GRECIA: OLIMPIADI" "
Nel villaggio olimpico ” “anche un spazio ‘ecumenico’” ” dove meditare” “” “
28 sport, 37 discipline, 10.500 atleti in rappresentanza di 202 nazioni, 6 le città dove si gareggerà. Sono questi alcuni dei numeri della XXVIII edizione dei Giochi olimpici dell’era moderna che si svolgeranno in Grecia dal 13 al 29 agosto prossimo. Un evento che cade proprio nell’Anno europeo dell’educazione attraverso lo sport e che avrà un suo prolungamento nell’edizione 2004 dei Giochi paraolimpici cui parteciperanno oltre 4000 atleti con varie disabilità provenienti da 145 Paesi. La Chiesa cattolica greca è molto attiva nel prepararsi all’accoglienza ‘spirituale’ degli atleti e degli appassionati che a migliaia, si prevede, arriveranno nella penisola ellenica. Ne abbiamo parlato con l’arcivescovo di Atene, nonché presidente della Conferenza episcopale di Grecia, mons. Nicolaos Foskolos . Eccellenza, la recente affermazione della squadra greca al campionato europeo di calcio in Portogallo rappresenta un ottimo spot per le prossime Olimpiadi di Atene… “Inutile dire che sono stato molto felice per questa vittoria, come tutti i greci. E’ stata una grande prova di sport che dimostra come, quando disciplina e tenacia marciano di pari passo, i risultati non tardano ad arrivare. La disciplina del trainer tedesco Otto Rehagel e la tenacia dei nostri giocatori, in questo caso, hanno fatto il miracolo, inaspettato per tutti noi. Ma la cosa che mi preme sottolineare è che si è trattato di una grande prova di squadra”. Quale messaggio arriva da questo evento sportivo? “Direi il messaggio olimpico, prima di tutto. Che questo tempo di gare sia anche tempo di pace e di fratellanza tra i popoli. Nei secoli passati, durante i giochi olimpici, le guerre e le lotte subivano delle tregue, le armi si placavano e si potevano udire solo le grida degli atleti vincitori. Non più sangue, non più morte ma solo sfide leali segnate da gesti di sportività e di rispetto e vorrei che fosse così anche adesso. La partecipazione di atleti provenienti da Paesi segnati da guerre ci invita a pensare che anche lo sport può aiutare a superare e a ricomporre i conflitti”. Come Chiesa cattolica avete pensato a qualche iniziativa particolare per ‘segnalare’ i Giochi? “Questi Giochi non possono passare inosservati per la nostra Chiesa. Già nel 1896, anno della prima edizione olimpica, in Grecia, la Chiesa collaborò efficacemente alla sua organizzazione. Il padre domenicano Henry Didon lavorò a fianco dell’ideatore barone De Coubertin. Adesso, dopo 108 anni, i Giochi tornano in Grecia e con essi migliaia di appassionati, tra cui molti cattolici. Per questo la Chiesa non deve farsi trovare impreparata. Nei giorni scorsi abbiamo diffuso nelle nostre chiese una lettera in cui richiamiamo lo spirito profondo delle Olimpiadi, partendo dal motto olimpico coniato da padre Didon per la prima edizione dei Giochi, ‘Citius, altius, fortius’, (più veloce, più alto, più forte, ndr.) e che ancora oggi compare negli stadi ove si gareggia per l’alloro olimpico”. Cosa altro avete in programma per accogliere i tanti appassionati sportivi che verranno a seguire le gare? “L’11 agosto, due giorni prima dell’apertura dei Giochi, alle ore 19, nella cattedrale cattolica di San Dionigi ad Atene si ritroveranno tutti i sacerdoti cattolici compresi quelli al seguito delle squadre per celebrare una messa. Nei giorni delle gare le chiese cercheranno di accogliere tutti coloro, appassionati sportivi e non, che vorranno dedicare del tempo alla preghiera con dei sacerdoti disponibili”. E per gli atleti ‘costretti’ a vivere all’interno del Villaggio olimpico? “All’interno del villaggio olimpico sarà allestito uno spazio per la preghiera e il raccoglimento animato da sacerdoti europei. L’iniziativa, nata dalla collaborazione della Conferenza episcopale greca con quella italiana, tedesca, spagnola, francese e inglese, vede anche la presenza di rappresentanti ortodossi e protestanti. Si tratta di un luogo soli 100 metri quadrati ma lo spazio non mancherà di certo per chi vorrà ritrovare un po’ di silenzio tra una competizione e l’altra. La speranza è quella che diventi un luogo affollato di atleti, nonostante i problemi legati alla sicurezza”.