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Mille preti e un milione di studenti ” “

Vienna: dal 24 al 26 settembre ” “incontro Ccee dei cappellani universitari ” “” “

A contatto con un “popolo di studenti” che sfiora il milione di persone, gli atenei universitari possono svolgere “un ruolo essenziale e strategico nella costruzione della nuova Europa”, in un mondo “caratterizzato dalla globalizzazione, dal multiculturalismo e dal confronto con il mondo islamico e delle sétte”. È il presupposto attorno al quale il Consiglio delle conferenze episcopali europee (Ccee) ha convocato a Vienna, dal 24 al 26 settembre, i delegati nazionali della pastorale universitaria. Al centro dei lavori – informano gli organizzatori – l’elaborazione e la proposta di un corpo di “Lineamenta” che siano approvati dalle 34 Conferenze episcopali europee e applicate e condivise dalle cappellanie di tutti gli atenei del nostro continente. “I sacerdoti che su mandato dei vescovi si dedicano alla pastorale universitaria sono, a tempo pieno, in Europa oltre 1000”, ricorda mons. Lorenzo Leuzzi , coordinatore del comitato europei dei cappellani universitari e direttore dell’Ufficio di pastorale universitaria della diocesi di Roma. Non sono ancora disponibili i dati europei sui collegi universitari, molti di “antica” istituzione e altri costruiti di recente, soprattutto all’Est, grazie alla ritrovata libertà religiosa. Il Sir ne ha parlato con don Giuseppe Grampa , direttore dei collegi universitari della diocesi di Milano e docente all’Università Cattolica, oltre che relatore dell’incontro di Vienna, cui parteciperanno tra gli altri il card. Christoph Shoenborn, arcivescovo della metropoli austriaca; mons. Aldo Giordano, segretario generale del Ccee; mons. Marek Jedraszewski, vescovo ausiliare di Posnan e delegato della Conferenza episcopale polacca; mons. Tomas Galis, vescovo ausiliare di Banska Bystrica in Slovenia, delegato per le università della Conferenza episcopale slovacca e mons. Francis Kohn, del Pontificio Consiglio dei Laici. Qual è la “carta d’identità” di un collegio universitario cattolico? “Anzitutto, quella di essere una realtà ‘collegiale’, dove si fanno forti esperienze di vita comune, nello spirito di accoglienza e di apertura verso l’esterno che la realtà europea non può che esaltare, con una mobilità studentesca che viene oggi particolarmente valorizzata tramite i diversi progetti di ‘scambio’ tra atenei. In secondo luogo, il collegio è una realtà ‘universitaria’, in grado cioè di offrire un percorso di accompagnamento per garantire la qualità degli studi. Infine, il collegio è un luogo dove i giovani possono trovare un aiuto per una formazione non meramente scolastica ma ampliata da cammini sul piano culturale e spirituale, per arrivare ad una sintesi tra il senso della ‘professione’ futura e quello dell’ esistenza personale”. Come si presenta la situazione nell’Europa di oggi? “Certamente il panorama dei collegi nel nostro continente è estremamente variegato, tanto da non aver permesso – ad oggi – di ottenere ancora una ‘mappatura’ completa delle presenze nei diversi Paesi. Oltre alla differenziazione delle identità dovute al diverso ‘peso’ della storia nelle istituzioni più antiche e in quelle più recenti, soprattutto all’Est, esistono anche quelle derivanti dal fatto che alcuni collegi sono sorti per ragioni contingenti o di necessità. Ecco perché è sempre più urgente, per queste realtà presenti su tutto il territorio dell’Europa ‘a 25’, di una maggiore presa di coscienza della propria ‘identità’. A partire proprio da ‘linee pedagogiche’ comuni che aiutino i collegi – come si vuole fare nell’incontro di Vienna – a riscoprirsi luoghi di formazione e di accompagnamento, di studio e di formazione umana e spirituale ‘integrale’, oltre che ‘laboratori’ di comunità, in stretto collegamento con quanto avviene nella pastorale universitaria del territorio”. In tema di radici cristiane quale contributo attendersi dai collegi universitari? “Credo che anche i collegi possano offrire oggi un’importante ‘lezione’ in merito al rispetto della libertà. Pur avendo, infatti, una loro chiara e specifica proposta formativa e spirituale, i collegi la propongono agli studenti in spirito di assoluto rispetto dell’identità altrui, e senza alcuna discriminazione: basti pensare alla presenza crescente, anche in Italia, di musulmani, africani, albanesi… In 13 anni che mi occupo di collegi, non ho mai assistito ad un caso di conflitto: quando la strada scelta non è quella dell’imposizione reciproca né della discriminazione, la pace e la convivenza serena e armonica non sembrano poi obiettivi così irraggiungibili o utopistici, come purtroppo il tragico contesto internazionale porta a credere”.