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Risvegliare la cultura ” “

Elezioni, rifugiati e antisemitismo ” “alcuni dei temi di "Europe infos" ” “” “

La scarsa partecipazione dei cittadini europei alle elezioni dello scorso mese di giugno ripropone la necessità di “risvegliare la nostra cultura democratica, promuovere il dibattito informato e la cittadinanza responsabile”, ma, al tempo stesso, impone una riflessione sui “doveri di chi è stato eletto” e sul sistema delle liste che “in numerosi Paesi non consente ai votanti di scegliere i candidati secondo le loro qualità”. JOHN COUGHLAN, redattore di “Europe infos”, il mensile della Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece) e dell’Ufficio cattolico di informazione e iniziativa sull’Europa (Ocipe), nell’editoriale del numero di settembre esprime riserve sulle modalità che hanno condotto all’elezione di Josep Borrell a presidente del Parlamento europeo (Pe), espressione di una “tendenza a consolidare il potere delle macchine politiche piuttosto che a spalancare le porte delle nostre istituzioni e a favorire la partecipazione dei cittadini”. Oltre alla riflessione di Coughlan, presentiamo alcuni tra i diversi temi trattati nella rivista. CITTADINI DISINCANTATI. “Un accordo stretto segretamente tra il Partito popolare europeo (Ppe) e il Partito dei socialisti europei (Pse)”, quello a favore di Borrell, che per Coughlan ha reso “l’elezione stessa una mera formalità” con l’obiettivo “di spartire la torta fra i due gruppi più potenti” e “ha suscitato critiche vivaci”. “Il dovere dell’eletto verso i cittadini è stato relegato in secondo piano – rileva il giornalista -. Di fronte ad un tale cinismo non vi è da meravigliarsi se molti cittadini rendono la pariglia. Risultato: la democrazia – e lo stesso Parlamento – soffrono”. NON SOLO SICUREZZA. “Parziale”, osserva CLARE COFFEY, il successo che ha coronato “il tentativo dell’Unione europea di “creare di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia”; l’Europa manca tuttora, rispetto alla realizzazione del Programma di Tampere, di “una politica comune coerente in materia di giustizia e affari interni”. Chiedono risposte urgenti, in particolare, le questioni della “gestione dei flussi migratori” e dei richiedenti asilo. “Le preoccupazioni per la sicurezza, aumentate soprattutto a seguito degli attentati terroristici di New York e Madrid – constata Coffey –, hanno posto l’accento in modo eccessivo su uno solo dei tre elementi (la sicurezza, ndr)” con la conseguenza che “le frontiere dell’Unione diventano sempre più impenetrabili, ed è sempre più difficile l’accesso di chi viene a cercarvi protezione o soccorso”; spesso “privi dei necessari documenti, i richiedenti asilo passano per criminali e come tali vengono trattati”. L’iniziativa denominata “Paesi terzi sicuri”, che prevede che i richiedenti asilo vengano momentaneamente collocati in uno Stato al di fuori dell’Unione in attesa dell’esame della loro domanda di accoglienza in un Paese europeo, secondo Coffey “contraddice gli impegni assunti dall’Ue e gli sforzi già compiuti per integrarli negli Stati membri” ed assomiglia ad “un tentativo di sottrarsi alle proprie responsabilità rimandando il problema”. “Le Ong specializzate nella tutela dei diritti umani e la Chiesa – conclude – sono consapevoli che occorre ancora lavorare molto per la protezione delle persone più vulnerabili che implorano di entrare nell’Unione”. ANTISEMITISMO E CRISTIANI. “Siamo vittime di antisemitismo e pregiudizi. Il mostro è di nuovo tra noi” aveva dichiarato nello scorso mese di luglio Cobi Benatoff, presidente del Congresso ebraico europeo rilevando nel continente “un aumento esponenziale” dell’antisemitismo che sta toccando “livelli senza precedenti dalla fine della seconda guerra mondiale”. Giudizio peraltro in linea con uno studio sull’argomento dell’Osservatorio europeo dei fenomeni razzisti e xenofobi (marzo 2004). Per GEORG DÜCHS “l’antisemitismo europeo ha nel tempo riguardato sia i cristiani sia la Chiesa. È quindi importante che oggi i cristiani smascherino le tendenze antisemite e le combattano attivamente”. Richiamando il magistero della Chiesa cattolica in materia, dalla dichiarazione di “inammissibilità dell’antisemitismo” di Pio XI nel 1938, passando per la “Nostra Aetate” (1965), fino alla lettera sul perdono e la riconciliazione dei vescovi polacchi che nel 2000 invitavano i fedeli ad “approfondire la solidarietà cristiana con il popolo di Israele” e a “combattere tutte le manifestazioni di antigiudaismo tuttora presenti tra i cristiani”, Düchs esorta a “passare dalle buone intenzioni ai fatti”. Mentre “l’Assemblea Onu auspica che venga adottata una risoluzione in materia, ‘Unione europea sta elaborando un piano d’azione, e l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione (Osce) è impegnata nel sostegno a programmi di lotta contro l’antisemitismo”, per Düchs sono “soprattutto i cristiani a doversi mostrare solidali con il popolo ebraico”. Un impegno che porta il sigillo delle parole del Papa durante la visita alla sinagoga di Roma nel 1986: “La religione ebraica non è estrinseca a noi, ma, in una certa maniera, è intrinseca alla nostra religione… Voi siete i nostri fratelli prediletti e, in certo modo, i nostri fratelli maggiori”.