cattolici e politica" "

Una storia e un ideale” “” “

Otto di Asburgo, ” “figlio del beato Carlo I d’Austria, su "Umanesimo e Mediterraneo"” “” “

“Umanesimo e mediterraneo” è il tema di un ciclo di conferenze proposto dall’Associazione internazionale ‘Carità politica’ e iniziate nei giorni scorsi a Roma con l’intervento, tra gli altri, di OTTO DI ASBURGO (91 anni), già deputato al Parlamento europeo, presidente onorario dello stesso, e figlio dell’imperatore Carlo I d’Austria, beatificato lo scorso 3 ottobre. L’incontro è stato anche occasione per ricordarne la figura: “Carlo d’Asburgo – ha affermato il card. JOSÉ SARAIVA MARTINS , prefetto della Congregazione delle cause dei santi – è stato un grande laico cristiano, in qualche modo anticipando la definizione del Concilio Vaticano II là dove si parla di santità comune del popolo di Dio che, per la particolare esperienza della sua vita e per la dedizione caritatevole agli uomini e alle loro condizioni e situazioni di vita, la Chiesa riconosce oggi in lui come singolarmente straordinaria”. Riportiamo alcune considerazioni dall’intervento di Otto di Asburgo. L’IDEA DI ISABELLA. “L’Europa – ha affermato Otto di Asburgo nel suo intervento sul tema ‘Mediterraneo: una storia e un ideale’ – riprende oggi il proprio ruolo non solo nel progresso dell’Unione, ma anche nella responsabilità globale del continente. Essa non è ancora completa senza l’inclusione di certi Paesi di antica tradizione europea come Croazia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Bulgaria, Romania – per non dimenticare Ucraina, Albania, Montenegro, Kosovo e Serbia – ma è sulla buona strada. È giunto il momento di preparare un futuro e, in questa prospettiva, riproponiamo una vecchia idea europea, quella espressa dalla regina Isabella la Cattolica, che nel suo testamento, ricordava che il Mediterraneo non è una frontiera ma un crocevia”. LO SPAZIO DEL MEDITERRANEO. L’unificazione europea, a suo avviso, “è una parte della realtà del Mediterraneo che è circondata da 3 elementi principali, l’Europa, il Mashrek con la Turchia e i Paesi islamici che hanno recuperato l’indipendenza dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica, e il Maghreb. I popoli di queste regioni hanno molto in comune, nella politica, nella storia e anche nell’economia. Soprattutto è possibile rinvenire una unità di tipo culturale quando si va da Giralda a Kutubia, dall’Unione europea all’Asia minore, dalla Francia alla Libia, dalla Croazia al Libano. In questo spazio ci sono cose che ci uniscono più delle divisioni del passato. I santuari delle grandi religioni monoteiste si trovano in questo spazio, anche se sarebbe illusorio sperare che questa realtà trovi espressione pratica dall’oggi al domani”. “Noi – ha proseguito – abbiamo un’eredità comune che è fatta per unirci. C’è oggi il timore di una diffusione dell’Islam che ha lo scopo di creare nei nostri popoli una ostilità che – come la storia dimostra – è motivata dall’interesse di chi non desidera che l’Europa, e con essa la comunità dei popoli del Mediterraneo, riprenda il ruolo tradizionale di motore della cultura ed elemento del progresso scientifico e tecnico attuale”. “Per la molteplicità dei suoi popoli e per la sua tradizione religiosa noi abbiamo tutte le chance, a condizione che, insieme, siamo degni della nostra storia”. La condizione necessaria è essere “patrioti delle nostre nazioni, ma di più del nostro continente e della nostra comunità. Occorre comprendere che patriottismo e nazionalismo sono due emozioni profondamente differenti. Il patriota ama la sua patria ma è amico dei suoi interlocutori; il nazionalista adora la sua patria ma disprezza gli altri”. Il cammino è ancora lungo, ma “ciò che rende la possibilità di riconoscere il mare nostrum è che si trovi una formula di un avvenire in qualche misura più probabile e che la realtà della vita delle nazioni lo renda imperativo”. PASSIONE PER LA PACE. Otto di Asburgo ha portato un ricordo personale del padre, l’imperatore Carlo I, la cui beatificazione ha origine “dal servizio che volle rendere ai suoi popoli e ai suoi nemici nel lavorare per la pace nel corso della Prima guerra mondiale. Le sue iniziative non trovarono risposta ad eccezione del Papa Benedetto XV. Egli conosceva i sacrifici imposti ai popoli e aveva una autentica passione per la pace. In una guerra che non aveva dichiarato, portò tutte le conseguenze personali della sconfitta. Lui che ricercava la pace fu giustamente punito a causa di essa, con la distruzione dell’unità del Basso Danubio, che doveva qualche anno più tardi essere l’inizio di una grande crisi, conseguenza dello smembramento di una comunità naturale. Morì poco tempo dopo. L’ultimo giorno di vita disse: ‘Devo soffrire molto affinché i nostri popoli e l’Europa si ritrovino un giorno’. Aveva fiducia nella giustizia divina. Noi abbiamo avuto la gioia di vedere una parte dei popoli del Basso Danubio ritrovarsi nell’Unione europea e recuperare quella libertà che la maggior parte aveva perso nella catastrofe di Yalta. Ciò ci è d’incoraggiamento per un futuro che ci renda quella pace perduta che abbiamo conosciuto come ideale della pace cristiana, e che ci promette un bell’avvenire all’interno di una Europa unita e pronta ad allargare la sua comunità alle nazioni del Mediterraneo”.