rassegna delle idee" "

Il pane intellettuale ” “” “

Un libro sul teologo ” “francese Yves Congar presentato ” “a Dublino dal card. Daly” “” “

“Il pane intellettuale della Chiesa è stato cotto nei forni della Francia”: queste parole di papa Paolo VI, a conclusione del Concilio Vaticano II, intendevano essere il riconoscimento “di quell’età dorata della teologia francese rappresentata dagli anni Cinquanta attraverso l’opera dei domenicani, dei gesuiti e del clero diocesano alla guida di un profondo rinnovamento della Chiesa cattolica nei campi degli studi sulla Scrittura, la patristica e la teologia, come pure in quelli della liturgia, della pastorale e della sociologia delle religioni”. A ricordarlo il card. CAHAL B.DALY che nei giorni scorsi ha presentato a Dublino il volume di Gabriel Flynn dal titolo “La visione della Chiesa di Yves Congar in un mondo che non crede”, pubblicato in occasione del centenario della nascita del grande teologo domenicano e perito del Concilio, noto soprattutto per il suo contributo alla teologia del laicato e all’ecumenismo, amico personale di Giovanni Paolo II e da questi nominato cardinale. Allievo di padre Congar (1904-1995), il card. Daly ne ha tracciato un ritratto a tutto tondo che ne pone in luce l’attualità alla presenza ideale, in controluce, di padre Henri de Lubac (1896-1991), anch’egli tra i maggiori teologi del Novecento e tra i più significatici ispiratori del Concilio, creato cardinale da papa Wojtyla. AMORE PER LA CHIESA. Incompresi e osteggiati negli anni preconciliari “da taluni organismi della Chiesa, ed in particolare dal Sant’Uffizio”, questi “due grandi teologi reagirono in modo diverso secondo la propria personalità ma, anziché inasprirsi, entrambi seppero distinguere tra la Chiesa, che amavano, e le persone che in quel periodo agivano a suo nome” ha precisato il card. Daly. “Congar e de Lubac erano fondamentalmente spiriti affini. Soprattutto uomini della Chiesa, delle Fonti, comprendendo in questa definizione sia la Sacra Scrittura sia la Tradizione”, e “si sostennero a vicenda in diverse pubblicazioni”, ma “presero anche strade diverse”. Tra i fondatori della rivista internazionale di teologia Concilium, “Congar, pur con qualche riserva, ne rimase un energico sostenitore”, mentre de Lubac “trovatosi rapidamente in disaccordo con molte delle opinioni espresse nelle sue pagine, se ne dissociò pubblicamente” per passare a Communio, rivista di diversa impostazione. IL DECLINO DELLA FEDE. Al centro della riflessione di Congar, “le tensioni nascenti nella Chiesa dopo il Concilio e la questione dell’interpretazione del Concilio stesso”, nonché “il desiderio di vedere la Chiesa rinnovata e riformata in guisa tale da riuscire ad arrestare, e magari invertire, il declino della fede cristiana e della pratica religiosa in Francia e in tutto il mondo occidentale”. Un fenomeno, tuttavia, che per il card. Daly, non può imputarsi soltanto alle “mancanze o ai limiti della gerarchia ecclesiastica”, ma va collegato “in misura significativa anche ai cambiamenti sociologici verificatisi” negli ultimi decenni in Francia come in Irlanda. Tra questi, “l’urbanizzazione, la mobilità geografica, la crisi delle comunità e della parrocchia, le trasformazioni nell’organizzazione e nei tempi del lavoro, la sostituzione della domenica con il ‘finesettimana’ che ha alterato il ritmo della giornata” dando spazio alla “vita notturna”. Nuove abitudini nelle quali, rimarca, “di solito non rientra la messa domenicale”. Ciò non toglie, tuttavia, che “il rinnovamento della Chiesa sia per questo meno imperativo – chiarisce il card. Daly – e non tanto al fine di riportare indietro i non osservanti, quanto perché la Chiesa sia fedele alla propria missione e tradizione. E questo era anche l’auspicio di Congar”. Una Chiesa autentica e credibile, indispensabili connotati “per svolgere il mandato di predicazione del Vangelo affidatole”. IL CONCILIO DI CONGAR. Ulteriore elemento di attualità del teologo domenicano, ha proseguito l’arcivescovo Daly, “la passione per l’unità fra le Chiese cristiane divise”; una “vocazione ecumenica”, come la definiva lo stesso Congar, per il conseguimento di una riunificazione che avrebbe riportato la Chiesa alle proprie origini. “Mi colpisce – sono ancora parole di Daly – che la condizione attuale della Chiesa in Irlanda” fosse in qualche modo già prevista “in alcune pagine che Congar scriveva trent’anni fa o anche prima”: la tendenza, “alimentata dai massmedia, a mettere in discussione ogni sorta di autorità, a dare spazio a tutto ciò che disturba o contraddice le certezze acquisite denigrando i valori più sani definiti inutili… temi che secondo il teologo costituiscono per la Chiesa nuove sfide pastorali da affrontare alla radice”. Precursore del Concilio “di cui divenne uno degli architetti più significativi”: così GABRIEL FLYNN, autore del volume, descrive Congar. Intervenuto all’anteprima editoriale, Flynn ha riferito l’affermazione del card. Avery Dulles, docente di teologia alla Fordham University di New York: “Grazie a Giovanni XXIII, consapevole dell’importanza del suo lavoro, egli ha potuto svolgere un ruolo così importante nel Vaticano II che questo potrebbe quasi essere definito ‘il Concilio di Congar'”.