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La storia religiosa ” “di Croazia e Slovenia, per quanto diversa, parte dalla medesima fede” “” “
“Le radici cristiane, che le nostre “settimane europee” contribuiscono a documentare e a far conoscere, sono fuori discussione: il problema del loro riconoscimento in realtà è “politico”, non storico”. Chiaro, determinato, mons. Giuseppe Colombo , presidente del Comitato permanente della Fondazione Ambrosiana Paolo VI di Milano, esprime così il suo parere sul preambolo della Costituzione dell’Unione appena approvata. Introducendo i lavori della XXVI Settimana della cultura a Villa Cagnola di Gazzada (Varese), dedicata alla “Storia religiosa di Croazia e Slovenia”, il prelato è tornato sul problema della citazione dell’eredità cristiana nella carta fondamentale dei Venticinque, ribadendo con vigore la posizione sostenuta da Giovanni Paolo II. Ricercatori da tutta Europa per “capire” i Balcani. Un centinaio di studiosi si sono dati appuntamento nella cittadina sulle Prealpi lombarde per approfondire la vicenda religiosa del Balcano slavo nelle sue tre principali componenti: cattolica, ortodossa e islamica. Docenti croati, sloveni e italiani, ricercatori provenienti da diverse nazioni, hanno esplorato, con il convegno svoltosi dal 31 agosto al 4 settembre, “le diverse identità nazionali, mettendo in luce la storia millenaria di queste comunità”, garantite nel tempo da comuni lingue e letterature, da uguali valori civili, senza sottacere il fatto che “Paesi a marcata maggioranza religiosa non si limitano a professare all’interno la loro religione, ma se ne fanno esportatori all’esterno, per ragioni di apostolato, ma anche di potere politico”. Un percorso, fra luci e ombre, che prende avvio tra il settimo e l’ottavo secolo dopo Cristo, segnato da “silenziosi” fenomeni di inculturazione, da tragiche vicende belliche, da grandi testimonianze di santità, da smarrimenti e nuove certezze nel tentativo di portare il Vangelo in una delle aree più travagliate del vecchio continente. “La storia religiosa dei Balcani – osserva il coordinatore scientifico Sante Graciotti, dell’Accademia dei Lincei di Roma – è particolarmente difficile, perché le varie confessioni vi sono dislocate in parte considerevole a pelle di leopardo, così come le etnie che di quelle confessioni sono le portatrici. Ciò è dovuto al fatto che il Balcano è stato retto per lunghi o lunghissimi periodi da stati multietnici, come l’Impero bizantino e il dominio ottomano, e per spazi minori o periodi più limitati da Venezia”. Stretti rapporti tra fede e identità nazionale. Dal canto suo Josip Bratulic, dell’Università di Zagabria, aggiunge: “Nonostante che la cristianizzazione dei croati e degli sloveni comporti alcune differenze storiche specifiche tra i due popoli, resta il fatto che i rispettivi processi della loro evangelizzazione abbiano avuto, per lo meno inizialmente, punti di partenza e fonti comuni. Sin dai tempi del primo insediamento nei loro territori nazionali odierni, i due popoli appartennero alla sfera del cristianesimo occidentale e questa appartenenza determinò in maniera più profonda e radicale la loro religiosità, la loro cultura e l’essenza stessa della loro nazionalità”. Proprio in questi territori passava il confine tra ortodossia e cattolicesimo, tra Oriente e Occidente. Ma tra gli “eredi” di Bisanzio e quelli di Roma le specificità non sono sempre state nette, la vicinanza antropologica e culturale ha portato spesso a feconde fasi di incontro, così come non ha risparmiato scontri anche cruenti. Dal Medioevo fino alla caduta del comunismo. Certo si tratta di una storia complessa, che rivela la ricchezza della presenza cristiana sin dal Medioevo in queste aree in cui, ancor oggi, i credenti sono numerosi e attivi nella vita dei rispettivi Paesi, “con una tenace volontà ecumenica” e l’aspirazione a essere parte di un’Europa pacificata, dopo le recenti guerre che hanno insanguinato (e tuttora tormentano) la regione balcanica. Tra gli intervenuti alla “Settimana europea” Miran Spelic (Università di Lubiana) ha trattato della cristianizzazione della popolazione slovena; a Vocko Kapitanovic (Spalato) era affidato il compito di spiegare il ruolo dei francescani in Bosnia; Zdenko Tensek (Zagabria) ha affrontato il tema dell’ecumenismo dopo l’ultima guerra serbo-croato-slovena. Nel corso dei lavori sono spesso risuonati i nomi dei santi Cirillo e Metodio, compatroni d’Europa, missionari della fede in terra balcanica; si è inoltre parlato di arte, di strutture educative e culturali, di iniziative caritative, di riviste e delle innumerevoli altre presenze cristiane che ancora oggi caratterizzano la regione sloveno-croata.