rassegna di idee" "
La nuova Europa: una riflessione del gesuita Jean-Yves Calvez su "Études" ” “” “
“Molti nuovi impegni” da affrontare “con generosità ed energia in un dialogo franco e cordiale”. Per il gesuita JEAN-YVES CALVEZ è quanto attendersi dal recente allargamento dell’Unione europea, “questione più di necessità che di scelta”. Dalle colonne del numero di settembre di “Études”, mensile di cultura contemporanea fondato dai gesuiti nel 1856, Calvez esprime apprezzamento per come l’Unione europea “ha saputo aggregare a sé Paesi più poveri” ma, avverte, “non bisogna sottovalutare l’impatto dell’ingresso di polacchi, slovacchi, ungheresi e baltici”. Per il gesuita “occorrerà la volontà di aiutarli e di trattarli equamente” nella consapevolezza che “non sarà possibile evitare di spendere molto denaro per il sostegno a queste regioni relativamente povere, subendone, al tempo stesso, la concorrenza in diversi settori”. L’EUROPA DEL FUTURO. “Mancano tuttora all’appello nell’Europa occidentale la Norvegia e la Svizzera annota Calvez -. Diverse le ragioni: legate alle risorse petrolifere nel primo caso, alla neutralità e al mantenimento dell’autonomia, soprattutto in materia di segreto bancario, nel secondo”. Oltre ai dieci “nuovi” membri entrati il primo maggio di quest’anno, per il gesuita occorre pensare ad una prospettiva europea che comprenda anche la Romania, la Bulgaria, diverse repubbliche della ex-Jugoslavia e l’Albania; “in senso più ampio, ma con minori possibilità a breve termine, anche la Bielorussia, l’Ucraina e la Moldavia”. Quanto alla Turchia, “la questione è stata posta osserva ma i tempi sono naturalmente più lunghi” e la sua eventuale ammissione, “come quella di qualche altro Paese mediterraneo dell’Africa del nord, sarebbe un’aggiunta decisamente nuova, un passaggio ad un altro genere”. UNO SFORZO DI CONOSCENZA. “L’allargamento del 2004 prosegue la riflessione di Calvez è soprattutto” e “per la prima volta”, “un’estensione al mondo slavo”, il che significa l’apertura ad “un altro ‘temperamento’: più sensibile forse, e più ‘affettivo’. Si può dire: più portato (politicamente) al populismo? Ai grandi slanci, in ogni caso”. Per il gesuita l’Europa che “ieri fu latina e germanica, e più recentemente franco-tedesca” oggi sta, “almeno in parte, cambiando ‘carattere’ e introducendo molte lingue nuove, per lo più slave”. Di qui la necessità “di un grande sforzo di conoscenza da parte degli europei occidentali. Gli appartenenti alle nostre generazioni prosegue ignorano la vita, la storia, la cultura dell’Est europeo, perché ne sono stati separati per molti decenni”. EX-BLOCCO SOVIETICO. “L’allargamento ha incluso, in secondo luogo, alcuni Paesi dell’ex-blocco sovietico annota ancora Calvez -; essenzialmente Paesi ex comunisti, il che significa, tra l’altro, persone che, per la maggior parte, non hanno avuto l’impressione di essere state difese o aiutate dall’Europa come tale; in particolare da Francia e Germania, per nulla disposte a mettere in discussione lo status quo di Yalta”. “I polacchi esemplifica ricordano la risposta di Valéry Giscard d’Estaing, presidente della Repubblica francese, di fronte alla presa di potere di Jaruzelski: ‘Non posso fare nulla per voi’!”. “Dal 1989 gli ex Paesi comunisti hanno fatto sapere – e vigorosamente che anch’essi si sentivano europei, e che avevano sofferto per questo”. Vi è molto, insomma, “da ricucire”, rimarca il gesuita, rammentando che “al momento stesso dell’entrata nell’Unione europea, nonostante i risultati favorevoli all’adesione dei referendum di qualche tempo prima, in Slovacchia e Polonia hanno raggiunto buoni risultati elettorali populisti di ogni sorta e composite coalizioni di euroscettici”. NUOVE PROSPETTIVE. “Forse bisogna considerare gli ex membri del blocco sovietico come dei liberali più radicali e più rigidi di quanto non siano gli europei dell’Ovest, quale reazione al loro passato di economia socialista, ‘amministrata’”. “La storia dei diversi Paesi membri ha un peso non irrilevante è la conclusione di Calvez e occorre tenerne conto”. Certo è che “non sarà più la vicenda, sia pure straordinaria, della riconciliazione franco-tedesca dopo la seconda guerra mondiale e dominare la scena in Europa”. Un mutamento di situazione di cui è urgente “prendere piena coscienza” poiché “molti sono i compiti che ci attendono e per i quali vale la pena impegnarsi”. “Ad essi non ci si poteva e non ci si può, oggi meno che mai, sottrarre”; per il gesuita “era impensabile che l’Europa dell’Est non si ricongiungesse a quella dell’Ovest. Rifiutare tale prospettiva sarebbe stato creare artificialmente, a nostra volta, un nuovo muro”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1325 N.ro relativo : 65 Data pubblicazione : 22/09/2004