“Ringrazio infinitamente Dio perché mi ha concesso la grazia di sopravvivere ai lunghi anni di persecuzione e di essere ancora testimone e partecipe della liberazione, della rinascita e dello sviluppo della Chiesa che è in Bielorussia. Questa è una gioia enorme: vedere chiese piene dei fedeli, vedere la Chiesa che cresce, vedere che l’amore è più forte della morte”. Sono alcune delle parole pronunciate dal card. Kazimierz Swiatek, arcivescovo di Minsk-Mohilev, in Bielorussia, durante i lavori del IX Colloquio internazionale dell’Istituto “Paolo VI”, svolto nei giorni scorsi in Italia sul tema della dichiarazione conciliare “Dignitatis humanae”. L’Istituto ha deciso di rendere onore ad un testimone della fede in anni difficili, istituendo lo speciale riconoscimento ‘fidei testis’, ed assegnandolo al cardinale Swiatek. Il porporato è stato rinchiuso nei lager sovietici (Marijnsk, Workuta, Inta) per 10 anni, dopo aver sperimentato ben due condanne a morte, non eseguite: una dagli occupanti nazisti, la seconda dai sovietici. “I lunghi anni nella realtà sovietica ha raccontato – hanno significato una resistenza contro l’opera del maligno, con la continua minaccia di togliermi il permesso di esercitare il ministero sacerdotale. Ogni giorno era una battaglia per ogni anima dei fedeli”. Nel rivolgergli il saluto durante l’udienza del 27 settembre, Giovanni Paolo II ha riconosciuto la testimonianza offerta dal card. Swiatek: “Si poteva sopravvivere solo con la fede, così lei ha confidato. E il Signore le ha concesso una fede forte e coraggiosa per superare questa lunga e dura prova”. Oggi la comunità cattolica in Bielorussia (latini e bizantini), rispetto ai 10 milioni di abitanti del Paese, rappresenta circa il 12-13%. I fedeli sono assistiti da una sessantina di presbiteri in quattro diocesi: oltre alla sede metropolita di Minsk-Mohilev, le suffraganee Grodno, Pinsk e Vitebsk. C’è anche una comunità greco cattolica assistita da un visitatore apostolico. Il 40% della popolazione è ortodosso, mentre la parte restante non ha un contatto reale con la vita religiosa, frutto dei decenni di ateismo scientifico imposti dal regime sovietico.