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Settimane sociali di Francia: dopo 100 anni la svolta” ” è con i giovani” “” “
Si sono svolte dal 23 al 26 settembre a Lille, che con Genova è capitale europea della cultura per il 2004, le Settimane Sociali di Francia che quest’anno, con la partecipazione di più di 4000 persone da molti Paesi, hanno celebrato il centenario della propria istituzione (1904-2004). Tema scelto per l’anniversario “L’Europa, una società da inventare”. Presentiamo le conclusioni del presidente delle “Settimane”, Michel Camdessus, e alcuni spunti emersi dall’incontro. IL VENTISEIESIMO STATO. “Ritorniamo a casa cambiati, con una grande fierezza dell’Europa, fierezza di appartenere ad una comunità di valori, ad una famiglia di cui ora conosciamo un po’ meglio le differenti tradizioni, lingue e culture. Ritorniamo a casa con una irresistibile voglia di Europa, cambiati perché c’è stato anche un respiro di gioventù. L’istituzione centenaria grazie anche a questa presenza sarà europea o non potrà più esistere. Dobbiamo fare con coraggio questa svolta”. MICHEL CAMDESSUS ha concluso così il 26 settembre la “Semaine sociale” del centenario. “Si tratta – ha aggiunto – di un cambiamento che si gioca nel provare a costruire ciò che l’Europa deve essere: abbiamo parlato di pace, di condivisione. È a questa meta che deve tendere di più l’Europa, questa deve essere la preoccupazione principale”. Le strade per raggiungere la pace sono diverse e Camdessus ne ha indicate alcune a suo avviso prioritarie: “Iniziamo con il tassare il commercio delle armi, sosteniamo il partenariato con l’Africa e con i 50 Paesi più poveri del mondo, cerchiamo di arrivare ad un’approvazione rapida dello Statuto europeo del volontariato e promuoviamo il servizio civile europeo per i giovani”. E ancora: “Dobbiamo percorrere in Europa la strategia della ‘social inclusion’. È una strategia che oggi deve essere negoziata non a 25 Stati, ma a 26, dove il ventiseiesimo Stato è quello dei milioni di disoccupati europei. Si gioca qui uno sviluppo che per essere davvero sostenibile deve rientrare nella circolarità fra una forte coesione sociale e uno sviluppo economico di qualità”. IL RUOLO DEI CATTOLICI. “L’Europa è fondata sulle diversità, l’Europa è un insieme di minoranze, nessuno può violentare gli altri con la propria superiorità”. Lo ha detto il presidente della Commissione europea ROMANO PRODI aprendo il 23 settembre la settimana sociale . “Ci sono problemi ha aggiunto – come l’emigrazione e la politica estera che si risolvono solo se restiamo uniti. Questa unione è un dato fondamentale, unico, che pone l’Europa anche a modello per il resto del mondo come strada verso la pace”. Proseguendo in questa riflessione e riferendosi alle radici cristiane, Prodi, pur condividendo la richiesta di menzione nel testo della Costituzione ha affermato “a me piace molto l’icona di Emmaus cioè di una cristianità che in Europa si fa riconoscere camminando con gli altri”. Poco prima Camdessus, richiamando il ruolo dei cattolici nella costruzione della nuova Europa, ha ricordato: “Abbiamo ricevuto una parola, la Parola per eccellenza e di questa responsabilità dobbiamo rispondere con la nostra intelligenza e la nostra fede”. “Mettere in gioco tutte le risorse dell’intelligenza, considerare un dovere l’esercizio della memoria, rifiutare la fatalità dei meccanismi non solo economici e sociali”: questi i tre suggerimenti offerti da RENÉ RÉMOND che ha preso la parola il 24 settembre con il collega italiano Andrea Riccardi. Lo storico francese nel ricordare la responsabilità dei laici cristiani in questo tempo ha lanciato l’invito a “non assentarsi dai luoghi del pensiero perché questi verrebbero subito occupati da altri e non servirebbe a nulla lamentarsi poi dell’accaduto”. “Al tempo dei fondatori – ha continuato Rémond – è seguito quello dei loro continuatori. Ora nel dialogo tra fede e vita è il tempo di rendere attuali e feconde le opere e i pensieri di entrambi”. L’Europa ha bisogno di “laici cristiani che facciano e comunichino cultura con le ragioni della speranza che sono nell’incontro con Cristo”. TESTIMONI DI FEDE. In questa prospettiva, ha affermato ANDREA RICCARDI, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, è quanto mai opportuno “riscoprire e riproporre il tema del martirio, cioè della testimonianza coraggiosa della fede cristiana in Europa nelle più diverse situazioni”. Presentando alcune figure di martiri europei cattolici, protestanti e ortodossi, Riccardi ha sottolineato che il loro è stato “un martirio per Cristo e quindi senza aggettivi: questa unità nella verità indica oggi la via da percorrere negli stessi ambiti culturali, sociali e politici”. Nei prossimi giorni (7-10 ottobre) si terrà a Bologna, sul tema della democrazia, la 44ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, e la delegazione italiana, intervenuta alle Settimane Sociali di Francia con oltre 200 persone – di cui la maggior parte giovani – ha rivolto ai presenti l’invito a parteciparvi. Nel 2006 si celebrerà il centenario delle Settimane Sociali spagnole e nello stesso anno il Katholikentag vedrà una forte presenza francese. Infine nel 2007 ricorrerà il centenario delle Settimane Sociali italiane: dopo quella di Lille avranno tutte una più marcata dimensione europea.