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Un milione e mezzo di nuovi ” “cittadini europei sono Rom.” “La "sorpresa" ” “delle vocazioni religiose” “” “
Un milione e mezzo di nuovi cittadini europei sono Rom e vivono in Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria. E con l’ingresso futuro nell’Unione europea anche della Bulgaria e della Romania diventeranno circa 4 milioni. In totale sono 9 milioni, presenti in quasi tutti i Paesi membri del Consiglio d’Europa. La nuova cittadinanza europea pone il problema dell’integrazione, che dipende, secondo gli esperti, soprattutto dall’educazione scolastica. Un servizio sulla presenza degli zingari nell’Ue compare nell’ultimo numero del bollettino dell’associazione belga “Entraide d’eglises”, che si occupa di aiuto alle Chiese e popolazioni dell’Europa centrale e dell’Est. Un fenomeno nuovo tra gli zingari, informa “Entraide d’eglises”, sono le vocazioni: in Slovacchia (90.000 Rom censiti ufficialmente, il 17% della popolazione, ma i leader stimano 700.000 presenze) vi sono cinque suore basiliane e sette futuri preti Rom nel seminario cattolico di Presov. Ma c’è chi denuncia che, nell’Europa dell’allargamento, i Rom incontreranno limiti al diritto alla libera circolazione e, ancor più, al diritto di asilo. EDUCAZIONE, LA CHIAVE DELL’INTEGRAZIONE. Riguardo all’educazione, risulta che, nei Paesi est-europei, “i bambini della minoranza Rom spesso non vanno a scuola oppure, a causa dei loro problemi di lingua, vengono isolati nelle scuole speciali”. “L’educazione costituisce un problema per i Rom spiega M.Ivanov, esperto del Consiglio nazionale bulgaro per le questioni etniche -. È l’origine di tutte le loro difficoltà”. In Bulgaria, ad esempio, il 70% dei piccoli Rom frequenta classi separate. A volte i bambini vengono perfino mandati in scuole per disabili mentali solo perché parlano male la lingua bulgara. Ma il governo ha adottato un progetto d’azione che mira a creare classi miste di cui un terzo dei bambini sono Rom. Nella Repubblica Ceca il 75% dei minori Rom si ritrova in classi speciali per “bambini con problemi”. L’ Ungheria promette che, da qui al 2008, eliminerà tutte le classi separate, mentre in Romania i bambini Rom possono studiare nella loro lingua. In Slovacchia la lingua Rom non è riconosciuta come lingua di studio ma esistono due scuole sperimentali dove ciò è possibile. Problema comune è l’abbandono scolastico: in Romania i bambini lasciano la scuola dopo i 10 anni, in Bulgaria terminano solo la scuola primaria, in Slovacchia studiano fino a 16-17 anni, in Ungheria fino a 18-19 anni. L’IMPEGNO DELL’UNIONE EUROPEA E DEL CONSIGLIO D’EUROPA. Da tempo l’Ue e il Consiglio d’Europa hanno creato comitati intergovernativi, gruppi di esperti, fondazioni internazionali per imporre ai nuovi Paesi membri interventi per migliorare le condizioni di vita delle minoranze etniche e culturali, tra cui i Rom. Cospicui fondi del budget comunitario sono per la lotta contro la discriminazione dei Rom. Nel 1997 la Commissione europea ha esaminato le domande di adesione dei diversi Paesi candidati, sulla base dei criteri definiti dal Consiglio europeo di Copenaghen nel 1993, che prevedono in particolare la necessità per i Paesi candidati di avere “istituzioni stabili, in grado di garantire la democrazia, il principio di legalità, i diritti dell’uomo, il rispetto delle minoranze e la protezione delle stesse”. Nel corso di questa prima valutazione del 1997, così come nelle relazioni annuali redatte per ogni Paese candidato, particolare attenzione è stata rivolta ai problemi delle minoranze. I partenariati per l’adesione hanno definito priorità quali l’integrazione dei Rom in Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania, l’integrazione dei non-cittadini in Lettonia e Estonia e il rafforzamento delle politiche e delle istituzioni che proteggono i diritti delle minoranze in Slovacchia. Queste priorità vengono riformulate in funzione dei progressi raggiunti. Ma oggi la Commissione europea dice che i Rom corrono il “rischio di essere vittima di violenze e di pratiche discriminatorie nella scuola” in Repubblica Ceca, “buone intenzioni” ma limitati risultati in Polonia, “violenze a sfondo razziale” in Slovacchia. Anche al Parlamento europeo i deputati hanno più volte condannato qualsiasi forma di discriminazione in particolare nei confronti dei Rom. Il Consiglio d’Europa ha promosso invece diversi progetti a favore degli zingari nell’Europa centrale e orientale con fondi speciali. Uno di questi – per aiutare i Paesi membri a stabilire buone relazioni tra i Rom e la popolazione di maggioranza – si basa su contributi volontari di Finlandia, Paesi Bassi, Regno Unito e Norvegia. Uno dei principali obiettivi del Consiglio è incoraggiare i Paesi a “un approccio globale” per migliorare i diversi aspetti della vita quotidiana dei Rom.