“Europa disillusa”. Recita così il titolo di apertura dell’ Herald Tribune (6/7), che legge la situazione politica attuale dell’Unione europea come caratterizzata da una “rabbia pubblica, sia da sinistra che da destra” dei cittadini verso i leader dei loro rispettivi Paesi. “La situazione spiega Richard Bernstein nell’editoriale -, non sorprendentemente, è differente in ciascuno dei più grandi paesi europei. In Spagna, il partito socialista ha appena preso il potere, dopo che gli elettori hanno voltato le spalle al precedente governo che sembrava aver rifiutato di dare informazioni sulla radice degli attacchi terroristici locali. In Gran Bretagna, i guai politici del primo ministro Tony Blair hanno molto a che fare con il suo sostegno alla guerra in Iraq. In altre parole, mentre in Germania e in Francia i partiti di governo non hanno ripensamenti sulla loro opposizione alla guerra irachena, in Gran Bretagna Blair è stato chiaramente punito a causa del suo fermo sostegno ad essa, con l’incapacità delle forze di occupazione di trovare armi di distruzione di massa che ha danneggiato la sua posizione forse più di ogni altra questione”. Non manca un’analisi dell’Italia, dove “Berlusconi ha a lungo promesso una riduzione delle tasse, uno snellimento della burocrazia, un’economica più competitiva” e “molte persone, comprese quelle che priva lo sostenevano, si sono allontanate, dicendosi disillusi perché, contrariamente alle sue promesse, le riforme non erano state portate avanti”. A riflettere sulle dimissioni del ministro Tremonti e sulla situazione della maggioranza di governo in Italia è Sergio Soave ( Avvenire, 6/7), che fa notare come “Berlusconi, intanto, ha ottenuto un primo successo evitando l’ammonizione dell’Ecofin (…). La sua valutazione di essere l’unico in grado di tenere insieme la maggioranza, suona un po’ sgradevole, ma non per questo appare meno realistica”. La prima ricerca comparativa tra scuole pubbliche e scuole private è invece oggetto d’interesse per i quotidiani francesi . “Gli allievi che portano a compimento i loro studi nell’insegnamento privato riescono ‘leggermente meglio’ di quelli della scuola pubblica”: questa, secondo Le Monde (7/7), una delle conclusioni dello studio senza precedenti in Francia, dal quale risulta che “ gli allievi scolarizzati nell’insegnamento privato alla fine dei loro studi secondari raggiungono più spesso un livello di qualificazione elevato rispetto a quelli che sono rimasti nel pubblico”. Tutto ciò, mentre in Francia “l’insegnamento cattolico, che rappresenta la quasi totalità dell’insegnamento privato sotto contratto, rivendica uno sforzo finanziario supplementare da parte dello Stato”, in particolare per il finanziamento dei docenti”. Di studio che “relativizza le differenze tra scuola pubblica e scuola privata” parla invece La Croix (6/7), secondo cui la ricerca del Ministero dell’educazione francese dimostra che “la presenza della scuola privata non crea un’opposizione, ma un’emulazione” nel sistema complessivo dell’istruzione. I commentatori tedeschi continuano a interrogarsi sulle sorti dell’Iraq e sul terrorismo islamico. Tra questi, sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung (8/7), Rainer Hermann evidenzia il ruolo dei Paesi vicini coinvolti nelle questioni dell’Iraq: “ I Paesi vicini si immischiano e l’Iraq diventa una terra di sperimentazione per una nuova miscela ideologica esplosiva che attira nel suo vortice l’intera regione: un nazionalismo arabo rivestito dell’Islam. Il nazionalismo arabo non era riuscito ad unire gli arabi. Così, come suo prolungamento è nato l’Islam politico. Oggi, però, il nazionalismo arabo utilizza l’Islam per i suoi scopi, oggi, i nazionalisti arabi oppongono resistenza alla cultura occidentale in nome dell’Islam. Quel che è cominciato nel conflitto palestinese, continua nell’Iraq. Le questioni arabe diventano islamiche. Questo unisce gli arabi contro il mondo esterno. Davanti alle telecamere delle emittenti, persino i semplici iracheni non parlano per sé, ma ormai per l’intero mondo arabo. Già solo questo fatto rende difficile uno sviluppo democratico. L’atteggiamento ostile degli Stati vicini lo rende quasi impossibile“. “ Jihad contro il terrorismo” titola il settimanale Der Spiegel (5/7) che riferisce della situazione in Arabia Saudita. “ Dalla dichiarazione di guerra, la casa reale è davanti ad un dilemma: per difendersi dalle accuse di essere vassalli dell’Occidente, i principi debbono salvaguardare la rigida versione wahabita della religione di stato, l’Islam, curando contemporaneamente i rapporti con l’America, il loro partner strategico più importante. Ma la politica irachena di Washington e la sua posizione a favore di Israele sono incomprensibili per un numero sempre crescente di sauditi. L’insoddisfazione del popolo fa apparire sempre più attraente almeno gli slogan se non anche le azioni dei soldati di Dio“. ———————————————————————————————————– ———————————————————————————————————– Sir Europa (Italiano) N.ro assoluto : 1312 N.ro relativo : 52 Data pubblicazione : 09/07/04