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Un sì prudente ” “

In attesa della decisione definitiva ” “del Consiglio europeo del 17 dicembre ” “” “

Avanti, con estrema prudenza e prevedendo tempi lunghi. La Commissione europea ha reso noto mercoledì 6 ottobre il proprio parere sull’avvio dei negoziati di adesione della Turchia all’Ue. Ne è emerso “un sì qualificato”, accompagnato da diverse raccomandazioni e da espressioni di apertura e di fiducia verso il governo e il popolo turchi. Il prossimo passaggio ufficiale per sapere se Ankara potrà mettersi in marcia verso Bruxelles sarà il Consiglio europeo del 17 dicembre, quando i 25 capi di Stato e di governo dell’Unione decideranno se dar corso alla raccomandazione dell’Esecutivo. Progressi notevoli, ma restano “zone d’ombra”. Il presidente della Commissione, l’italiano Romano Prodi, intervenendo davanti all’Europarlamento, ha affermato che sul rispetto da parte della Turchia dei criteri di Copenaghen (i parametri politici, giuridici, economici e sociali cui devono adeguarsi i Paesi candidati all’Ue) “si registra un processo di riforme di immensa portata che ha mobilitato tutta la società turca”. Nonostante ciò “molto resta da fare sul piano della realizzazione pratica, per avvicinare la realtà concreta della Turchia a quella che si vive nei nostri Paesi. Ciò spiega la nostra posizione positiva ma, al tempo stesso, prudente: se si osserva la fotografia istantanea oggi, vi sono ancora molte zone d’ombra”. Così “qualsiasi interruzione di questo cammino verso la democrazia e i diritti dell’uomo porterà a un’immediata sospensione delle trattative. Il risultato – ha aggiunto Prodi – non è garantito in anticipo”. Tra i punti più delicati della corposa relazione stesa dal collegio dei commissari e da questi approvata a maggioranza, si segnala la presenza di casi di tortura nelle carceri, la carenza di diritti per le minoranze e per le donne, un’insoddisfacente situazione circa le libertà religiose e sindacali, un rapporto non del tutto chiaro tra potere politico e forze armate. Senza tacere di una realtà demografica e di standard economici lontani da quelli dei Venticinque. A proposito delle ricadute sul bilancio Ue, l’oratore ha puntualizzato che “è inconcepibile inserire l’integrazione della Turchia nelle prospettive finanziarie 2007-2013 su cui sono già iniziati i negoziati”. Il che farebbe pensare a trattative quanto meno decennali. Al termine dell’intervento, Prodi ha lanciato un messaggio al popolo turco: “Riconosciamo la vostra aspirazione storica a condividere pienamente il destino e i valori dell’Europa. Tuttavia il cammino per raggiungere tale obiettivo è ancora lungo”. I negoziati potranno sempre essere sospesi. Il commissario all’allargamento, il tedesco Günter Verheugen, ha presentato i tre testi cui ha lavorato l’Esecutivo: una relazione complessiva sulle riforme in Turchia, uno studio sulle possibili ripercussioni dell’ingresso turco nell’Ue e un documento politico che costituisce la “raccomandazione” sulla quale dovrà dire una parola definitiva il Consiglio di dicembre. Verheugen ha aggiunto che la Commissione ha definito le modalità di un avvicinamento fondato su tre pilastri: proseguire le riforme politiche per soddisfare i criteri di Copenaghen; riconoscere “la possibilità che i negoziati possano essere sospesi”; far partecipare la società civile a questo processo. Infine il commissario ha fatto il punto della situazione sugli altri candidati: per Bulgaria e Romania si conferma l'”aggancio” nel 2007, i negoziati con la Croazia avranno inizio nel 2005, mentre per la Macedonia si attende un pronunciamento del Consiglio. Ankara soddisfatta, Europarlamento diviso. Molteplici, naturalmente, le reazioni a livello comunitario. Diversi premier dei Venticinque si sono felicitati per il parere positivo emesso dalla Commissione. Da Strasburgo, dove partecipava ai lavori dell’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, il premier turco Tayyp Erdogan si è detto soddisfatto per questo “sì pieno, senza condizioni” da parte della Commissione. Il ministro degli esteri di Ankara Abdullah Gul ha parlato, più cautamente, di “un passo storico per la Turchia e per l’Europa”. Favorevole anche la reazione del presidente del Parlamento europeo, lo spagnolo Josep Borrell, che ha annunciato una relazione sulla situazione turca curata da una commissione parlamentare. Articolato il dibattito all’Europarlamento. Il popolare tedesco Hans-Gert Poettering ha fatto presente che tra i gruppi politici “vi sono opinioni diverse riguardo l’adesione della Turchia”, dicendosi poi colpito dalle affermazioni sulla tortura definita “non sistematica”: “Questa – ha spiegato – è una conferma cinica che la pratica della tortura esiste”. Il socialista tedesco Martin Schulz ha sostenuto che l’adesione della Turchia potrebbe “dimostrare che la società musulmana condivide gli stessi valori dei cittadini europei”. Per il liberaldemocratico inglese Graham Watson “lo scontro di civiltà va evitato e l’adesione della Turchia contribuirà alla costruzione di un mondo in cui le tre grandi religioni monoteiste convivranno pacificamente”. In aula non sono mancate le voci perplesse degli euroscettici: forse la Turchia è pronta ad entrare nell’Ue – hanno ribadito -, ma è l’Unione che non è pronta ad accoglierla. Posizioni favorevoli sulla “raccomandazione” sono state espresse dai vertici del Consiglio d’Europa e da alcuni Stati terzi.