Bosnia-Erzegovina: appello all’Europa” “

Un più visibile impegno dell’Europa nei confronti della Bosnia-Erzegovina, che a nove anni di distanza dalla fine della guerra non si è ancora ripresa completamente dalle ferite psicologiche e sociali è quanto chiedono le COMMISSIONI EUROPEE GIUSTIZIA E PACE, che si sono riunite dal 25 al 28 settembre a Sarajevo per la loro assemblea annuale. Queste commissioni formano una rete internazionale con contatti costanti con il Pontificio consiglio giustizia e pace, il Ccee e la Comece. “I problemi psichici, sociali ed economici del dopo guerra – si legge nel comunicato finale – continueranno a minacciare il processo di pace in Bosnia-Erzegovina se l’Europa non interviene. Questo distruggerebbe i Paesi balcanici e costituirebbe una sconfitta per il progetto europeo”. I rappresentanti di 18 Paesi (ma la Conferenza raggruppa 28 commissioni ecclesiali, nate all’indomani del Concilio Vaticano II per occuparsi di questioni politiche, sociali, economiche, ecologiche e dei diritti umani) hanno dedicato gran parte delle giornate alla situazione della società civile in Bosnia-Erzegovina, ascoltando gli interventi di esperti. Il vescovo di Sarajevo, mons. PERO SUDAR, ha sottolineato “l’importanza della verità nell’analisi del passato per modellare il presente e il futuro”. Secondo molti relatori il Trattato di Dayton, firmato nel 1995, “è stato prima di tutto un armistizio e non un trattato di pace. Ha messo fine alla guerra ma non è adatto ad una pace duratura”. Per questo numerosi politici europei hanno siglato un accordo in vista del 10° anniversario del Trattato di Dayton, chiedendo di organizzare nel 2005 una conferenza internazionale “per il futuro della Bosnia-Erzegovina e per sapere se l’Europa ha preso coscienza della sua responsabilità”.