’avvenire dell’Ue. A mio parere, l’unica soluzione è di aprire trattative per definire le relazioni future, che potrebbero essere l’adesione oppure un’altra forma di relazioni strette e di legami speciali. Le trattative dovrebbero chiarire i numerosi aspetti ancora controversi, che non riguardano soltanto l’Ue ma anche, se non soprattutto, la Turchia stessa: ha valutato con cura il grado di sovranità che dovrebbe mettere in comune entrando nell’Unione? Io non escluderei che essa stessa possa infine scegliere una forma di relazione diversa dall’adesione”.