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Europa-Turchia: quale ponte?” “

Sarà pubblicato il 6 ottobre il rapporto della Commissione europea sullo stato di attuazione delle riforme in Turchia che conterrà una raccomandazione sull’opportunità di aprire o meno i negoziati di adesione con il Paese sul Bosforo. Ankara dovrà, infatti, rispondere ai criteri democratici voluti dall’Unione (stato di diritto, rispetto dei diritti dell’uomo e delle minoranze, separazione tra potere politico e militare…). La domanda di adesione della Turchia risale all’aprile 1987. Tuttavia le prime dichiarazioni del presidente della Commissione, Barroso, “nonostante gli sforzi compiuti, la Turchia non è ancora pronta”, sembrerebbero smorzare l’ottimismo del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan. Nelle settimane scorse, in un’intervista su “Le Figaro Magazine”, il card. Ratzinger aveva dichiarato che “la Turchia potrebbe tentare di dar vita ad un continente culturale con i Paesi arabi vicini”, un’idea “che non si oppone a forme di associazione e di collaborazione stretta ed amichevole con l’Europa” per far sorgere “una forza comune contro ogni fondamentalismo”. La decisione finale sull’apertura dei negoziati con Ankara spetta ai Capi di Stato e di governo europei, nel corso del summit del prossimo 17 dicembre. Sul tema il Sir ha chiesto un parere al portavoce dei vescovi turchi, mons. Georges Marovitch . Siete favorevole all’ingresso della Turchia nell’Ue? “Tutte le comunità non-musulmane turche sono favorevoli all’adesione del Paese all’Ue. Tutte sostengono apertamente i grandi sforzi del Governo per conseguire gli standard di democrazia fissati dall’Ue, senza fare nessuna distinzione tra i cittadini”. Quali potrebbero essere i vantaggi per l’Ue e quali quelli per la Turchia? “La Turchia attuale è erede di un grande impero che ha avuto la sua civiltà e che conserva ancora dei valori spirituali e morali che il mondo ha perso con l’allontanamento dagli insegnamenti della Chiesa. Da un punto di vista economico, l’ingresso della Turchia in Europa provocherà, certamente, un aumento del benessere materiale. L’Europa, come detto, potrebbe, riceverne un arricchimento spirituale. La Turchia è un ponte tra Occidente ed Oriente e potrebbe facilitare anche le relazioni tra Islam e Cristianesimo. Non dobbiamo dimenticare che le vie della pace in Europa e nel mondo passano soprattutto per il dialogo sincero e la collaborazione tra le religioni che si ispirano alla fede in Abramo, al rispetto dei comandamenti e dei diritti umani”. Tuttavia, su quest’ultimo punto ci sono ancora dei problemi, così anche sul ruolo dell’esercito, sui Curdi e sul tema della laicità. Difficoltà che possono ostacolare o ritardare l’apertura dei negoziati di adesione… “Sono problemi che esistono ancora. Ma sono state emanate delle leggi dal Parlamento turco per cercare di risolverli. Solamente occorre del tempo”. Un altro scoglio sembrerebbe legato alla libertà di religiosa. Una situazione destinata a migliorare con l’ingresso nell’Ue? “Non abbiamo problemi riguardanti la libertà di culto. Ma dal momento che la personalità giuridica delle nostre differenti Chiese non è riconosciuta abbiamo dei problemi con le nostre proprietà immobiliari. A volte perdiamo questi beni che rappresentano un introito per il sostentamento delle nostre Chiese e delle nostre istituzioni caritative. Spesso i nostri beni immobili sono confiscati dal Tesoro o dal Vakifs (una Fondazione religiosa dello Stato). Attendiamo, dunque, le riforme del Governo utili per l’ingresso in Europa”. Non si può nascondere che anche alcuni uomini di Chiesa hanno sollevato riserve sull’adesione turca nell’Ue… “Ognuno è libero di avere le proprie opinioni. Ma vorrei ricordare chi la Turchia la conosceva bene anche per averla abitata dieci anni, Giovanni XXIII. Nel suo “Giornale dell’anima” scriveva di amare la Turchia e che i Turchi hanno il loro posto nella civiltà umana. E già allora aveva previsto l’ingresso della Turchia nel Continente europeo reputato come uno dei più civilizzati”.