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Al di là delle differenze ciò che unisce sono quelle radici cristiane non menzionate nella Costituzione ” “” “
Sono arrivati a Genova da tutta Europa. Per una settimana, dal 5 al 12 luglio, più di ottocento ragazzi tra polacchi, slovacchi, serbi, montenegrini, russi, rumeni, portoghesi, austriaci, belgi, tedeschi, finlandesi, hanno avuto modo di conoscere Genova che quest’anno, insieme a Lille, è capitale europea della cultura. Numerosi gli appuntamenti che hanno scandito la settimana: incontri di preghiera, momenti di riflessione, catechesi e visite alla città ed ai luoghi della cristianità (chiese, monasteri, luoghi di santità ed alle opere di carità attive nella diocesi ligure). Durante gli incontri che si sono susseguiti si è parlato tanto di Europa, delle sue radici cristiane, e della costruzione di una nuova civiltà che si basi sulla solidarietà e sullo spirito di condivisione. Una realtà, quella dell’Europa unita che, se fino a poco tempo fa poteva apparire lontana oggi è più vicina e accessibile. Per tutti l’appuntamento è al prossimo anno a Colonia in occasione della prossima Giornata Mondiale della Gioventù. Irene Alvarez, finlandese di Helsinki. “Sono venuta a Genova dal mio Paese, che conta una piccola comunità di cattolici di circa ottomila fedeli, perché ho accompagnato i giovani della comunità affinché conoscessero altri ragazzi come loro con i quali condividere la propria fede e, in questo modo, potessero sentirsi veramente parte viva della Chiesa universale. Meeting europei come questo di Genova dimostrano come i giovani siano la testimonianza più evidente delle radici cristiane dell’Europa. Non posso, per questo, nascondere la mia delusione per il mancato riferimento delle nostre radici cristiane nella nuova Costituzione europea, nonostante gli appelli del Vaticano e del Papa. Per il futuro mantengo il mio ottimismo perché come cristiani non dobbiamo mai perdere la fiducia e la speranza. Inoltre vedo anche tante cose buone e sono convinta che come giovani, attraverso il nostro lavoro il nostro esempio e con la preghiera, possiamo davvero contribuire a costruire un’Europa migliore”. Lysa Kostyleva russa di San Pietroburgo. “Questa iniziativa è davvero impressionante perché siamo presenti giovani di diversi Paesi europei soprattutto slavi. Nella nostra delegazione, inoltre, ci sono tanti ortodossi, un ragazzo della chiesa armena ed addirittura tre musulmani. Ciò che mi ha colpito maggiormente è stata l’accoglienza, veramente perfetta e il calore della gente. Il mio Paese non fa parte dell’Europa ma credo fortemente che se ci fosse stato un richiamo alle radici cristiane del Vecchio Continente, questo avrebbe rappresentato un passo in più per avvicinarci alle nostre origini. La Russia si è da poco liberata dal giogo del comunismo ma nella sua costituzione mancano gli articoli che si riferiscono alle questioni religiose e nella vita civile manca ancora attenzione ai credenti. Insegno pedagogia presso l’università di San Pietroburgo e vedo come soffrono gli studenti credenti perché la filosofia che ancora viene insegnata si fonda sul marxismo ed è di stampo laico e materialista. Per questo motivo non è possibile parlare né di Dio, né di fede. Tali argomenti rimangono confinati nel privato di ogni persona. È ancora forte la pressione del nostro passato. Questo, soprattutto, è dovuto al fatto che nelle università i docenti, per la maggior parte, sono in età avanzata e sono gli stessi che insegnavano con il passato regime”. Per Alessio Tordielli, studente del 4° anno di ingegneria, di Genova, “è stata un’esperienza molto bella; l’ho paragonata alla Giornata mondiale della Gioventù. Abbiamo vissuto dei momenti che sono serviti per avvicinare persone che normalmente vivono molto lontano. Inoltre, è stata un’importante esperienza formativa per capire come tanti ragazzi europei vivano e pratichino la propria fede in Cristo. Il fatto che siano arrivati a Genova così tanti ragazzi invitati dalla nostra Chiesa e dal nostro arcivescovo, penso, che sia la migliore testimonianza del potere unificante del sentimento religioso e di quello cristiano in particolare. Peccato che i politici europei non abbiano voluto riconoscere queste comuni radici nella Costituzione europea. Sta a noi giovani ricordarle, sempre”.