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La risoluzione dell’Onu, che chiede a Israele di smantellare il “muro” in Cisgiordania, monopolizza l’attenzione dei principali quotidiani internazionali, impegnati a riflettere sulle conseguenze di tale veto all’interno dei rapporti tra Stati Uniti ed Unione europea. “Gli europei non siano più neutrali”. Secondo il pezzo di apertura dell’ Herald Tribune (22/7), firmato da Warren Hoge, è questo il messaggio israeliano al nostro Continente. “Israele – osserva, infatti, l’autore dell’articolo – ha espresso dubbi sull’affidabilità dell’Unione europea nel processo di pace in Medio Oriente, dopo che l’Unione Europea è tornata alla risoluzione dell’Assemblea generale, sponsorizzata dagli arabi, che chiede che Israele abbandoni e smantelli la sua barriera di separazione”. La risoluzione del 20 luglio, approvata all’unanimità dai 25 Paesi dell’Unione europea, “ha avuto luogo – si legge su Le Monde del 22/7 – al termine di intense negoziazioni tra la Lega araba e l’Unione europea, che hanno prodotto un testo che tratta, ugualmente, delle condizioni della ripresa del processo di pace (….), Gli americani avevano criticato la risoluzione fin dall’inizio, sostenendo che essa non teneva sufficientemente conto del diritto per i Paesi, riconosciuto dall’Onu, all’autodifesa, quando sono attaccati, un’allusione agli attentati terroristici di cui Israele e gli Stati Uniti sono stati vittime in un passato recente”. Sul “metodo” di Arafat “sempre più contestato” dai palestinesi si sofferma, invece, La Croix (20/7). “Di fronte all’opposizione virulenta della sua base – scrive Francois D’Alancon – Yasser Arafat tenta di trovare una via d’uscita (…). Numerosi quadri reclamano elezioni interne e maggiore trasparenza, denunciando i metodi autoritari e il nepotismo di Yasser Arafat, oltre che la sua incapacità di cambiare”. Secondo Elio Maraone ( Avvenire, 22/7), “il Muro è per diversi aspetti iniquo, la sua utilità è transitoria, però non si può dimenticare che nasce dal trauma degli attentati suicidi: i quali, dopo la sua erezione, si sono drasticamente ridotti. Anche di questo, come della necessità di spingere l’Autorità palestinese al rispetto degli obblighi pacificatori che le impone la ‘road map’ approvata dal Consiglio di sicurezza, dovrebbe tener conto l’Unione europea, se vuole che il suo voto unitario non sia effimero, ma costituisca invece la premessa di un impegno incisivo: anche per stimolare gli Stati Uniti, attualmente latitanti”. “Israele ignora la risoluzione Onu contro il muro votata da 150 paesi” si legge invece sullo spagnolo La Razon (22/7). Il quotidiano di Madrid avverte che “continua il caos nei territori palestinesi” citando il tentativo di assassinio a Ramallah di un oppositore di Arafat. “Il governo di Israele è convinto di continuare la costruzione del muro di sicurezza in Cisgiordania nonostante la risoluzione Onu”, scrive la corrispondente a Ramallah, Carmen Postigo. L’identità dell’Europa ricorre nei commenti della stampa tedesca. Sull’eventualità di un referendum in tutti i Paesi membri sulla costituzione europea, così si osserva la Frankfurter Rundschau (21/07): “ Si può togliere agli euroscettici la paura dell’Europa con una votazione in tutta l’Europa? Difficile […] Chiamare alle urne il popolo è coerente: alla fin fine si tratta dell’Europa dei cittadini. Ciò può comportare dei rischi, ma questi sono comunque inferiori rispetto a continuare a vedere l’Europa come un passatempo incomprensibile di una qualche élite, che non riguarda il cittadino normale e che serve unicamente a scaricare frustrazione e malumore“. La Frankfurter Allgemeine Zeitung (22/07) pubblica un commento a firma LJ sulla decisione delle poste inglesi di non emettere francobolli natalizi con contenuti cristiani per il 2004, optando invece per immagini invernali quali fiocchi di neve e abeti . “ Nella comunità dei valori occidentali, ogni giorno si diventa un po’ più liberi. E più rispettati. E più riconosciuti. E perciò, l’Europa non può più essere un club cristiano. Altrimenti, chi non vedrebbe violati i propri sentimenti anticristiani nel vedere crocifissi nei luoghi pubblici o dovendo sentire il permanente scampanio? Quale musulmano, hindù o rastafari o adepto del voodoo, persino quale semplice ateo non ha sempre provato dolore ogni anno, all’arrivo di Gesù Bambino? Non si potrebbero scegliere simboli ed immagini più neutrali, visto che non è possibile abolire il Natale?” si interroga ironicamente il commentatore. La stampa spagnola parla anche dell’inchiesta sull’11 settembre. “Errori evitabili precedettero l’11-S”. Lo riporta il quotidiano spagnolo La Vanguardia ( 22/7) in seguito all’inchiesta che segnala come “l’Iran era molto più legato ad Al Qaeda dell’Iraq“. La commissione indipendente “ha accertato errori di coordinamento che potevano far fallire il complotto”. Eusebio Val scrive da Washington che sono state perse “almeno dieci opportunità per evitare gli attentati”. ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1316 N.ro relativo : 56 Data pubblicazione : 23/07/04