Dieter Heidtmann della Chiesa evangelica del Württemberg, in Germania, è il nuovo segretario esecutivo della Commissione “Chiesa e società” della Conferenza delle chiese europee (Cec). Arriva alla Cec dalla Comunità delle Chiese protestanti in Europa (Cpce), associazione che riunisce 103 chiese luterane, riformate e metodiste, che vivono in piena comunione dopo la sigla dell’accordo di Leuenberg nel 1973. Il nuovo segretario ha 41 anni, ha studiato teologia a Tübingen, Bonn e Oxford e lavorato per la Missione evangelica a Stoccarda. A Bruxelles, sede della Commissione, si occuperà di questioni sociali ed etiche sia per la Cec che per la Cpce. A riguardo il segretario generale Cpce ha dichiarato che “questa nuova forma di collaborazione possa rafforzare il dialogo tra le Chiese e le Istituzioni europee”. L’ingresso del nuovo segretario esecutivo si è svolto lo scorso 21 settembre, a Bruxelles, nel corso della Consultazione dei segretari delle Commissioni “Chiesa e Società” delle varie Conferenze episcopali europee, nella quale si è discusso del ruolo delle Chiese nella società post secolare. La Cec riunisce 125 chiese ortodosse, protestanti, anglicane e vetero-cattoliche. Senza farne parte vi collabora attivamente anche la Chiesa cattolica. Anche la Kek si è unita al Consiglio ecumenico delle Chiese che il 21 settembre ha promosso in sintonia con le Nazioni Unite – una “Giornata internazionale per la pace” alla quale hanno aderito molti leader cristiani, dal premio Nobel per la pace Desmond Tutu al Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I. Insieme a loro anche Keith Clements, segretario generale della Kek, ha rilanciato via Internet un messaggio video. Clements ricorda che quando gli Stati Uniti decisero di dichiarare guerra all’Iraq, una delegazione delle Chiese cristiane nordamericane raggiunsero l’Europa per chiedere ai maggiori leader europei di non aderire al progetto Usa contro l’Iraq e di trovare vie non violente alla soluzione del conflitto. “Oggi qualcuno potrebbe dirmi: ‘bene, avete fallito, vero? Le Chiese hanno fallito perché non sono riuscite a fermare la guerra’. Ma io non penso che sia così”. Lavorare perché si realizzi nel mondo la profezia della pace ha detto Clements “non è come spingere il bottone di un meccanismo dal quale si producono effetti istantanei. È piuttosto come gettare un seme in un campo o una goccia in un terreno e con il tempo, produrre vita”.