unione europea" "
La figura del mediatore europeo” “” “
È il “guardiano della buona amministrazione” a livello continentale; sta dalla parte dei cittadini che, in misura crescente, si rivolgono al suo ufficio per vedere tutelati i propri diritti nei confronti delle istituzioni dei Venticinque. La figura del Mediatore europeo (“Ombudsman” nelle lingue dei paesi del Nord), che svolge un lavoro prezioso ma nascosto, è tornata alla ribalta nei giorni scorsi per due motivi: da una parte ha avuto un pubblico riconoscimento, da parte della commissione Petizioni del Parlamento, per il positivo lavoro svolto; dall’altra, perché è stato ufficialmente diffuso in 21 lingue l’opuscolo intitolato “Il Mediatore europeo: la può aiutare?”, una guida per la difesa dei diritti, rivolta ai 450 milioni di cittadini Ue. Cresce la fiducia dei cittadini. La commissione per le Petizioni lavora spesso parallelamente al Mediatore. Una volta l’anno valuta la relazione sull’operato di questo organismo, per verificarne l’efficacia, le procedure seguite, i possibili sviluppi per il miglioramento dei rapporti tra istituzioni comunitarie e cittadini. “I deputati si felicitano del lavoro svolto dal Mediatore si legge nella risoluzione dell’europarlamentare irlandese Proinsias De Rossa -. Essi considerano il ruolo del Mediatore come un contributo essenziale” verso una Ue nella quale le decisioni “siano prese nel più grande rispetto possibile del principio di apertura e il più vicino possibile ai cittadini”. La commissione ha inoltre lodato l’Ombudsman per la realizzazione di una rete di “difensori” a livello nazionale e locale e ha ritenuto positivo il fatto che un numero sempre maggiore di cittadini, gruppi, società commerciali si rivolgano al Mediatore: tra il 2002 e il 2003 si è infatti registrata una crescita del 10% delle petizioni, giunte a quasi 2.500 in 12 mesi, con un dato superiore atteso per il 2004. Conoscere i propri diritti per poterli tutelare. La figura del Mediatore è stata istituita dal Trattato di Maastricht; la sede è a Strasburgo e il servizio conta poco più di trenta funzionari. La carica, inizialmente assunta dal finlandese Jacob Soderman, è ora detenuta dal giurista greco Nikiforos Diamandouros, che gira l’Europa con un messaggio preciso: “Occorre meglio informare i cittadini dell’Unione dei loro diritti e degli strumenti a loro disposizione per godere pienamente di essi”. Diamandouros 62 anni, coniugato, due figli, una laurea americana e primo difensore civico nazionale in Grecia – si divide fra diverse competenze: anzitutto analizza le “lamentele” ricevute e agisce presso le istituzioni chiamate in causa; quindi opera per tenere i rapporti con una rete di 90 uffici distribuiti in 30 Paesi diversi (membri dell’Ue, candidati, più Norvegia e Islanda). Tra i casi più frequenti sul tavolo del Mediatore sono i problemi di accesso ai documenti Ue, la mancanza di trasparenza nei concorsi per assunzioni, le risposte tardive o mancate a richieste dei cittadini. Un “no” deciso a soprusi o discriminazioni. Presentare una petizione al Mediatore è molto semplice: basta una lettera oppure un messaggio di posta elettronica. Ricevuta la richiesta, l’ufficio svolge un’indagine interna che può giungere a un’azione diretta nei confronti dell’istituzione inadempiente, a un procedimento in via amichevole che comunque assicuri una risposta soddisfacente al cittadino, oppure all’archiviazione nel caso non si riscontrasse alcuna manchevolezza. Tra le denunce ricevute nel 2003 (anno cui si riferisce l’ultimo rapporto disponibile del Mediatore), l’istituzione principalmente chiamata in causa è stata la Commissione (67% dei casi), seguita dal Parlamento (10%) e dal Consiglio (7%). Nella maggior parte dei casi si trattava di questioni relative a problemi di “trasparenza” da parte di organismi comunitari (28% delle denunce), seguiti da discriminazioni, errori giuridici o procedurali. Nella metà degli episodi non è stata riscontrata una violazione di diritti; negli altri casi, invece, il Mediatore ha proceduto, ottenendo la soddisfazione delle richieste. Le denunce, provenienti il 93% delle volte da singoli cittadini e per il rimanente da associazioni o società, giungono in maggior numero da Germania (432 nel 2003), Francia (320), Spagna (284), Italia (196), ma anche da Paesi più piccoli come Irlanda (33) e Danimarca (31). In rapporto alla popolazione, i popoli più “reattivi” per la difesa dei propri diritti sono gli irlandesi, i lussemburghesi, i belgi e i portoghesi.