Il parere della Corte dell’Aja, che ha imposto agli israeliani di smantellare la “barriera difensiva” in quanto la costruzione di tale muro viola le regole internazionali, ha suscitato un ampio dibattito. “Israele non rinuncia al ‘muro’ di sicurezza”, titola ad esempio La Croix (12/7), sottolineando che “malgrado il parere della Corte internazionale di giustizia dell’Aja che condanna la costruzione della ‘linea di separazione’ sui territori occupati, Ariel Sharon rifiuta di cedere”. “Se i palestinesi commenta nelle pagine interne Agnès Rotivel – sembrano certi di ottenere il sostegno dell’Assemblea generale delle Nazioni unite, i loro sforzi per vedere Israele condannato o colpito dalle sanzioni dal Consiglio di sicurezza sono destinati ad andare delusi, visto che lo Stato ebraico può contare sull’appoggio degli Stati Uniti per bloccare qualsiasi risoluzione in tale senso”. Dopo l’attentato dell’11 luglio a Tel Aviv, informa Gilles Paris su Le Monde (13/7) il premier israeliano Sharon ha denunciato la Corte internazionale di giustizia: “All’unisono con il governo scrive l’autore dell’articolo la stampa israeliana ha vivamente criticato la decisione presa all’Aja, rivendicando la legittimità della costruzione della ‘barriera di sicurezza’, e quindi il diritto di Israele a proteggersi, messo in dubbio dai giudici internazionali (…).Per l’Autorità palestinese, molto soddisfatta invece della decisione della Corte internazionale di giustizia, l’attentato di Tel Aviv non poteva capitare in un momento peggiore. Il capo dell’Autorità palestinese, Yasser Arafat, ha condannato l’operazione terroristica”. Del muro israeliano come “vittoria della logica di guerra” parla Roger Cohen ( Herald Tribune, 14/7). “Credere nella barriera osserva l’esperto – non è affatto limitarsi all’esercito. La maggior parte degli israeliani sono stanchi del conflitto, esausti. Vogliono dimenticare cosa succede più in là, nel Territori. Un muro li aiuta a fare questo (….).La barriera, destinata ad essere completata per la fine del prossimo anno, equivale alla più visibile espressione di come israeliani e palestinesi siano società separate”. “E’ la prima volta fa notare Luigi Geninazzi su Avvenire (10/7) che la Corte dell’Aja, organo giudiziario dell’Onu, interviene nel conflitto medio-orientale su esplicito mandato dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Ma non è la prima volta che lo Stato ebraico ignora le disposizioni dell’Onu”. La stampa tedesca si occupa in questi giorni delle vicende della Cap Anamur e dei presunti profughi provenienti dall’Africa. “ Il capitano è un eroe tragico nel senso classico del termine, rappresentativo dell’Europa. Anche lui sa che i traghettatori intascano denaro sporco di sangue, che la speranza nella terra promessa origina sempre più profughi e che le coste salvatrici dell’Europa non possono accogliere tutti i volenterosi. Ma quando ha trovato i profughi abbandonati nel Mediterraneo, doveva distogliere lo sguardo? Chi avrebbe potuto farlo senza tradire l’Europa e i suoi valori?“, si interroga Michael Stürmer su Die Welt (13/7). Di diverso parere Ulrich Clauss (14/7): “ Tralasciando tutte le questioni ancora aperte, sicuramente aver lasciato vagare per 3 settimane la Cap Anamur e il suo carico di profughi… non è segno di maturità da parte della politica europea. Che tipo di segnale arriva agli assassini in Sudan e altrove, con un’accettazione incondizionata di tutti coloro che vengono spinti nel Mediterraneo dal bisogno e dalla miseria?” […] “Chi non vuole restare un semplice “pacifista” moralizzatore delle campagne di persecuzione dei nostri tempi, deve eventualmente intervenire massicciamente sul posto: se necessario, come dimostra l’esempio del Sudan, necessariamente anche senza l’egida del diritto internazionale“. Sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (15/07) si confronta la vicenda con gli episodi di Abu Ghraib in Iraq: “ La violazione calcolata della legge, l’inosservanza dimostrativa della sovranità statuale sono state, in Iraq come nel Mediterraneo, il metodo usato da un imperialismo umanitario“. La convocazione nel 2005 di un referendum sulla Costituzione europea annunciata da Chirac apre le pagine del quotidiano El Mundo (15/7). “I partiti francesi avevano sollecitato una data”, riferisce il giornale di Madrid, che riporta le parole del presidente francese: “I francesi saranno convocati a referendum, e questa sarà una buona occasione per vedere se la nostra capacità di dialogo ha ricevuto una spinta”. La nomina dello spagnolo Josep Borrell a capo del Parlamento europeo è sulle pagine dell’ ABC (13/7): “L’eurodeputato spagnolo Borrell presiederà il Parlamento europeo a partire del 20 di luglio. Il presidente del Gruppo socialista europeo, Martin Schulz, ha chiarito che l’accordo non implica l’appoggio dei socialisti al portoghese José Manuel Durao Barroso per presiedere la Commissione europea”. Borrell, socialista, è il terzo spagnolo a presiedere il Parlamento Europeo, dopo Enrique Barón (1989-1992) e José María Gil-Robles (1997-1999). ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1314 N.ro relativo : 54 Data pubblicazione : 17/07/04