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La gioia e la fatica di vivere ” “

Lettera pastorale dei vescovi sul suicidio ” “” “

“La vita è fatta per essere vissuta”. Dio “non ci ha creato per la nostra autodistruzione”, ma per “scoprire la gioia di vivere e creare le condizioni affinché ogni essere umano possa vivere in modo dignitoso e sereno”. È quanto affermano i vescovi irlandesi nella lettera pastorale “La vita è per essere vissuta. Una riflessione sul suicidio” pubblicata in occasione della Giornata per la vita celebrata lo scorso 3 ottobre (cfr. Sir n.68/2004). Il tasso dei suicidi in Irlanda, pari al 15,5 per gli uomini e al 4,2 per le donne ogni 100mila abitanti, appare lievemente inferiore alla media europea che secondo Eurostat è di 18,3 per i cittadini di sesso maschile e 5,8 per quelli di sesso femminile ogni 100mila abitanti. I valori più elevati si registrano in Finlandia (41,8) in Austria (33), Francia (30,2), Svizzera (29,6), Danimarca (22,9). A preoccupare i vescovi irlandesi è tuttavia il progressivo aumento dei suicidi tra i giovani maschi (14-30 anni) per i quali rappresenta la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali. NO ALLA RASSEGNAZIONE. “Fino ad un passato recente – scrivono i vescovi – in Irlanda il suicidio era raro. Negli ultimi anni, invece, molto di ciò che sosteneva le persone e impediva loro di commettere” tale gesto “sembra essere venuto meno. Il progresso economico” si è accompagnato ad un diffuso “affievolimento della fede e alla perdita del senso della vita come dono di Dio”. Inoltre, “con la lodevole intenzione di rimuovere lo stigma che circondava le famiglie dopo la morte del suicida – si legge ancora nel documento – si è pervenuti all’erosione del convincimento che il suicidio sia un’opzione inammissibile”. “Nessuno auspica il ritorno agli antichi atteggiamenti di condanna o al ripristino dello stigma – precisano i vescovi –; occorre tuttavia riconoscere che il suicidio è divenuto nella nostra società una realtà terrificante con la quale siamo tutti chiamati a confrontarci” rifiutando “la rassegnazione all’idea che vi sia poco da fare per prevenirla”. OLTRE LE TENEBRE, LA LUCE. “A diverso livello, intere generazioni e numerosi individui si sono trovati alle prese con l’oscurità, sia all’interno di se stessi, sia all’interno della società – osservano ancora i presuli -. Di tanto in tanto le tenebre attraversano la nostra vita” e ad alcuni sembra di “essere condannati a vivere per sempre nel buio, ma, nonostante la gravità della sofferenza, alla fine le tenebre si dissolvono”. “La nostra fede ci assicura che se nella solitudine e nel dolore ci rivolgiamo a Dio saremo in grado di trionfare”. Questo “è il cuore del messaggio di Cristo: egli offre all’uomo l’opportunità di prendere sul serio la sofferenza, affrontarla e superarla”. Ripercorrendo alcuni episodi dell’Antico Testamento nei quali Dio è venuto in soccorso degli infelici, i vescovi esortano gli uomini di oggi “gravemente oppressi da problemi personali o familiari, malattie o timore di morte dolorosa, perciò tentati di arrendersi”, a “confidare in Dio”. LA BELLEZZA DEL VIVERE. “La vita oggi promette facili e rapide soluzioni quasi a tutto”; “sappiamo tuttavia che perfino in un’Irlanda benedetta negli ultimi anni da uno straordinario progresso economico, ciò è vero solo in parte”, e che “non esistono soluzioni facili e istantanee ai naufragi della vita di fronte ai quali molte persone meravigliose non sono riuscite a resistere”. Esiste, tuttavia, chi lo ha fatto ed “oggi vogliamo rendere onore a chi continua a combattere e, in particolare, rivolgiamo ai giovani l’appello a ‘tenere duro’ e a scoprire lo stupore e la bellezza del vivere”. Rilanciando l’importanza del dialogo e dell’ascolto: “Gli uomini, in particolare, sembrano incapaci di parlare delle proprie difficoltà, ma occorre ricordare che la ‘comunicazione sconfigge la depressione”. Di qui l’invito a rivolgersi, in caso di necessità, alle organizzazioni che fanno dell’ascolto e del sostegno psicologico la propria missione. UNIRE GLI SFORZI. Un pensiero, infine, alle famiglie dei suicidi, oppresse dal dolore e spesso tormentate dal rimorso per non essersi accorte in tempo di quanto stava maturando nella mente del proprio caro. “Nessuno merita una croce del genere” osservano i vescovi riferendo la testimonianza di un sopravvissuto al suicidio, il quale “più si avvicinava il momento di realizzare il proposito, più assumeva atteggiamenti di vita sereni e positivi” per sviare ogni possibile sospetto. “Singoli, famiglie, scuole, università, società civile, governo, media e istituzioni sanitarie”: a tutti i vescovi rivolgono l’appello a riunire gli sforzi “per comprendere meglio le cause del suicidio, curare e sostenere i soggetti a rischio, consolare e ‘accompagnare’ le famiglie” di chi ha tentato questo gesto, cosicché “nel nostro Paese ognuno si senta tenuto in considerazione e amato”.