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Solo una sosta ” “

Barroso chiede tempo per rivedere la sua Commissione ” “” “

Un rinvio per evitare la bocciatura. Ha scelto una strada ardua, ma istituzionalmente ineccepibile, il presidente designato della Commissione JOSÉ MANUEL DURAO BARROSO . Dopo settimane di polemiche seguite alle audizioni dei commissari in pectore , il politico portoghese si è presentato mercoledì 27 ottobre davanti all’Europarlamento, chiedendo tempo per poter proporre una squadra con i “cambiamenti necessari e sufficienti” in modo da ottenere la fiducia dell’Assemblea. I IMPASSE ISTITUZIONALE, MA “L’UE È UNA COSTRUZIONE SOLIDA”. “Se si votasse oggi – ha affermato Barroso nell’emiciclo di Strasburgo –, l’esito sarebbe negativo per le istituzioni dell’Unione e per l’intero progetto europeo. Per questo ho deciso di non sottoporre l’Esecutivo alla votazione. Intendo avviare un ampio giro di consultazioni con i gruppi politici e con la presidenza del Consiglio europeo, così da giungere a ottenere un sostegno più ampio dal Parlamento”. Fra gli applausi dell’aula e qualche voce di contestazione, il futuro capo dell’Esecutivo ha aggiunto: “Questi giorni hanno dimostrato che l’Ue è una costruzione solida e che il Parlamento ricopre un ruolo vitale per il buon governo dell’Europa. Credo che nelle prossime settimane si possa giungere a un risultato positivo, facendo prevalere un leale spirito di cooperazione”. Al termine della seduta lo stesso Barroso ha spiegato di non poter ancora stabilire quali cambiamenti effettuerà e in quali tempi. Dell’ impasse creatosi nella “macchina comunitaria” si parlerà certamente a Roma oggi, venerdì 29 ottobre, quando i capi di Stato e di governo dei Venticinque si ritroveranno per la firma del Trattato costituzionale dell’Unione. Lo stesso tema potrebbe essere inscritto all’ordine del giorno del Consiglio europeo in calendario per il 4 e 5 novembre a Bruxelles. LE PROSSIME MOSSE DEL LEADER PORTOGHESE. Barroso dovrebbe in tempi brevi delineare quel “rimpasto” della sua squadra che il Parlamento sembra pretendere per votargli la fiducia. Occorrerà poi procedere alle audizioni dei nuovi designati, per giungere – nella più rosea delle ipotesi – a un ulteriore passaggio in Aula nella sessione del 15-18 novembre. Fino ad allora resterà in carica l’Esecutivo guidato da Romano Prodi. Naturalmente la situazione verificatasi a Strasburgo ha suscitato molteplici reazioni. Socialisti, liberali, verdi e sinistra, che avevano chiesto al presidente incaricato di cambiare almeno in parte la composizione della Commissione o di riassegnare i portafogli, hanno esultato, affermando che il Parlamento “si conferma istituzione centrale nell’architettura europea, rappresentando il volere dei cittadini”. Critici invece i popolari e le destre che avevano sostenuto fino all’ultimo Barroso. Al centro delle critiche dei deputati erano finiti ben sei commissari designati: per cinque di loro erano state sollevate obiezioni sulla competenza tecnica o su un possibile conflitto di interessi. Per l’italiano Rocco Buttiglione, invece, i dubbi emersi riguardavano i pareri da questo espressi in merito all’omosessualità e alla condizione della donna nella società moderna. Buttiglione in realtà aveva contestualmente chiarito di saper distinguere tra le opinioni personali riaffermate durante l’audizione e il ruolo istituzionale che lo attendeva. Ma ciò non era bastato ai componenti della commissione Libertà e giustizia, che gli aveva assegnato un parere negativo. DEMOCRAZIA PARLAMENTARE, PROGRAMMI ECONOMICI. Gli eventi di Strasburgo rischiano in prospettiva di offuscare l’importanza della cerimonia per la firma della Costituzione e non mancheranno di creare problemi nei rapporti tra le istituzioni comunitarie. D’altro canto occorre rilevare – come hanno fatto alcuni eurodeputati – almeno un elemento positivo: sembra infatti affermarsi nell’Ue, pur tra mille fatiche, una più decisa “democrazia parlamentare”. Si deve poi sottolineare che la mancata fiducia ha finito per distogliere l’attenzione sul programma che Barroso aveva presentato nella stessa seduta dell’Assemblea. Apprezzato in diversi passaggi, il discorso programmatico del portoghese aveva affrontato con determinazione le tematiche sociali ed economiche. “L’Unione deve porre la crescita al centro della sua azione; l’Europa ha bisogno di maggiore crescita, occupazione, spirito d’impresa, innovazione e ricerca”, secondo Barroso. Per questa ragione “devono essere avviate riforme che garantiscano il dinamismo economico dei Venticinque. Bisogna puntare sull’istruzione e sulla formazione, la conoscenza e lo sviluppo tecnologico, per essere una vera economia basata sulla conoscenza, all’altezza di una competitività internazionale sempre maggiore”. Ma tali riforme, ha spiegato il presidente designato, “devono inserirsi nel contesto di una strategia di sviluppo sostenibile che rilevi la sfida del cambiamento climatico e che dia le opportune risposte alle sfide in materia di energia, trasporti e tutela dell’ambiente”.