Vittoria del partito del presidente Ibrahim Rugova, la “Lega Democratica” (poco sopra il 45% dei voti), da sempre a favore dell’indipendenza del Kosovo che è a larga maggioranza albanese, ma con la pesante ipoteca di un’astensione quasi assoluta della minoranza serba, che tiene in allerta la comunità internazionale e allontana di fatto la possibilità di una rapida separazione da Belgrado: è questa la situazione emersa dalle elezioni di domenica scorsa nel piccolo Paese balcanico. In un simile quadro, il ruolo della Chiesa cattolica all’interno della Federazione di Serbia e Montenegro rimane quanto mai “vitale”. L’arcivescovo di Belgrado, mons. Stanislav Hocevar, si è espresso con favore sulla ipotesi ventilata nei giorni scorsi dal presidente della Federazione Svetozar Marovich, di una visita del Papa a Belgrado. Sono note le posizioni della Chiesa ortodossa serba al riguardo, ma si sottolinea da parte cattolica “la presenza di Giovanni Paolo II in terra serba potrebbe costituire una grossa opportunità di apertura non soltanto per il dialogo ecumenico, ma per lo stesso cammino di avvicinamento della Federazione all’Europa, una volta liberata dal fardello del passato”. Il presidente Marovich si era espresso con parole incoraggianti su Giovanni Paolo II in vista di sostenere il difficile e lento cammino verso una democrazia compiuta. “La presenza del Papa si dice da parte cattolica – potrebbe favorire un significativo passo in avanti in tale direzione”.