Bulgaria: difficoltà nella Chiesa ortodossa” “

Si aggrava in Bulgaria la scissione all’interno della Chiesa ortodossa. La Procura ha infatti sigillato nel Paese 250 beni, tra edifici e chiese, di proprietà del Sinodo ortodosso alternativo, allontanando anche con la forza i sacerdoti che opponevano resistenza. Una situazione derivata dallo scisma sorto all’interno della Chiesa ortodossa bulgara nel 1992, quando il presidente della Direzione dei culti dell’allora governo delle Forze democratiche aveva dichiarato “illegittimo” il patriarca Maksim eletto nel 1971, accusandolo di essere stato nominato dal partito comunista con il quale aveva in precedenza collaborato. Il Sinodo alternativo aveva eletto patriarca il metropolita Pimen, scomparso nel 1999, ma intanto, nel 1998, un concilio panortodosso aveva riconosciuto l’autorità suprema a Maksim. In base alla nuova legge sui culti promulgata nel 2003, tutte le confessioni religiose, compresa la Chiesa cattolica, devono registrarsi per poter operare sul territorio bulgaro. Un mese fa il Sinodo presieduto da Maksim ha chiesto alla Procura di intervenire per la restituzione degli edifici che, secondo il patriarca, il Sinodo alternativo occupava abusivamente. Attualmente i rappresentanti di quest’ultimo Sinodo, guidato dal metropolita Inokentij, si riuniscono in un giardino davanti alla chiesa di Santa Sofia nel quale celebrano le messe e amministrano i sacramenti. Di fronte alla proposta di rientrare nel Sinodo ortodosso ufficiale, essi hanno risposto che ciò “è inaccettabile per la loro coscienza”. Intanto la società bulgara si interroga sul ruolo della Chiesa e sull’esempio negativo offerto dalla scissione del Sinodo ortodosso.