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Il nuovo attentato suicida in Iraq, che il 28 luglio ha provocato 70 morti e 55 feriti, è l’argomento di apertura dell’ Herald Tribune (29/7). “La violenza è esplosa in Iraq”, scrivono Jhalid al-Ansary e Ian Fischer, informando che quello del giorno precedente “è stato uno degli attacchi che hanno provocato più vittime nel Paese e di gran lunga il peggiore dall’occupazione americana del 28 giugno”; senza contare, poi, che “almeno 35 ribelli sono stati uccisi in un raid che ha coinvolto l’Iraq e le truppe straniere a sud di Baghdad”. “La cronaca dell’Iraq continua ad essere nera”, commenta Elio Maraone su Avvenire (29/7), sottolineando che oltre al numero delle vittime delle azioni terroristiche “non meno impressionante, in un quadro di violenza praticamente onnipresente, è il fatto che, nel mese che è seguito al passaggio di poteri dagli occupanti al governo iracheno provvisorio, il numero quotidiano dei caduti americani è raddoppiato. Più che doppio, nello stesso periodo, è il numero delle vittime di attentati nelle file della polizia e dell’esercito iracheni in via di ricostituzione. Prevalentemente giovani, le vittime: spinte ad arruolarsi non soltanto dalla necessità, ma anche da un desiderio di pacificazione dentro una ritrovata dignità nazionale, purgata dalle abiezioni del dittatore Saddam Hussein”. La Convention dei democratici monopolizza, invece, l’attenzione dell’ Herald Tribune, nell’edizione del 28/7. “Kerry mira alla sicurezza e al terrorismo”, è il titolo dell’articolo di Brian Knowlton, che sintetizza così le posizioni assunte dallo sfidante di Bush sulla questione della guerra irachena: “Kerry ha dovuto tracciare una linea precisa sull’Iraq e su altre questioni militari, cercando di criticare la spinta di Bush alla guerra senza prestare attenzione al fatto che era stato votato per autorizzarla”. “Bill e Hillary Clinton, molto applauditi, invitano i democratici all’unità”, si legge su Le Monde del 28/7 a proposito della Convention di Boston. A proposito dell’ex coppia presidenziale, Patrick Jarreau annota che “ tutt’e due hanno sostenuto la guerra in Iraq e, se criticano il modo in cui Bush ha preso la sua divisione, non fanno parte di coloro che l’accusano di aver ingannato deliberatamente gli americani affermando che Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa”. Sulle due mogli dei pretendenti alla Casa Bianca si sofferma, invece, La Croix (27/7), mettendo l’accento sulla diversità dello stile delle due signore: “ Indipendenti e forti – scrive Robin Assours Teresa Heinz Kerry ed Elizabeth Edward sono pronte ad impegnarsi a fianco dei loro mariti per convincere gli elettori americani ad eleggere il tandem democratico per rimpiazzare il duo Bush-Cheney”. “Bisogna resuscitare la democrazia” è il titolo dell’editoriale dell’ultimo numero (luglio-agosto) di “Europe infos”, il mensile della Comece, la Commissione degli episcopati della Comunità europea e dell’Ocipe, l’Ufficio cattolico di informazione e di iniziativa per l’Europa. “La vittoria di partiti ostili all’Unione europea – scrivono Jan Kerkhofs e Noel Treanor – non è fonte di delusione. La presenza di politici che esprimono i dubbi di molti cittadini verso l’Unione dovrebbe essere salutare per il Parlamento europeo”. Se esiste un motivo per lamentarsi, per i due commentatori, quello è certamente “l’alto tasso di astensionismo. È inevitabile dubitare della rappresentatività di un’assemblea eletta da metà dell’elettorato”. Tra le cause dell’astensionismo il fatto che “il voto, una volta diritto, una volta dovere, sembra essere stato dimenticato dagli elettori che hanno preferito recarsi al mare. I doveri verso la comunità sono considerati ostacoli piuttosto che come precondizione dei nostri diritti e libertà individuali. Quanto all’unificazione europea, questa non sembra essere più la chiave per la pace duratura nel nostro continente”. L’impegno degli elettori verso la democrazia, prosegue l’editoriale, “sarà testato già prima delle prossime elezioni. Numerosi Paesi stanno organizzando un referendum sul nuovo Trattato. Chiedere ai cittadini di valutare un Trattato di 300 pagine e ridurlo ad un ‘si’ o ad un ‘no’ è estremamente difficile. È necessario accertarsi che gli elettori siano informati in maniera completa e precisa sul significato che questo ha per loro”. Di fronte alle prossime scadenze elettorali referendarie, conclude Europe Infos, “la priorità sarà quella di assicurarsi la partecipazione alle elezioni… Il Trattato costituzionale dovrà promuovere la democrazia partecipativa e va assicurato un dialogo aperto e regolare tra l’Unione e la società civile. Le Chiese e le comunità avranno diritto allo stesso dialogo. È tempo di resuscitare la nostra cultura democratica”.———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1318 N.ro relativo : 58 Data pubblicazione : 31/07/04