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Una collaborazione più intensa tra collaboratori dell’assistenza sanitaria e volontari negli ospizi è stata al centro di un incontro svoltosi nei giorni scorsi ad Erlangen. Organizzato dalla Caritas tedesca e dall’organizzazione protestante Diakonie, il convegno ha predisposto la formazione di un gruppo di lavoro a livello diocesano, con l’obiettivo di collegare l’assistenza ai malati terminali al lavoro negli ospizi. Alla manifestazione hanno preso parte circa 120 volontari delle due organizzazioni confessionali e delle associazioni di hospice. “I nostri ospizi diventano sempre più case di morte”, ha osservato Dietmar Horchheimer, direttore del Diakonischen Werkes di Bamberg-Forchheim, che ha esposto il problema dell’aumento della mortalità negli ospizi dell’organizzazione fino al 50 per cento nel 2003. Nel suo intervento, il parroco don Frank Kittelberger ha presentato un progetto in corso dal 2001 per il miglioramento della cultura della morte e del commiato in cinque ospizi della missione di Monaco. Il direttore della Caritas diocesana, Bernhard Simon, ha invece auspicato un maggior riconoscimento dell’accompagnamento alla morte: non abbandonare a se stessi gli operatori nel settore, ha affermato, deve diventare “un’aspirazione fondamentale delle Chiese”, affinché essi percepiscano “che il loro servizio è prezioso non solo per i morenti, ma anche per chi rimane, indipendentemente dal fatto che venga svolto come professione, volontariato o per un rapporto personale con il morente”.