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Un’ora difficile” “” “

Le conclusioni ” “del Rapporto Windsor: ” “stop a matrimoni e ordinazioni gay” “” “

Invito a Gene Robinson, il vescovo omosessuale ordinato il novembre dello scorso anno nella diocesi episcopaliana del New Hampshire e a chi ha partecipato alla sua ordinazione a dimettersi, richiesta di sospendere le benedizioni dei matrimoni gay, invito alle diocesi favorevoli a pastori e vescovi omosessuali a esprimere rincrescimento. Il Rapporto Windsor, 93 pagine presentate il 18 ottobre a Londra nella cripta della cattedrale di St. Paul’s dal Primate irlandese Robin Eames , ribadisce la linea anglicana del 1998, secondo cui “l’omosessualità é contraria alla Bibbia” e invita chi tra i settanta milioni di anglicani in tutto il mondo non é d’accordo “a obbedire alla linea ufficiale o allontanarsi dalla Chiesa”. La Commissione che l’ha messo a punto, composta dai primati delle trentotto province di tutto il mondo, ha lavorato un anno per trovare una soluzione alle divisioni in materia di omosessualità. La spaccatura tra l’aerea pro-gay e le diocesi evangeliche contrarie all’ordinazione di Robinson avvenuta nel novembre del 2003 è profonda. Nel Terzo Mondo alcuni primati come il nigeriano Akinola si erano già dichiarati non più in comunione con le province pro-gay. Un compromesso che non soddisfa. Il compromesso cercato dal Rapporto Windsor, steso dalla “Lambeth Commission”, la commissione formata da diciannove primati anglicani e scelta dall’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams per trovare nuove soluzioni alle divisioni in tema di omosessualità, comincia a mostrare le prime crepe. L’arcivescovo nigeriano Peter Akinola, ha accusato con toni forti la parte liberale della Chiesa di voler “sovvertire la fede” e ha attaccato il rapporto che puntava sulla riconciliazione. Già nel novembre dello scorso anno Akinola, che rappresenta diciassette milioni di anglicani si era dichiarato non più in comunione con la chiesa episcopaliana che ha ordinato Robinson. Ora il Primate anglicano giudica insoddisfacente il rapporto steso proprio per mantenere all’interno della religione anglicana voci dissidenti come la sua. A scontentare Akinola è l’invito, contenuto nel Rapporto Windsor, alle diocesi africane a non accogliere le parrocchie americane conservatrici ribelli che non si sentono più in comunione con le loro diocesi quando queste ultime ordinano pastori gay. Il Primate nigeriano è anche insoddisfatto perché non vi è stata una condanna più decisa dei pastori omosessuali. “Dov’è il linguaggio di rimprovero per coloro che promuovono peccati di natura sessuale come comportamenti sacri e accettabili? Lo squilibrio è sbalorditivo”, ha detto Akinola, “È sbagliato usare lo stesso linguaggio per azioni di natura diversa. Invece di un chiaro invito al pentimento ci sono state offerte ‘dolci’ parole per coloro che non hanno dimostrato nessun dolore religioso per le loro azioni e dure parole di condanna per coloro che hanno steso una mano per aiutare amici bisognosi di cure pastorali e spirituali”. NESSUN PENTIMENTO? A tre giorni di distanza non vi sono segni di dimissioni o pentimento da parte del clero anglicano pro-omosessuali. Il rapporto ha cercato accenti e toni conciliatori che mantenessero insieme la comunione di settantasette milioni di anglicani, tentando di accontentare sia l’ala liberale e pro-gay della Chiesa che quella conservatrice. Martin Reynolds, presidente dell’associazione anglicana a favore di gay e lesbiche ha definito il rapporto Windsor “un documento con il quale possiamo lavorare”, mentre la “Church Society”, l’associazione che raccoglie i membri della Chiesa di Inghilterra che ritengono la Bibbia incompatibile con atti omosessuali l’ha definito “un documento senza denti, che manca di offrire una direzione sul problema dell’omosessualita”. “Ognuno ha sottolineato quanto sia importante la comunione”, ha dichiarato il reverendo David Phillips, direttore della “Church Society”, “Ma senza dire che cosa occorre fare quando le persone tentano di distruggerla”. Phillips si è definito “deluso” e ha detto che si aspettava dal Rapporto Windsor un atteggiamento più definito e chiaro. RESTARE UNITI. A Londra Eames ha lanciato un forte appello all’unità ricordando che la Chiesa deve trovare una via comune nel nome del Vangelo non soltanto al suo interno, ma anche con le altre chiese cristiane. “Avendo vissuto il dolore del conflitto nordirlandese”, ha detto il Primate, “non riesco a capire come una Chiesa costruita sul Vangelo finisca per dividersi al suo interno”. Secondo Gregory Cameron, responsabile per l’ecumenismo per la comunione anglicana, “il rapporto Windsor è anche un passo avanti nel dialogo con la Chiesa Cattolica”.