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"Rifarsi una vita", un triste ritornello” “

Perdendo “il senso sacro del matrimonio, si finirà per considerarlo semplicemente come un contratto tra privati e, di conseguenza stabilito a proprio arbitrio e dipendente dalla propria volontà, che può cambiare e condurre alla rottura”. È questo il parere della Conferenza episcopale spagnola dopo l’approvazione da parte del Governo, avvenuta la settimana scorsa, della nuova legge sul divorzio veloce. La riforma, che dovrà essere ratificata dal Parlamento e dovrebbe entrare in vigore entro il 2006, consente di sciogliere le unioni civili in soli due mesi. I vescovi si dicono “seriamente preoccupati” da questo provvedimento che “molto probabilmente provocherà più divorzi e sofferenze”. A loro avviso “la legge non parte da una buona concezione antropologica del matrimonio come istituzione sociale fondamentale, ma da una ideologia individualista che lo riduce ad un mero contratto tra privati”. Una concezione di questo tipo, osservano, “rende incomprensibile l’indissolubilità del matrimonio”: “Un impegno per tutta la vita sarebbe praticamente impossibile e potrebbe arrivare a diventare insopportabile. In questa ottica il divorzio è concepito come un diritto, includendo, come condizione per contrarre matrimonio, una clausola di rottura. Questa mentalità introduce una instabilità strutturale nella vita matrimoniale, che la rende incapace di affrontare le crisi e le difficoltà che inevitabilmente si incontreranno”. “Come accade per altri fatti dolorosi della nostra società – concludono i vescovi spagnoli – il modo culturale di presentare il divorzio intende nascondere il dramma – umano, psicologico e sociale – dei disastri matrimoniali. Con il ritornello di ‘rifarsi una vita’ – forse con una ‘altra coppia’ – si pretende risolvere il dramma semplificando i problemi tecnici (giuridici, economici), però senza voler entrare nei veri problemi antropologici ed etici”. Anche per mons. José Gea Escolano, vescovo di Mondoñedo-Ferrol in Galizia, la nuova legge “rompe il concetto di famiglia” e “facilita i matrimoni di convenienza”. Il vescovo invita a distinguere tra “legale e morale”, perché “non tutte le leggi sono morali”. Il vescovo ammette che ci sono “delle situazioni da risolvere”, ma ricorda che “risolverle non vuol dire rompere i modelli che configurano la convivenza matrimoniale”. Mons. José Gea si chiede se sia un “progresso” rendere più facile il divorzio e pensa che “la legge favorirà l’aumento di bambini privi di riferimenti”. Il vescovo vede in questa legge una “antireligiosità un po’ vecchia” e si chiede: “Quelli che sono dalla parte del cosiddetto progresso: sanno verso dove vogliono avanzare?” Mons. Gea, noto in Spagna per i suoi scritti su catechesi e famiglia, si appella alla società e chiede discernimento e “reazioni alla riforma della legge sul divorzio” visto che ” è in gioco la stabilità del matrimonio”. Il Forum spagnolo della famiglia definisce la riforma della legge “un disprezzo totale del matrimonio”.