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Stato laico, un’ossessione” “” “

Le reazioni dei cattolici ” “alle decisioni del Governo Zapatero” “” “

Inquietudine e protesta. È il sentire di tanti cattolici di fronte ad alcune delle misure prese di recente da José Luis Rodríguez Zapatero, il presidente del governo spagnolo, su temi quali la legge sul divorzio, l’equiparazione al matrimonio delle unioni gay con possibilità di adozione, la manipolazione di embrioni, lo spostamento dell’ora di religione al di fuori dell’orario scolastico. Ne abbiamo parlato con l’editorialista del giornale cattolico on-line Forum Libertas (www.forumlibertas.com), Ignasi Miranda. Lo scontro tra la Chiesa e il governo di Zapatero era prevedibile? “C’erano già delle avvisaglie prima dell’elezione di Rodríguez Zapatero e prima che prendesse posizioni e misure concrete. In soli sei mesi questo governo si è scontrato troppo spesso con la Chiesa Cattolica. Il divorzio, ad esempio. A settembre, il Consiglio di Ministri approva una riforma della legge del divorzio vigente in Spagna da 1981. L’obiettivo è favorire il divorzio delle coppie senza passare per il periodo previo della separazione. I vescovi e molte organizzazioni cristiane e civiche in difesa della famiglia hanno denunciato che il governo faciliti la dissoluzione dei matrimoni anziché annunciare misure positive a favore dell’istituzione familiare. A questo bisogna aggiungere l’approvazione di un progetto di legge per legalizzare il matrimonio tra gay, che implica automaticamente la possibilità di adottare dei bambini. Il progetto svuota totalmente i contenuti del matrimonio con un’equiparazione che suppone, in più, una chiara rottura antropologica. I vescovi hanno esortato i cattolici a protestare e il governo, in risposta, ha reagito con durezza e belligeranza contro la Chiesa. E poi c’è la politica educativa. Le riforme presentate recentemente contemplano che l’ora di religione, prima considerata valutabile al pari di un’alternativa di cultura religiosa non confessionale, ormai rimane quasi senza alternativa, ma peggio di prima”. Si può frenare l’idea di trasformare la Spagna in uno Stato puramente laico? “Convertire la Spagna in uno Stato laico richiederebbe la riforma della Costituzione, che usa la parola ‘aconfessionale’ e fa un riferimento esplicito alla religione cattolica per il fatto di essere maggioranza. Inoltre, la Costituzione spagnola stabilisce una visione positiva del fatto religioso. Laico, in realtà, significa escludente, perché implica la riduzione della religione all’ambito privato. Ma i politici socialisti adesso usano in maniera quasi ossessiva la definizione ‘Stato laico’. La società non è laica, ma plurale, con cattolici, protestanti, ebrei, musulmani, ortodossi, atei, laici… La società sono le persone, non una istanza superiore che si definisce laica”. Come stanno reagendo i cattolici di fronte alle misure adottate? “Stanno reagendo bene, con iniziative che però mancano di unità. È molto migliorato l’impegno dei laici come collaboratori dei messaggi di denuncia dei vescovi”. Quale è il principale rimprovero che si fa al governo? “Il suo laicismo escludente, seguendo il peggiore stile francese. L’hanno detto i vescovi e molti laici credenti. E riguardo all’aspetto economico, per esempio, sembra che al governo attuale piaccia di più aiutare le altre religioni piuttosto che i cattolici”. Zingari, carcerati, monache Zingari, carcerati e monache contemplative: a queste tre categorie di persone si è rivolto nelle sue prime lettere pastorali mons. Santiago García Aracil, nuovo arcivescovo di Mérida-Badajoz. Quasi un programma pastorale spontaneo che nella sua prima messa in diocesi ha detto: “Vorrei che il mio lavoro tra di voi fosse per tutti, senza eccezione, un segno di dialogo paziente e di collaborazione”. L’arcivescovo si rivolge agli zingari con un “carissimi fratelli” ricordando loro che “siamo figli di una stessa Madre, Maria, che voi chiamate con affetto “la Majarí Cali”. “Mi presento a voi come Santiago”. Semplice e diretto è invece l’inizio della lettera ai carcerati: “A volte le cose vanno storte – scrive -, ma l’aiuto di Dio, le convinzioni e la gioia possono sistemarle”. “Io non posso offrirvi la libertà per portarvi fuori dalle mura del carcere e risolvere i problemi delle vostre famiglie”. Ma “offrendovi la luce di Cristo, posso aiutarvi ad un cambiamento interiore”. Alle monache l’arcivescovo chiede preghiere, ricordando che “la Chiesa sta attraversando momenti difficili in questa vecchia Europa di profonde radici cristiane”.