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Venticinque anni dopo” “

Le celebrazioni per l’anniversario della visita di Giovanni Paolo II” “” “

“Quando il grande Jumbo passò sopra la numerosa folla convenuta in Phoenix Park venticinque anni fa, compresi quale manifestazione di fede e di amore stava aspettando il vicario di Cristo, Papa Giovanni Paolo II, ormai prossimo a mettere piede sul suolo irlandese. A 47 anni dal Congresso eucaristico internazionale ospitato da Phoenix Park (1932), nello stesso luogo” il Papa “avrebbe celebrato l’eucaristia rendendo grazie per la fedeltà ad essa che ha contrassegnato per secoli la fede del popolo irlandese”. Così il vescovo di Cloyne JOHN MAGEE, durante la messa celebrata il 29 settembre nella cattedrale di San Colman che ha aperto le celebrazioni per il venticinquesimo anniversario della visita pastorale in Irlanda di Giovanni Paolo II (29 settembre – 1° ottobre 1979). Tra le iniziative della Conferenza episcopale irlandese, la lettera pastorale del vescovo di Limerick, Donald Murray, la veglia di preghiera per la Chiesa svoltasi il 30 settembre nella cappella del College “San Patrick” a Maynooth, e “Missione viva” che si aprirà domenica 3 ottobre a Cork City. UNA FEDE PIÙ COERENTE. Profonda gratitudine per la visita di Giovanni Paolo II, quella del vescovo Magee, ma anche preoccupazione per il presente e il futuro: “Nell’arco di tempo intercorso (dalla visita ndr) mentre l’Irlanda ha occupato il posto che le spetta tra le nazioni della nuova Europa e sta sperimentando un benessere senza precedenti dal punto di vista economico e materiale, stiamo forse perdendo quei valori e quella spiritualità che i nostri antenati in tempi difficili hanno invece coltivato e saputo conservare?”. Rievocando le parole pronunciate allora dal Papa sui rischi legati all'”indebolimento della fibra morale di una nazione” e alla “diminuzione del senso di responsabilità personale”, e richiamando “l’incapacità o la reticenza” della “nazione irlandese nell’assicurare il dovuto riconoscimento dell’eredità cristiana dell’Europa nella nuova costituzione”, il vescovo di Cloyne ha affermato l’urgenza di “trovare la strada in mezzo al pantano che oggi pone difficili sfide allo stile di vita cristiano, restando uniti a Cristo e coltivando i sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia”. L’anniversario della visita di Giovanni Paolo II, ha concluso, “è una chiamata a ritornare ad una più coerente pratica della nostra fede”. PARLARE AL CUORE. “Siamo posti non di fronte all’ateismo di Stato, ma all’affermazione falsa e distruttiva che la religione è soltanto un affare privato”, eppure “l’ispirazione ad essere buoni cittadini viene proprio da profonde convinzioni, spesso di natura religiosa, sul significato e lo scopo della vita”. È la riflessione che il vescovo di Limerick DONALD MURRAY affida alla speciale lettera pastorale pubblicata in occasione dell’anniversario della visita del Papa che aveva richiamato “la speciale vocazione dei laici cristiani” nella Chiesa e nella società. Com’è possibile, si interroga Murray, “che società che si vantano del proprio pluralismo e della propria tolleranza tendano ad allontanare le convinzioni e i valori religiosi dal discorso pubblico relegandoli nella sfera privata?”. Ripercorrendo i venticinque anni trascorsi, caratterizzati da “tremende delusioni e momenti di speranza nel cammino di pace della nostra isola”, il presule afferma l’importanza di mantenere “il senso di appartenenza alla medesima comunità, che è innanzitutto di uomini”. Ulteriori temi trattati, la necessità di “sostenere la famiglia su cui poggiano il futuro della Chiesa e dell’umanità” e la questione delle vocazioni che chiama ancora in causa la famiglia e richiede un cambiamento della comunità cristiana all’interno della quale, rimarca Murray, “molti giovani non si sentono di parlare della possibilità di avere una vocazione”. Occorre, allora, creare un ambiente in cui “i temi del profondo non vengano emarginati e sia più facile per il cuore parlare al cuore”. MISSIONE VIVA. Si aprirà domenica 3 ottobre, con la messa celebrata nella chiesa dello Spirito Santo a Cork da Pius Ncube, arcivescovo di Bulawayo (Repubblica dello Zimbabwe) e fiero oppositore del presidente Mugabe, “Missione viva”, iniziativa che quest’anno sostiene la “Giornata per la vita” proclamata dai vescovi irlandesi nello stesso giorno. Richiamando la visita del Papa, “missionario per eccellenza”, e i suoi insegnamenti sulla sacralità della vita umana, per la Giornata 2004 la Conferenza episcopale propone un approfondimento del magistero papale. I vescovi, inoltre, pubblicheranno per l’occasione una lettera pastorale sul suicidio. “Missione viva”, istituita durante il Giubileo del 2000, si articolerà quest’anno in quattro giorni (3-6 ottobre) di concerti e mostre d’arte e artigianato. Sullo sfondo di musiche tradizionali irlandesi, latino americane, asiatiche e africane, le storie di alcuni missionari. Simbolo della manifestazione, il “currach”, imbarcazione di vimini usata in Galles e Irlanda, che, dopo essere stata benedetta, percorrerà il fiume Lee. Diverse migliaia i partecipanti attesi; tra questi gli alunni di oltre cinquanta scuole della contea di Cork e di quelle limitrofe.