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La risposta migliore” “” “

Il voto con il quale la Commissione giustizia, libertà pubbliche e sicurezza del Parlamento europeo ha respinto la candidatura di Rocco Buttiglione, designato dal governo italiano, alla carica di commissario, ha sollevato reazioni di segno opposto non solo sul merito della vicenda, ma anche sul rapporto tra le varie istituzioni Ue, tra gli Stati membri e Bruxelles, così come tra le molteplici “diversità” (culturali, sociali, religiose…) che “abitano” in un’Europa protesa verso l’unità. La questione dell’audizione del commissario indicato da Roma e del voto che ne è seguito lunedì 11 ottobre, deve essere anzitutto interpretata come uno degli innumerevoli passaggi obbligati cui sono sottoposti i membri designati dell’Esecutivo. Si tratta di procedure democraticamente condivise: sminuirne la portata o, per converso, forzarne il senso, significa mortificare le regole che l’Ue stessa si è data. D’altro canto va detto che durante i quindici giorni di audizioni ai 24 commissari inviati a Bruxelles dai governi degli Stati membri, c’erano stati altri momenti di frizione e almeno altri cinque futuri “ministri” comunitari sono stati contestati dalle rispettive commissioni. E anche l’uscita del presidente del Parlamento, lo spagnolo Josep Borrell, che giorni fa aveva dichiarato la propria disistima verso Buttiglione, è parsa un’affermazione gratuita e fuori da ogni protocollo istituzionale. Nella sostanza, poi, Rocco Buttiglione sembra essere stato “punito” almeno per due motivi. Il primo riguarda la sua schiettezza nel ribadire davanti alla commissione parlamentare le sue convinzioni su temi delicati quali l’omosessualità, il ruolo della donna nella società odierna, il problema dell’immigrazione irregolare. Idee peraltro condivise da una parte consistente di cittadini europei e patrimonio consolidato di quel cristianesimo che certo è una delle fonti della civiltà continentale. In secondo luogo Buttiglione potrebbe aver incontrato anche un pregiudizio che serpeggia da tempo nei palazzoni dell’Ue contro l’attuale governo italiano. Resta infine un’altra questione aperta che trascende l’episodio che ha visto per protagonista il commissario designato e che richiama il dibattito a suo tempo svoltosi nell’Ue sulla possibile, opportuna, citazione delle “radici cristiane” nel preambolo del Trattato costituzionale. Allora, come oggi, erano emerse le giuste e fondate argomentazioni sul retaggio cristiano dell’Europa, sostenute da Giovanni Paolo II; ma alla fine era prevalsa la decisione di glissare su tale questione, preferendo un preambolo di “basso profilo”. Alle spinte laiciste, forse anche massoniche, si erano aggiunte più ampie – e ben più preoccupanti – convinzioni legate all’avanzato processo di secolarizzazione che di fatto ha portato in Europa, negli ultimi 30-40 anni, in posizione minoritaria non solo il cristianesimo ma ogni forma di “credo” e di “pensiero forte”. Anche nella ristretta commissione parlamentare che ha “bocciato” Buttiglione deve aver avuto la meglio questa “indifferenza religiosa”, che spesso avverte come problematica ogni convinta posizione etica, ogni espressione di valori “alti”. Se quest’ultima osservazione fosse vera, i credenti non dovrebbero né rassegnarsi né assumere la realtà attuale come un alibi per ritirarsi nella “cittadella cristiana”. Occorrerebbe invece reagire con una ancor più limpida testimonianza del Vangelo nella vita di ogni giorno. Il coraggio di spendere la propria fede nella mondo, la capacità di essere voce profetica e “fuori dal coro”, sono la risposta migliore al recentissimo appello del Papa che, rivolgendosi ai partecipanti della Settimana sociale dei cattolici italiani, ricordava la necessità e il dovere per i cristiani di impegnarsi nella politica, e segnatamente nei ruoli pubblici e istituzionali, per servire l’umanità intera e il bene comune. Gianni Borsa – Bruxelles