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Bullismo nelle scuole britanniche, un fenomeno purtroppo in crescita” “” “
Gli rompono il braccio e lo fotografano. È capitato in Gran Bretagna, alla “Wetherby High School”, una scuola nello Yorkshire occidentale, dove una decina di quindicenni hanno circondato ed aggredito un undicenne e, dopo avergli rotto un braccio, hanno fotografato la scena con un cellulare per poi inviare l’immagine ai loro amici con la posta elettronica. Questa notizia raccapricciante ha occupato le prime pagine dei quotidiani britannici negli ultimi giorni. Si é trattato dell’ennesimo episodio di bullismo giovanile una vera piaga nella Gran Bretagna di oggi. Sul fenomeno abbiamo chiesto un commento a Jim Richards direttore della “Catholic Children Society”, l’associazione cattolica che si occupa di problemi dell’infanzia. “Esiste molto più bullismo oggi nelle scuole rispetto ad una volta, e il problema diventa ogni giorno più grave”, spiega Richards, “Moltissimi giovani oggi guidano ad una velocità eccessiva, esiste un alto tasso di ragazze madri e un nuovo problema è l’automutilazione dei più giovani. Si tratta di situazioni diverse, ma collegate da vicino al problema del bullismo, più grave da noi e negli Stati Uniti rispetto al resto del mondo”. Quali sono secondo lei le ragioni di questo fenomeno? “Il Regno Unito ha il tasso di divorzi più alto d’Europa e il numero più alto di singoli genitori che crescono da soli una famiglia. Ha anche uno degli orari di lavoro più pesanti d’Europa. Se si collegano tutti questi fattori é lecito chiedersi quanto contatto davvero esista tra genitori e figli e quanta possibilità questi ultimi abbiano di essere davvero amati. Qui da noi i bambini guardano spesso la televisione da soli. E sul piccolo schermo esiste un tasso molto alto di violenza che secondo gli esperti può essere collegata in modo diretto con la violenza messa in atto dai giovani. Anche le scuole sono cambiate. Oggi si dà maggiore importanza agli esami, esiste una forte pressione sugli insegnanti perché migliorino gli standard delle scuole. I giovani, privati di amore in famiglia, sottoposti a uno stress continuo a scuola, condizionati dalla violenza in televisione, reagiscono non andando a scuola, ritirandosi in loro stessi e picchiando i compagni di classe”. Esistono soluzioni a questo problema? “Non c’è una via di uscita semplice. È importante, per esempio, che il Governo smetta di pubblicare i “league tables”, le graduatorie dove alle scuole viene dato agli alunni un punteggio basato su diversi parametri; vanno ridotti i test in classe e gli esami e l’orario di lavoro dei genitori così che essi abbiano più tempo da trascorrere con i figli. È importante anche che venga esercitata pressione sulla televisione e i produttori di videogame così che i giovani non vengano esposti a un livello eccessivo di violenza. La ‘Catholic Children’s Society’ della quale sono direttore ha lavorato molto con i bambini nelle scuole, fornendo sostegno psicologico alle vittime del bullismo. Lavoriamo anche con coppie che hanno divorziato e hanno figli”. E ottenete risultati positivi? “Se non vi sono cambiamenti radicali nelle politiche del governo e nel modo della società di trattare i più giovani gli sforzi di associazioni come la mia diventano inutili. Sono piuttosto pessimista sul fatto che questo avvenga, non vedo alcun segno in questa direzione. Devo dire che la situazione non è così tragica nelle scuole cattoliche, che operano secondo una logica diversa da quelle statali mettendo al centro gli alunni e considerandoli come persone e non solo come materiale da esame”. Alcuni dati Il quadro tracciato da Jim Richards si riflette nelle ultime statistiche pubblicate dal “Department for Education and Skills”, il “Ministero dell’Educazione” britannico sul bullismo che forniscono cifre davvero preoccupanti. Nell’estate dell’anno scorso circa dieci alunni al giorno nel Regno Unito sono stati espulsi perché avevano assalito un adulto o un altro alunno. In totale 288 alunni sono stati espulsi per aver commesso violenza contro un adulto, 336, per aver attaccato un compagno di scuola, 4000 ragazzini, per la maggior parte teen-ager, per aver assalito un adulto, 12.800 per violenze su altri alunni. Durante l’estate del 2003 vi sono state 2400 espulsioni permanenti dalle scuole e 800 a termine limitato.