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La Croazia, la ‘porta d’Europa’ ” “per molti Paesi balcanici, ” “attende di entrare nell’Ue” “” “
Studiosi provenienti da tutto il Continente si danno appuntamento in Italia per discutere della storia religiosa europea. È questo lo scopo della ventiseiesima settimana di riflessioni e approfondimenti promossa dalla Fondazione Ambrosiana Paolo VI, che quest’anno mette a tema passato e presente di Croazia e Slovenia, dopo aver fatto lo stesso con quasi tutti i Paesi del Vecchio Continente. L’appuntamento, che ha il patrocinio della Diocesi di Milano, dell’Università Cattolica e della Regione Lombardia, è fissato dal 31 agosto al 4 settembre a Villa Cagnola di Gazzada, piccola cittadina in provincia di Varese. L’incontro, aperto a tutte le persone interessate (per prenotazioni: Fondazione Ambrosiana, Villa Cagnola – 21045 Gazzada Va – Italia; tel. +39.0332.462104), prevede un fitto calendario con relazioni di docenti provenienti da Croazia e Slovenia, ma anche da altre nazioni dell’Unione e dell’Est, per far luce sulle origini del cristianesimo in quei territori, sulla testimonianza di santi e martiri, sugli influssi della religione rispetto alla società, alla cultura e all’arte, sulla fondazione di opere caritative ed educative, il tutto in una prospettiva storica che parte dai primi secoli della fede fino ai giorni nostri. Tra i relatori sarà presente padre Franjo Sanjek , domenicano, docente di Storia della Chiesa alla facoltà di Teologia dell’Università di Zagabria. La Croazia è in “lista d’attesa” per l’ingresso nell’Unione europea. I cittadini ritengono importante l’inserimento del Paese nel contesto continentale? La comunità cristiana croata è unita in questa prospettiva? “Dopo il Consiglio europeo del 18 giugno scorso, la Croazia è in attesa di aggregarsi all’Unione europea. I cittadini, per molte ragioni, ritengono questa prospettiva molto importante per lo sviluppo economico, politico e sociale del nostro Paese. Storicamente, fino al 1918, la Croazia faceva parte del mondo occidentale. La grande maggioranza della comunità cristiana è profondamente legata alla civiltà e alla cultura occidentali. Numerosi universitari, scrittori, artisti, lavoratori hanno combattuto per l’unione delle Chiese (Giovanni da Ragusa, Giorgio Krizanic, Giuseppe Giorgio Strossmayer) e l’integrazione europea. I cristiani in Croazia oggi sono il 92% della popolazione (88% cattolici, 4% ortodossi); sono inoltre presenti circa l’un percento di musulmani, l’1% di altre religioni e oltre il 5% di non credenti. I vescovi croati durante l’aggressione del 1991 richiamavano incessantemente al dialogo, alla riconciliazione e alla pace vera e giusta per tutti, secondo l’espressione del cardinale Kuharic, che affermava: ‘Il nostro patriottismo non deve esse né razzista, né imperialistico, né sciovinista… Se il mio avversario ha bruciato la mia casa, io non brucerò la sua; se ha distrutto la mia chiesa, io non distruggerò la sua, anzi io la difenderò. Adesso siamo a un nuovo inizio, davanti ad altre sfide e nuovi compiti. Dipende da noi stessi investire nel processo di integrazione europea”. Nei Balcani di oggi, che vivono ancora situazione tormentate, quale contributo possono dare i credenti alla pace e allo sviluppo sociale e culturale di ciascun Paese? “In ogni Paese balcanico i credenti – cristiani, cattolici e ortodossi, oppure musulmani – costituiscono la grande maggioranza delle rispettive popolazioni. I credenti devono vincere la ‘sindrome balcanica’ d’identificare la religione con la nazione. E le varie confessioni cristiane prima di tutto devono costruire ‘ponti’ di cooperazione. I credenti devono ugualmente contribuire alla democratizzazione e alla ricostituzione dello stato di diritto. Al contempo bisogna operare sul versante culturale e spirituale, come ha detto qualche giorno fa il card. Josip Bozanic”. Iniziative come quelle della settimana di studi che si svolgerà in Italia possono aiutare i credenti dei diversi Stati europei ad avvicinarsi e a creare una maggiore integrazione europea? “Senza alcun dubbio. La Fondazione Ambrosiana Paolo VI sostiene un ruolo molto importante nelle conoscenze vicendevoli tra i vari Paesi ‘in transizione’ e le loro culture. I croati, appartenendo al mondo mediterraneo e mitteleuropeo, sono in qualche modo la ‘porta d’Europa’ (secondo Strossmayer) per Bosnia Erzegovina, Serbia… Dopo i tormenti della guerra e la pace ristabilita, l’obiettivo dei credenti croati dovrebbe essere di sostenere quei valori fondamentali per una società rinnovata. È molto importante che i credenti di ogni Paese si pongano al servizio di questo processo di sviluppo e di pace. Occorre rispettare ogni voce, ogni persona, ogni nazione, verso la costruzione di un vero bene comune, fatto di pace, rispetto reciproco, solidarietà e giustizia”.