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La posizione francese in merito alla proposta di una conferenza internazionale sull’Iraq è l’argomento di politica estera che attira maggiormente l’attenzione di Le Monde (29/9), che riassume in questi termini la posizione assunta dal governo d’oltralpe in materia: “Sì ma”. “La Francia – si legge nel sommario dell’articolo, firmato da Claire Tréan – è favorevole all’organizzazione rapida di una conferenza internazionale sull’Iraq, progetto al quale si è improvvisamente associata l’amministrazione americana. Ma il ministro degli esteri ha proposto un ordine del giorno che ha poche probabilità di trovare l’assenso di Washington. Parigi – spiega infatti l’autrice dell’articolo – vuole che tale conferenza sia posta sotto l’egida dell’Onu. Barnier auspica che venga affrontata la questione in calendario di un ritiro delle truppe della coalizione. Chiede nello stesso tempo che partecipino a quella riunione i rappresentanti dei gruppi oggi impegnati nella resistenza armata”. Di “terrore sensazionalistico” in Iraq parla William Safire ( Herald Tribune, 28/9), che a proposito dell’uso che i terroristi fanno dell'” arma dei rapimenti” osserva: “Abbiamo a che fare con la più brutale arma di propaganda mai contemplata. I governi forti cercano di contrastarla rifiutandosi di pagare denaro o riscatto politico ai rapitori-killer. La risposta non partigiana dei media dovrebbe essere il riportare gli eventi tramite la consapevolezza della manipolazione, e non in modo da sorvegliare la reazione dell’Iraq e l’indignazione musulmana mondiale”. “Iraq: un tentativo di ‘uscita’“: è il titolo d’apertura di La Croix (28/9), che sintetizza in questi termini la tragica situazione internazionale: “La questione – si legge nell’editoriale – non è di sapere se gli americani lasceranno l’Iraq, ma quando. E di sapere in che stato essi lasceranno il paese. Ormai è provato che la loro presenza non sia una garanzia di sicurezza”. Il “caos” iracheno, fa notare Frappat, “si aggrava nella misura in cui si avvicinano due scadenze elettorali. Una delle scadenze è certa: le elezioni presidenziali negli Stati Uniti avranno luogo il 2 novembre. L’altra è molto aleatoria: le elezioni in Iraq, fissate per il mese di gennaio 2005. Ogni giorno – conclude l’editorialista – rende più improbabile l’organizzazione di uno scrutinio sereno, democratico, pacifico, pluralista”. La vicenda della liberazione in Iraq delle due volontarie italiane Simona Pari e Simona Torretta ha riempito i giornali spagnoli, che riportano la polemica sull’eventuale riscatto pagato. L’ ABC ( 30/9) titola: “Un deputato italiano rompe il patto del silenzio sul pagamento del riscatto”. Cristiana Cabrejas scrive che “il ministro Frattini pensa che la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta è stata possibile grazie al prestigio che l’Italia ha tra i Paesi arabi”. Il terrorismo dell’Eta occupa invece le pagine di El Periódico ( 30/9) su cui si legge “Operazione contro il terrorismo dell’Eta“. Ana Garbati riporta da Bilbao dell’arresto “di presunti integrati dell’infrastruttura dell’Eta che si occupa di facilitare la fuga di membri dell’organizzazione e del trasporto di armi”. L’Iraq è anche al centro dei commenti della stampa tedesca. Sul tema, Die Welt (28/9), ospita un editoriale di Martin van Creveld, docente di storia militare a Gerusalemme, in cui si legge, tra l’altro: “ All’interno di una popolazione che conosce meglio gli alleati rispetto al caso contrario – sono molti più gli iracheni a parlare inglese rispetto agli americani che parlano arabo – gli alleati diventano sempre più isolati e quindi vulnerabili. Il risultato sarà con grande probabilità la decisione unilaterale del ritiro. Sia in considerazione di un elenco dei caduti, che dell’indebitamento statale, vale il principio secondo cui quanto prima verrà presa questa decisione, tanto meglio sarà“. Sul dibattuto tema della crisi economica interna e delle riforme per invertire la tendenza, contrastate dai lavoratori tedeschi, così scrive Karl Graf Hohenthal (30/9): “ La sicurezza dei posti di lavoro e degli stipendi può esistere solo se i tedeschi sapranno rimboccarsi le maniche, lavorare duramente e osare con idee creative. Devono punire i politici, i burocrati e i sindacati che li ostacolano“. La crisi economica tocca anche la Chiesa tedesca, che vive della “Kirchensteuer”, l’imposta che il contribuente paga in base alla confessione. Così Frankfurter Allgemeine Zeitung (30/9): “ Solo ora, in tempi di alti tassi di disoccupazione, stipendi in calo e diminuzione dei cattolici svanisce la pia illusione che il denaro possa tenere in piedi una Chiesa la cui sostanza si dissolve. Ed è giusto così, nonostante la crisi che colpisce i collaboratori coinvolti. Perché invece di amministrare e gestire l’assistenza spirituale in base alla cassa, i semplici cattolici debbono assumersi la responsabilità di portare la fede nella società“. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1328 N.ro relativo : 68 Data pubblicazione : 01/10/04